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recensioni

 

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Terlati é scatenatissimo, una vera macchina da recensioni, e con l'avvicinarsi dell'amata-odiata ricorrenza natalizia, sembra avere aumentato la sua attività recensoria! Per questo anticipiamo la consueta rubrica di dicembre di Bloc Notes con una corposa preview, ricca di nuove recensioni. Molte le bands italiane, come sempre. E a questo proposito invitiamo i gruppi che hanno demo o CD da proporre all'ascolto di inviarli all'attenzione di Lino. L'indirizzo é Lino Terlati Casella Postale 192 Savona Centro 17100 Savona - Italy, quello di e-mail: carterla@tin.it
bron y aur BRON Y AUR 29'30" (Beware)
Milano come Canterbury, nebbia, fuliggine, paesaggi grigi. La musica proveniente da Canterbury ha avuto un grande eco in tutto il mondo, e i Bron Y Aur, un quartetto milanese, arricchisce i suoni con una tempra e una grinta in più rispetto agli antenati, anche se i suoni sono tipicamente britannici e poco americani. E non é un caso che il nome del gruppo derivi da una canzone dei Led Zeppelin. Il disco é composto da quattro lunghi movimenti (come avveniva negli anni '70 in pieno furore progressive) a volte ipnotici, grintosi, jazzati. Sono piccole suites che svaniscono e poi, improvvisamente, ti assaltano grazie soprattutto alle chitarre di Fabio Cerina e Luca Citto, tutte in un crescente alternarsi di rock rompicapo, obliquo e scaleno con sfaccettature psychedeliche. Comunque, al di là della nostalgia, il quartetto é molto interessante, e lo aveva già dimostrato in passato con un bel demo. L'esordio li riconferma invariati. Non ci sono le tastiere a differenza dei gruppi inglesi, ma probabilmente Milano é una città che lascia poco spazio per sognare.
Anni '70 o '90? Bron Y Aur non é fedele ricostruzione dei tempi che furono, ma sono nuovi colori da applicare a quadri ormai ingialliti dal tempo, suoni che servono a innalzare colonne su fondamenta già pronte per le cattedrali dei nostri tempi moderni.
enten hitti GIGANTESCHI PAGLIACCI DEL MONDO SOLARE 47'10" (Sonica)
L'uccelliera di Artaud, settimo pezzo dallo splendido cd Giganteschi pagliacci del mondo solare degli Enten Hitti, mi fa riflettere. Chissà se questi musicisti hanno mai sentito parlare degli Opus Avantra, grande gruppo proprio a metà tra avanguardia e tradizione? Le coordinate sono identiche, gli Enten rivolti verso una ricerca più etnica, gli Opus con una visione più decadente nell'arrangiamento dei suoni. Musica evocativa in ogni caso. E' strano risentire un'opera del genere dopo quasi 20 anni di assenza di esperimenti soprattutto nel territorio italiano, anche quelli erano GIORNI, comunque. Ma, appunto, anche questi anni '90 sono interessanti. Chissa' quanti apprezzano gli Enten Hitti in Italia...mi piacerebbe davvero saperlo. Requiem Budda é un pezzo che sembra inciso nella grotta piu' profonda al centro della Terra: piccole percussioni arcane snocciolano pizzicchii di stalattitti suonate da streghe. In Italia quest'anno ho gia' trovato due tesori, i Mirabilia, e gli Enten Hitti. Ma ce ne sono ancora altri, sicuramente. Certo questo non e' un disco facile, assolutamente: é come un taccuino, da leggere non dall'inizio alla fine, ma poco per volta, e quando l'avrai imparato a memoria te ne staccherai difficilmente. Giganteschi pagliacci del mondo solare éun'opera che deve essere diffusa, io lo sto facendo, e un grosso merito va soprattutto a Gino Ape, autore di tutte le musiche, che pare essere un estimatore di Beaver & Krause e del loro Gandharva. Già io incomincio a immaginare la loro prossima opera, mi piacerebbe conoscere anticipazioni. E soprattutto li vorrei vedere in concerto. Alcuni che hanno ascoltato questo CD hanno storto il naso, ma chi se ne frega: avere una band in Italia come gli Enten Hitti fa ancora piu' piacere. Questa é musica primitiva e aliena, oppure proveniente da un passato che é gia futuro. Unico neo non avere scritto il nome dello straordinario sassofonista, novello Gerry Mulligan. Chi sei? Chi l'ha ascoltato si metta in contatto con me (carterla@tin.it) Sarà interessante discuterne...
Entropia Imaginary solutions - 1999 Eclectic Records durata: 72'19"
Gli Entropia fanno capo a quella scena romana di musica elettronica che si fonde con l'acid-jazz e altre soluzioni avanguardistiche che hanno dato vita anche all'evento "Aliens in Rome", e si stanno creando una certa fama anche internazionalmente. La ricerca di nuove soluzioni cybernetiche che si fondono con una tecnica sopraffina e' la protagonista di tutti i brani molto liquidi presenti in "Imaginary solutions". E cosi' accontentano appasionati di elettronica, ma anche di rock, di jazz-rock e d'avanguardia trance.
