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ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
kash - KASH 39'06" (Aua )

Certo molti si chiederanno, ma chi sono questi Kash? E come hanno fatto a catturare l'attenzione di Steve Albini per registrare il loro secondo album? La risposta è semplice: i Kash sono un'autentica sorpresa nella realtàitaliana della musica indipendente e non.
Ma questo cd non contiene solo una sorpresa: sono, infatti, diverse le sfaccettature che ne escono fuori e il risultato è quello di una band preparata con la voglia di divertirsi all'interno di un discorso a volte anche cerebrale. La band è guidata da Paride Lanciani, un chitarrista multiforme che sta per pubblicare un cd solista molto orchestrale e di stampo diverso dalla musica nervosa dei Kash. I Kash appaiono in grande forma ( Stefano Abbà alla voce, Luigi Racca al basso e Andrea Vignolo alla batteria). 35 è un breve brano molto coinvolgente che la dice tutta sulla professionalità della band e sugli orizzonti che è in grado di aprire. Energia e liberazione buttate fuori con una carica propulsiva dinamitarda. Colpiscono più che le urla, le tonalità calde della voce di Stefano.
Attimo fermo carico di dissonanze impressionanti, feed-back sapientemente registrato da Steve Albini, questo disco catapulta la melodia in un universo noise'n'roll vicino ai migliori Sonic Youth. Rock e musica contemporanea che lasciano a bocca aperta l'ascoltatore. Fragore elettrico, esuberanza. Unico neo, il ridotto uso di tastiere che avrebbe contribuito a creare un pantheon gigantesco dalla ricetta esplosiva e detonante. La rimembranza è una canzone maledetta infarcita di blues del Delta, o meglio di una serata maledetta trascorsa sulle rive del Po con contorno di fantasmi, riti voodoo e potremmo ipotizzare un trittico Jimi Hendrix, Robert Johnson e Don Fleming, uniti, liberati dalle porte del tempo. Questa è la vera rimembranza. E poi una Last Night I Dream that Somebody Loved Me così nera non si era mai ascoltata. Un lavoro scritto, composto ed eseguito con sangue e sudore. Un patto col diavolo, o una riconoscenza dal paradiso? A voi la risposta.

cheap wine - RUBY SHADE 68'55" (Cheap Wine)

Ritornano i Cheap Wine, una nostrana guitar band di Pesaro guidata dai fratelli Diamantini, Marco e Michele, che con il loro rock di stampo prevalentemente americano (ma in grado anche di stupire per feschezza e ricchezza) sanno regalare emozioni imprevedibili e brani di rock robusto alternato a ballate dal sapore meno elettrico. Anche quesro loro nuovo Ruby Shade dimostra di essere un disco sudato. Forse non saranno rivoluzionari, ma si capisce subito che la loro musica nasce dall'amore e dalla passione, fregandosene delle leggi di mercato. Infatti da quando sono assolutamente indipendenti, la loro fama è cresciuta ancora di più. Ruby Shade conferma l'ottimo risultato già raggiunto da A Better Place, e presenta un notevole progresso in sede di arrangiamento, sempre diretto ma molto più scintillante rispetto al passato. Certamente l'infleunza di band come Lynyrd Skynyrd, Green On Red, Dream Syndacate, Dan Fogelberg, è sempre presente, ma a queste derivazioni si aggiunge anche una grande dose di originalità che sa trasportare anche l'hard-rock verso linguaggi nord-americani. Non vi è monotonia, grazie soprattutto al continuo evolversi dei giochi di chitarra dei due fratelli che sono davvero formidabili: non semplici assoli, ma veri treni che marciano a velocità smisurata, attraversando paesaggi mozzafiato. Gli esempi si trovano in Break it down dove c'è un'interessante botta e risposta fra la chitarra sanguigna e la voce roca di Marco Diamantini; Crazy Hurricane è una classica ballata semi-acustica dal sapore soft-blues; Ruby Shade è un pezzo intenso, che snocciola la sua enfasi attraverso i toni di una ballata dolcissima, davvero ottima come title track. Ma queste sono soltanto tre delle dodici gemme che il cd propone, gemme dove il germoglio della chitarra è sempre presente. La chitarra come grande amica e amante dell'uomo, una compagna di viaggio preziosa e insostituibile, un taccuino di viaggio su cui annotare sensazioni ed esperienze vissute, come in un diario. Nel nome del padre, del figlio e della chitarra santa.

