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la sezione interviste di bloc notes: Gianluca Lo Presti, One Dimensional Man e Devics

disco del mese


Mercury Rev /All Is Dream

ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it

BILLY JAMES - AN AMERICAN BAND - The story of Grand Funk Railroad - SAF Publishing LTD

In questo bellissimo libro di Billy James viene narrata la storia dei Grand Funk Railroad, una delle band più bistrattate e a torto (soprattutto dalla ingenua critica italiana) degli anni '70. I Grand Funk Railroad durante la loro lunga carriera erano riusciti a farsi produrre da due grandi geni come Todd Rundgren e Frank Zappa.
Quello che proponevano non era solo hard-rock: infatti, visto il ricco background dei quattro di Detroit, non era stato difficile inserire elementi di soul, rhytm'n'blues e pop nella loro musica.
La loro popolarità in America aveva dell'incredibile: ,in tutti i grattacieli veniva riprodotta l'immagine di loro copertine come quella del Grand Funk Album o di We're An american Band, il primo capolavoro prodotto da Todd Rundgren. Il principale songwriter del gruppo è sempre stato Mark Farner, autore anche di pregevoli album solisti,ma in seguito anche Don Brewer divenne più prolifico. Alcune canzoni furono sognate, un procedimento familiare anche al loro guru Todd Rundgren (che ha composto diverse canzoni prelevandole dalla sua fase onirica). Un ruolo determinante nella carriera della band l'ha avuto però anche Terry Knight il primo produttore del gruppo, che a differenza dei "maghi", non curava molto il sound, ma preferiva lasciarlo "invecchiare" senza apporvi alcune modifiche. Testimonianza del suo lavoro in sala é Survival, che rimane ancora oggi un grandissimo album.
Ricordi di un'epoca che non esiste più si raggrumano nel corso della lettura del libro, come lo storico concerto tenuto ad Hyde Park insieme a Heads, Hands and Feet, Humble Pie con più di 100.000 persone presenti. Viene, inoltre, splendidamente narrato l'incontro dei Grand Funk con Todd Rundgren. Dopo Phoenix, l'album che segnò il divorzio da Terry Knight, i Grand Funk volevano un produttore-musicista, un ragazzo genio e Todd era quello che attraverso le sue produzioni era più in vista di tutti. Era anche il più pagato, ma per i Grand Funk questo non era un problema. Todd applicò il stile: registrava tutte le sessions in diretta e poi riproduceva il nastro in un car stereo: se li' si sentiva bene, non c'era bisogno di ulteriori approfondimenti. Ma la cosa più bella è che Todd vedeva i Grand Funk come artisti. We're An American Band fu un grandissimo successo, il loro album più venduto. Venne realizzato anche un video con Todd Rundgren in studio. Per Shinin' On i Grand Funk vollero di nuovo con loro Rundgren. L'album era caratterizzato dall'avere la prima copertina tridimensionale della storia del rock. Todd consigliò di fare una cover di Loco-motion, e questa divenne un'incredibile successo. Ma questo fu l'ultimo esperimento con Rundgren, che preferì continuare ad occuparsi della sua nuova cretaura, gli Utopia.Venne poi All the girls in the world beware, prodotto da Jimmy Ienner, che non diede libero sfogo ai musicisti nell'usare gli effetti. I Grand Funk tornarono così prigionieri del loro sound iniziale, e la spirale di apertura verso nuove soluzioni iniziata da Rundgren si concluse. Caught in the Act era un doppio nuovo album dal vivo che racchiudeva una parte dei loro massacranti tours. Per la band era venuto il momento di cambiare nuovamente registro, e così avvenne quando i Grand Funk incontrarono Frank Zappa. Dopo l'esperienza fallimentare con Ienner , i Grand Funk erano convinti che occorreva un nuovo produce geniale, e chi meglio di Frank Zappa? Frank decise di sì, perchè per lui erano grandi musicisti e cantavano bene. Queste furono le basi per Good Singing, Good playing, altro capolavoro della band. Zappa suonò anche la chitarra in alcune parti dell'album.
Il disco non ebbe però un grosso successo, forse perché non aveva lo stesso potenziale di We're an American Band. Così alcuni membri del gruppo decisero di formare i Flint, formazione che incise soltanto un grandissimo album omonimo (che per la prima volta vedeva la partecipazione alle chitarre di Todd Rundgren e Frank Zappa!). I Grand Funk si sciolsero, ma si riformarono per produrre Grand Funk Lives. In questi anni 2000 i Grand Funk vivono ancora (hanno pubblicato il grande doppio Bosnia), anche se i fasti di un tempo sembrano lontani. Restano però indimenticabili il modo di suonare il basso di Mel Scacker e la batteria di Don Brewer.
Loro sono e restano una band americana. Il libro di Billy James, affascina e mi fa diventare sempre più nostalgico: tutto era più puro e grande della musica di consumo di oggi.

daryl hall/john oates MARIGOLD SKY-57'45" (Push Records)