L'aspetto piu' importante e' quello tribale, ma una tribalita' urbana: indigeni di metropoli allucinate e moderniste vengono descritti nell'arco di tre tracce, anche se il cd di lunga durata contiene dodici pezzi. Inquietanti le voci oniriche in "Tribal One", lamenti di carne macellata, ideale rappresentazione dei film di Shinya Tsukamoto. Non c'e' concessione al passato, tutto viene elaborato sintetizzando il muro del suono odierno o, al limite, l'inquietante avvenire di mondi lontanissimi. "Tribal Two" descrive bene il disordine di una popolazione confusa e costretta a vivere quasi soffocata in spazi claustrofobici. Tutto il lavoro e' permeato anche di registrazioni vocali e segreterie telefoniche, importanti elementi del mondo in cui viviamo. Un contenitore di clangori metallici e inquietudini sonore in cui e' facile rintracciare echi del nostro vivere. Chissa' se nel prossimo capitolo gli Entropia troveranno una soluzione piu' serena... "Imaginary Solutions", per il momento, e' un fedele specchio dei nostri tempi.
joe leaman CRAPPY BARBAND SHOCKLROCK - 38'01" (Barriera Corallina)
Hanno un gusto acceso per il rock d'oltremanica di qualche anno fa i Joe Leaman che, con il loro secondo cd Crappy Barband Shocklrock (che titoli anagrammatici!), hanno notevolmente raffinato il loro sound producendo un lavoro che coniuga i Foo Fighters e David Bowie. Nuclear Dolls, uno dei brani pi belli, ne é l'esempio lampante. E se ricordiamo che i Nirvana avevano rifatto una cover di The man who sold the world, questo trait d'union non é poi così assurdo e lontano. You're waiting to be connected é puro rock'n'roll in stile Nirvana. I Joe Leaman di Sassuolo non sono certo interessati all'avanguardia, ma il loro prodotto é fresco e piacevole. Dove veramente stupiscono é nel pezzo d'apertura Dim Harry as variant, una filastrocca schizoide e fantascientifica con atmosfere cabarettistiche stralunate così care ai nipponici La Ppisch. Ottima sia a livello d'interpretazione che dal punto di vista strumentale é Summer is the Season for a Beer , un rock chitarristico arrichito da archi e basso pulsante, dove non é possibile trovare riferimenti. Strings per addolcire, ma anche per aggredire l'ascoltatore, vere mitragliate da guerriglia sonica, ottimamente coordinate da Giuseppe Comincini. Se si pensa che tutto il cd é stato registrato in soli 5 giorni, beh é una gran bella soddisfazione: a volte per inventare un disco così ci vogliono cinque mesi e forse più. Per chi volesse più info su questa atipica realtà tutta italiana, può visitare il sito www.joeleaman.com, dove troverà anche le date del recente tour della band.
erasermen - DON'T LET YOUR BELLY GROW UP 37'01" (Burp Sonic Inventions)
PETER (Burp Sonic Inventions)
erasermen/traumfabrick
I KNOW THERE'S SOMETHING GOING ON/ICE JAM
Sono ultramoderne, senza confini e senza delimitazioni, tutte le innumerevoli operazioni dei fiorentini Erasermen. Questa volta la loro scatola magica contiene un mini-CD (non tanto mini, in effetti: dura 37 minuti, ma in realtà sono 4 brani con un "alternate version" per ciascuno) con tanto di traccia CD Rom, un picture disk e uno "split single" inciso con i Traumfabrick, usciti tutti a breve distanza. Forse un vero e proprio CD renderebbe meglio l'idea, che rimane confusa, sugli Erasermen. Iniziamo con Don't Let Your Belly Grow Up che congloba al suo interno diverse matrici musicali: rumorismo, avanguardia, non sense e un'elettronica a volte mixata e rimixata da uno stuolo di allucinati djs. Dick Moby, con il remix di Ups Subsonic, mescola tutto, da suoni di sintetizzatori arcani ad atmosfere di cabaret, ed é lo stravolgimento della classica ballata con tanto di percussioni elettroniche e ritmo alla Telex, un pezzo davvero grazioso e anche accessibile. Lo stesso non si può dire di Move, appunto remixata da Budino's Mono, davvero un elogio alla monotonia, una masturbazione infinita tutta giocata sull'andirivieni di due note; verso la fine l'orgasmo lo si raggiunge con un finale fragoroso di chitarre. Craters é tutta infarcita di guazzabugli elettronici, discretamente guidati da Steak, massiccia e spaziale. Gli Erasermen sembrano essere andati a lezione in una scuola sperduta nella galassia con bizzarri musicisti-maestri come Rebro e John Williams, il più estremo e il più classico fra gli esecutori di space-music. Irriconoscibile é la stessa Craters nella "moon version", quasi tutta eseguita alla chitarra acustica in un'atmosfera hawaiiana. Bravi, maturi e divertenti. Peter, che esce su picture-disk con uno splendido disegno naif-avanguardistico é forse la più pop fra le loro canzoni, anche se ha un andamento ripetitivo e morboso fino almeno alla comparsa della voce doom. Pop era anche l'originale I know there's something going on nella versione di Frida, aiutata all'epoca da Phil Collins... non si puo' dire la stessa cosa della versione degli Erasermen: infatti é bastato rallentare un pò il tempo ed eliminare tutto il magniloquente "wall of sound" originale per creare una canzone underground come quelle che si potevano ascoltare al CBGB's intorno al '77 suonate da una band chiamata Talking Heads. Il combo Traumfabrick non écomposto solo da musicisti, ma risultano regolari membri effettivi anche il disegnatore della copertina Squaz (un allievo di Giuseppe Palumbo, a quanto pare) e una girl addetta alla computer grafica, come a voler sottolineare questo trait d'union fra immagine e suono. La loro Ice Jam é corrosiva, frammentaria, malata e giocata su una chitarra nervosa frippertronica. Certamente sono un gruppo radicale, ma uno split single é materiale abbastanza esiguo per comprendere lo stile di questi musicisti.

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