glasshopper - GLASSHOPPER 20'21"(Earwing Records) Voto=4
Hanno avuto parecchi apprezzamenti anche in Italia i Glasshopper, band proveniente dalla Croazia che si è esibita con successo durante l'ultimo Supersonico di Faenza. Questo è il loro primo CD. Rock granitico con spiccati elementi blues e colori intensi e aridi come la città da cui provengono e cioè Zagabria; rock scarno ma contaminato con soluzioni underground abbastanza vicine, in alcuni casi, agli Young Gods, sebbene i Glasshopper non facciano uso di elettronica. Anzi il loro uso dei fiati e il costante avvicinarsi al rhythm'n'blues ci fa capire che il legame con la Old America è abbastanza forte, anche se il loro è un blues strampalato e schizoide. Le loro esibizioni dal vivo sono un continuo alternarsi di ritmi neri, rock senza fronzoli, e avanguardia, e questa miscela li ha fatti acclamare dal pubblico. L'uso dei fiati è comunque davvero complesso, ma non lo sono le composizioni che, private di questi elementi, risultano tuttavia semplici. Marko Zele è il fantastico suonatore di basso e trombone. Colpisce profondamente Song e tutto il Cd, comunque, è da brivido caldo.
anatrofobia - UNO SCOIATTOLO IN MEZZO AD UN'AUTOSTRADA 59'51" (Wallace)
Gli Anatrofobia giungono al loro terzo CD, che conferma le loro potenzialità e la maturità acquisita in questi anni di concerti in giro per tutta l'Italia. Partiti come trio con Frammenti di durata ora il gruppo di Perosa Canavese è una formazione allargata, cinque membri più vari ospiti. Molto bravo Mario Simeoni, che con il suo sax tenore sa dare maggiore spessore e delicatezza al sound quando lo richiede. La band dei fratelli Cartolari nonostante proponga jazz contaminato, elaborato e avanguardistico ha concepito un disco elettrico, in quanto pulsante di scintille elettrostatiche, caratterizzato da brani dallo spessore musicale davvero entusiasmante come avviene nella grande monastica Caduti in libertà, dove si odono canti di partigiani, musica sacrale, pulsazioni elettroniche. Non ho ancora terminato l'ascolto del cd e già mi chiedo come potrebbe essere un quarto Anatrofobia: qui rileggono Bill Evans e i Minutemen, all'inizio i Tortoise...Chissà, magari la prossima volta reinterpreteranno i Grateful Dead e Jimmy Rushing (passando per l'Art Ensemble of Chicago). Non esistono limitazioni nella loro musica: tutto viene filtrato attraverso la personalità gigionesca del combo, che si impegna, tiene col fiato sospeso e si diverte.
Nel cd vi sono delle autentiche gemme come appunto West Germany dei Minutemen, Marano, John Crowning e Le regole del caso (con un' interessante marimba) che fanno di Uno scoiattolo in mezzo ad un'autostrada il lavoro più emblematico e completo realizzato da questa band italiana. Le idee musicali dei fratelli Cartolari e di Andrea Biondello ben si amalgano con i pruriti concettuali di Mario Simeoni, Giuseppe Trovero e del Signor K e il risultato è quello di una musica limpida non più appannaggio per soli adepti, ma un filo che rompe le barriere. Bella l'esecuzione di Re: Person I knew di Bill Evans, 5 sedie vecchie, FF1, e una splendida San Zio che introduce sapori folk grazie agli ottimi flauti. Un disco da ascoltare a lungo in attesa del loro quarto capitolo.
