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  ATTENZIONE: Invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino Terlati. L'indirizzo è Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it

GIUNI RUSSO - A casa di Ida Rubinstein (L'ottava) 1988

E' notizia recente il ritorno in concerto di Giuni Russo, per la giornata gay del 28 Giugno a Roma. Il suo ritorno non puo' farci che piacere, perchè si tratta di una grande, imprevedibile artista che siamo felici di ritrovare sulle scene.
Non sappiamo se e quando l'artista siciliana proporra' del materiale nuovo, ma qui c'interessa soprattutto parlare di un capitolo abbastanza intrigante del suo passato , un'opera ricca di contaminazioni fra romanze e jazz, infarcita di deviazioni sonore uniche per il territorio nazionale.
Si', ci stiamo per dirigere A casa di Ida Rubinstein, ovvero l'antro dove Giuni elabora il canto, dove tiene nascosta la sua voce 'banshee', unica al mondo. La sua educazione musicale è stata senz'altro la lirica, il melodramma, e già nel lontano 1975, quando pubblico' per la Basf Love is a Woman rimasi esterefatto: chi era quella sirena immortale, quella Lorelei che catturava noi poveri ascoltatori fra le viscere della sua ugola?
Il mercato si accorse di lei nel lontano 1982 con il singolo Un'estate al mare, dove diveniva difficile distinguere il verso dei gabbiani dalla voce di Giuni, tale era il perfetto amalgama.
Un album interessante fu Energie (1982) prodotto e arrangiato da Franco Battiato, che la fece conoscere al grande pubblico; da lì Giuni cominciò la strada delle sperimentazioni, che sfociò appunto nel bellissimo Acasa di Ida Rubinstein, pubblicato dall'Ottava, casa discografica dalla breve vita creata dallo stesso Battiato. Dopo questo disco, la cantante ebbe difficolta' a trovare un contratto dscografico, e ancora oggi le sue uscite sono rare. A Giuni venne in mente di interpretare romanze e musica da camera di Verdi, Donizetti e Bellini, a volte rileggendole in chiave jazz, altre volte in modo 4AD, e talora in versioni fedeli agli originali. Qualunque materiale affrontasse lei ne è sempre uscita regina incontrastata.
Le arie, anche se furono composte oltre un secolo fa, appaiono attualissime e i testi un po' demode' non stonano con le loro storie romantiche. Questo disco è un viaggio all'indietro nel tempo, eppure appare ancora oggi ultramoderno. Giuni è andata alla scoperta delle basi della musica leggera italiana e le ha trovate in Bellini, Verdi e, appunto, Donizetti. Inutile citare tutte le canzoni, tutte suggestive e ognuna con un fascino diverso. Qui l'Arte è intesa come gioco, divertimento, impegno, ironia, semplicità che sfocia nella complessità, in un discorso globale che risultava vittorioso sulla tristezza del panorama italiano.
Gli arrangiamenti sono veramente unici e geniali soprattutto in A mezzanotte e in Malinconia, che è da brividi. Il computer ben si affianca alle orchestrazioni condotte da Martino Traversa, e questo accomunare arcano e futurismo sembra anche avere ispirato il bellissimo Ideogrammi di Patty Pravo, anche se il punto di partenza era diverso. La zingara, un pezzo vicino a Battiato, è ricco di carisma e ti fa venire le vertigini.
Resta il fatto comunque che A casa di Ida Rubinstein dimostra un coraggio insuperabile, rischioso, degno di un'artista nata culturalmente nei coraggiosi anni '70, ma che non sfigura senz'altro in questi Novanta.
Da un attento ascolto dell'opera si capisce che le influenze musicali di Giuni sono fra le piu' disparate. Vocalmente questa colomba, invece, vola libera e l'unico paragone mi sembra quello con la scomparsa Yma Sumac... ecco si', solo quell'artista peruviana aveva osato tanto e infatti divenne un'artista di culto, proprio come Giuni .
Sebbene "A casa di Ida Rubinstein" appartenga ad un unico filone, si presenta eclettico, proprio per l'intrusione di sonorita' differenti e l'ascoltatore ne rimane affascinato. E' un disco mitico che non rilegge gli autori classici come si faceva al tempo del progressive-italiano, ma, piuttosto, adatta quelle armonie alla sua voce. Rimane ancora oggi una cartolina proveniente da lidi lontani, da terre vergini incontaminate, dove la tecnologia diventa uno strumento originale, usata in modo soft, con suoni rarefatti. E' un album intimista, interpretato con il cuore e con una sensibilità schizofrenica che ci introduce in epoche dove la semplicità e le piccole cose di tutti i giorni erano gli argomenti più importanti. Un disco che poteva essere caro a Guido Gozzano e ai crepuscolari. Ero sempre stato sicuro che la Russo prima o poi presentasse un lavoro dai toni artistici così alti e, infatti, il mio presagio si realizzò. In tempi piu' recenti la Russo ha continuato con coerenza a guardare al passato. Nell'album Se fossi piu' simpatica, sarei meno antipatica, per esempio, ripescò Petrolin, proseguendo coraggiosamente un audace discorso di rilettura che la triste industria discografica italiana riuscì poi a bloccare, almeno fino ad oggi.
Giuni rimane un'interprete in grado di affrontare e maneggiare qualsiasi materiale. Non e' catalogabile e anche quando aveva fatto qualche canzonetta come quella con la Rettore (Adrenalina) aveva puntato sull'ironia.
Sara' interessante conoscere le nuove proposte di Giuni, e, nel frattempo, riascoltare qualche pezzo da A casa di Ida Rubinstein. Dicono che il disco sia difficile da trovare e mi auguro che presto venga ristampato su CD. Non si sa mai... potremmo capitare a casa di Ida Rubinstein e senza quel reperto saremmo accolti senz'altro come impreparati.