Ma cosa succede? E' proprio vero che il discorso qualità musicale non si coniuga bene con la qualità della stampa? O meglio, è uscito il nuovo splendido album di Daryl Hall & John Oates, Marigold Sky e non se n'è accorto nessuno, qui in Italia. E' un disco molto genuino, di puro soul all'acquerello, mai sovrainciso o barocco. Un gioiellino. Sognavo da molto un album come questo e il duo cappuccino di Philadelphia ha sfornato un disco grande se paragonato alle perle prodotte negli anni '70. Questa ennesima reunion è una cosa veramente sentita, prova ne è chel'album è stato pubblicato dalla piccola Push Records.
Che questo disco sarebbe stato un capolavoro l'avevo capito dallo splendido solo di Daryl Can't stop dreaming dell'anno scorso, pubblicato per un'etichetta fantasma e acquistabile solo per posta. Vi sembra che una star di plastica possa sottoporsi ad un'operazione del genere? Lo ammetto: ho amato il duo fin dai loro esordi, perché il loro modo di comporre e cantare lo trovavo unico, un connubio di passione-perfezione. E annovero Daryl fra i più grandi cantanti del mondo, se non il più grande. Quando pubblicarono War Babies, prodotto da Rundgren, gridai al miracolo, e infatti un disco di soul progressivo-urbano come quello difficilmente e' stato bissato, anche se poi l'Atlantic li caccio' fuori. In questo nuovo album ci sono grandi pezzi come War of the Worlds, che invece di essere apocalittica è semplice e tenue con i controcanti ed i refrain azzeccatissimi; Throw the roses away, che raggiunge toni di drammaticita' e lirismo come in passato, con il grande Daryl a sussurrare, bisbigliare, innalzarsi, ricadere in picchiata e respirare con la sua grande voce;"want to" una pazzia , una canzone shaker, indefinibile,con ritmi disarticolati, tastiere acid-jazz, beatles-rock come armonie, musica non sense in puro stile Rundgren o Gruppo Sportivo o Wolfango. Hold on to yourself é, invece, chiaramente ispirata ai mai dimenticati Average White band (infatti Alan Gorrie compare nell'album) ed è un'altra perla. Marigold Sky è un disco introspettivo, dove Daryl e John hanno inserito tutto se stessi, gioie e dolori della loro esistenza, trasmutati in un magico pentagramma senza tempo. Daryl Hall & John Oates riflessivi menestrelli alle soglie del 2000, ma potrebbe essere anche il 3000, perché questo é un disco ai confini della realtà.

le mecap - TOTEM & CHAMPAGNE RECORD! - 8'02" (New LM)
Sconosciutissimi, questi Le Mecap esordiscono con un cd single che rivela una band con talento, che strizza l'occhio ai R.E.M. Totem è una canzone rockeggiante ma melodica che parla di un capodanno e non di un totem. Champagne è invece sostenuta da un ritmo ska non tanto entusiasmante e da un testo demenziale. Belle le chitarre. Naturalmente due pezzi sono troppo pochi per capire le inflessioni artistiche di una band, anche se le due composizioni sono molto diverse tra di loro. In attesa di un intero cd.
lost inside - CLOSE TO YOU - 19'47"(New LM)

Close to you è l'esordio dei Lost Inside, band di Marciano che ancora una volta fa capo a Paul Chain, da sempre collaboratore con l'etichetta New LM di Luigi Mazzesi, che nel catalogo annoverava anche i Kash e i Porcicomodi. Il sound della band è principalmente quello "stoner rock" che fa capo ai Kyuss: atmosfere dure che fungono da colonna sonora a paesaggi psychedelici. Yellow Car è più melodica, ed ècaratterizzata dalla bella voce di Matthew Sweet che invece di essere dura è abbastanza dolce. Day of Doom rivela il lato più intimista della band, un lo-fi ultraelettrico che segna il confine, ormai valicato, fra questi due generi così vicini tra loro. I'm Stoned è caratterizzata dalla chitarra accesa sulla falsariga dei White Zombie.Tutto sommato questo cd è ben costruito armonicamente, ma ha anche un 'immediatezza che colpisce subito... Certo la genialità è lontana, ma si ascolta del sano rock'n'roll made in Italy.

point break - REASON IN REVOLT - 35'(Point Break)
Ho visto un concerto dei Point Break, trio di hardcore punk milanese che poi tanto hard non è, e comunque la carica di adrenalina che i musicisti scatenavano sul pubblico era notevole. Sono apparsi in diverse compilations e hanno pubblicato ufficialmente questo Reason in Revolt, che unisce la rabbia del punk a forme più melodiche ed é, comunque, un lavoro ben strutturato. I testi sono politicizzati, ribelli e dedicati alle masse proletarie. Canzoni composte in proprio che prendono a piene mani dall'intero panorama punk più diretto e senza fronzoli. A volte c'è qualche gustoso assolo di chitarra elettrica di Bepper come avviene in Point Break. Non hanno grandi pretese i Point Break se non quelle di fare musica divertendosi e lanciare anche qualche messaggio sociale ai giovani. La batteria di Lucky marcia senza sosta, in questa sorta di lo-fi guerrigliero. Una band entusiasta di se stessa, giovane come la musica che produce, ma per fare un lavoro completamente maturo ci vuole di più, e non è detto che i Point Break non possano evolversi. I loro concerti sono una conferma della maturità raggiunta e questo, forse, è solo l'inizio.
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