psycho-path - TERMINAL 36'47"(Multimedia)
La copertina di questo terzo lavoro degli Psycho-Path esprime molto bene ciò che si ascolta all'interno del cd. Gli Psycho-Path hanno sempre dato un'importanza alla grafica, basti ricordare le copertine di Jiu-Jitsu o Autoerotic. Terminal nasce come colonna sonora di uno spettacolo di danza e la musica sa essere fredda e glaciale, ma di una potenza supersonica, proprio come gli aerei di copertina. Un lavoro molto positivo. L'azzurro sbiadito di copertina si frantuma con i motori roboanti accesi dei jets. 37 minuti di ottima musica ad un livello ancora più perfetto che nei precedenti lavori. Gli Psycho-Path sono Janez al basso, Matej alla batteria, Meli alla voce, Denis alla chitarra, Jernej alla chitarra, e Stefan il fonico, tutti sloveni e ci propongono atmosfere nervose, un rock ultraelettrico, quasi epico, di ampio respiro.
I brani si succedono tutti fino all'ultimo respiro, sincopati e con le percussioni, anche quelle elettroniche, a dare quel tocco quasi tribale a queste composizioni. Despite this we still control the skies, è uno dei brani più vari e sorprendenti dell'intero cd: inizia con la voce sussurata, erotica di Meli, evidenziata da fruscii elettronici, per passare a toni da ballata quasi trip-hop vicina ai primi Sugarcubes, per infuocarsi poi in un rock metallico, fino a concludersi su una scala mobile di chitarre calde e avvolgenti, con la voce di Meli tanto straziata e drammatica. Notevole è anche Unputdownable, un normale rock'n'roll che viene continuamente abbellito dalla splendida voce di Meli e dai tamburi di latta, un'autentica gemma sonora, un normale rock'n'roll che può diventare una canzone titanica. L'atmosfera degli aeroporti la si respira in Air Rager, dove il basso, la chitarra e la voce trascinano l'ascoltatore verso una giornata convulsa, di terrore in cielo e in terra. Funè un altro episodio entusiasmante: la voce è rinchiusa in una gabbia metallica asonorizzata e la musica presto si diffonde in modo quasi olofonico tutto intorno a noi in un crescendo incredibile e assassino verso noi poveri ascoltatori.
Un cd intelligente e per niente cerebrale, a dimostrazione di come basti una creatività elevata per trasformare della musica semplice in un'opera d'arte dalla bellezza imponente. Gli Psycho-Path ci sono riusciti in pieno. Assolutamente imperdibili poi i loro spettacoli.
slim - EXPERIMENTAL NOISE 'N'ROLL 8'38" (Slim)
Gli Slim sono una delle migliori guitar bands attualmente in Italia. Provengono dalle fila dei Cut Luisella Matricardi e Alberto Bassani (ma là era un batterista) e con gli Slim liberano la loro ala creativa ed ecco che le chitarre sono infuocate e, a volte, molto blueseggianti. Questo mini cd d'esordio (ma è già uscito il primo CD full lenght) riconferma in modo ancora più aggressivo l'assoluta passione e padronanza di Luisella alla chitarra e al wah -wah . Ma questa aggressività si sposa bene con ritmi più vicini alle ultime mode indie, e questa continua conflittualità per unire due poli distanti rappresenta la matrice di fondo di una debole incertezza che traspare in questi tre brani. La classe fa, però, dimenticare questo neo e gli assoli e la ritmica sono davvero belli e mozzafiato come in I Share e Three Seconds. Invece Speedy Mind rispolvera l'anima pop del trio venata di sangue blues: davvero un tuffo nel migliore british-beat anni '60, con un suono graffiante ed un'armonica infuocata (sempre Luisella). Il gruppo sta suonando in tutta Italia e sarà davvero piacevole vedere all'opera questo piccolo grande trio.
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