Claudia Pastorino - LA CENTRATURA DEL TAO - Edizioni Clandestine
Interessante libro quello della brava cantautrice Claudia Pastorino. Centoottantasette pagine che scorrono via piacevolmente, descrivendo il viaggio spirituale che Claudia affronta alla ricerca dell'Ahimsa, che, nella religione indiana, è il principio di affinità tra tutte le esistenze umane, animali ed universali.
Attraverso la lettura del libro si affacciano sette e movimenti di cui ignoravamo l'esistenza come i Catari , gli Albigesi, perseguiti dai cattolici con vere e proprie crociate.
La centratura del Tao è un attacco alla chiesa cattolica antropocentrista ed è anche un documento storico. Vi vengono tracciate, infatti, brevi biografie di alcuni papi importanti. E si ritorna a parlare della Santa Inquisizione, delle Streghe, dei roghi e della liberazione attraverso la tortura.
La centratura del Tao è un libro globale, nel senso che vengono citati anche popoli antichi come aztechi, olmechi, egizi, gli esseni e i loro culti. La Pastorino risulta essere un'attenta esperta di materia esoterica-religiosa e il libro risulta un lavoro imperdibile, per nulla cerebrale e noioso.
Marco Strano - COMPUTER CRIME (Apogeo)
Questo libro edito da Apogeo è un importante documento sui vari tipi d'illegalità commessi attraverso Internet. Marco Strano è un criminologo che applica la sua esperienza e conoscenza alla rete telematica. Dopo aver letto questo libro avrete chiara l'idea di cosa sono gli hackers e tutti i tipi di pirati informatici. Computer crime è ricco di dettagli e descrive le varie fasi investigative con un'attenta analisi che fa pensare, soprattutto ora che, anche in Italia, Internet ha preso piede. Tutte le trappole e le truffe che si possono fare via e-mail vengono svelate in un lavoro laborioso che appassiona fin dalle prime pagine. Un manuale che tutti gli appassionati di criminologia dovrebbero consultare, perchè la criminologia può essere applicata anche all'informatica e alle nuove tecnologie. L'autore dedica spazio anche all'attività dei pedofili in rete e allo scambio di materiale pornografico in codici criptati, grazie ai quali l'appassionato perverso utilizza un modo più riservato per ottenere materiale. Un libro imperdibile.
ferenzik - ZERO POINTS FOR ZEUS - 66'56" (Rraxxo)
Con estremo piacere recensisco questo quarto cd di Ferenzik, un tastierista, compositore che esordì nel 1993 con il grande Wild Man of Borneo. Ricordo che ipotizzai qualche strana connessione e cioè che un giorno Ferenzik avrebbe avuto tutte le carte in regola per far parte della band di Todd Rundgren. Questo sogno diventò realtà per la tourneè di The Individualist e per le registrazioni di With a Twist. Ogni disco solista di Ferenzik ha delle caratteristiche ben precise: Wild Man of Borneo era pervaso di etnia-elettronica sperimentale; Devil's Playground era un manifesto di funky urbano; Wheel of Nesh per la prima volta presentava canzoni pop. Zero points for Zeus continua su questa linea, anche se le canzoni possiamo definirle ricche di avanguardia commerciale. John Ferenzik è un autore con la A maiuscol,a che si ispira alle epoche migliori del british pop dei Beatles e Kinks, filtrando tutto per avvicinarlo a una musica Rundgreniana.
E' musica d'autore, dal sapore prevalentemente britannico piuttosto che americano, eseguita in maniera ineccepibile. Credo che la sua collaborazione con Rundgren abbia fatto sì che imparasse a produrre un disco come Dio comanda. E da questo punto di vista Zero points for Zeus è perfetto. La gratitudine verso l'elfo di Philadeplhia Ferenzik la esprime regalandoci una cover della bellissima Some People. Fra i musicisti coinvolti nella realizzazione del disco troviamo Praire Prince dei Tubes, Chico Huff, Van Romaine, Steve Holloway e Daryl Burgee.
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