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Teenage Death Songs pt. 2

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Vicoli della desolazione e conigli giganti...

Tracce insospettate di orrore metafisico si ritrovano anche nelle prime tracce del mondo lirico-musicale di Bob Dylan. Il periodo di mezzo dell'artista rivela un repertorio visionario fatto di disperazione urbana e popolato da personaggi come Jack lo Squartatore, il capitano Achab e il Fantasma dell'Opera. Il nichilismo dell'artista raggiunge livelli impressionanti in brani come It's Allright Ma, I'm Only Bleeding (Non é niente mamma, sto soltanto sanguinando) e in Desolation Row (Vicolo della Desolazione). E la stessa malattia dell'anima pervade tre dei suoi migliori dischi: Highway 61 Revisited (1965), Blonde on Blonde (1966) e John Wesley Harding (1967). Dylan influenza The Byrds e The Band, e il suo negativismo si ritrova anche nelle invenzioni apocalittiche di gruppi psichedelici come i Grateful Dead, i Jefferson Airplane, le Mothers of Invention di Frank Zappa e i Doors di Jim Morrison. Lo scenario é quello della California e tutto il periodo che precede il 1969, ovvero l'anno dell'avvento della "Famiglia" di Charles Manson e dei primi segnali del cedimento delle fondamenta dell'ideologia hippie, e' ricco di fermenti e trasformazioni. Cantori di queste "crepe nel muro" sono i gruppi che abbimo appena citato. Accanto ai Grateful Dead ( "i morti riconoscenti", con l'inconfondibile immagine grafica funerea presente sulle cover dei loro dischi), completamente immersi in un trip cosmico trascendentale aiutato da acidi e altri supporti allucinogeni, qualche riga va utilizzata per parlare dei Jefferson Airplane, autori della bellissima saga stellare di Blows Against the Empire, immaginaria fuga dal pianeta Terra verso un mondo "possibile". Due brani, in particolare, del loro vastissimo repertorio mostrano qualche segnale di inquietudine utile al nostro discorso: Lather, in Crown of Creation (1968), racconta la storia di un "bambino di trent'anni", con un finale crudele e surreale, e White Rabbit, dedicata ad Augustus Owsley Stanley III (alchimista psichedelico della prima San Francisco) ci immerge in un Paese delle Meraviglie popolato di ombre distorte, un paesaggio irreale, o super reale, creato dal potere delle droghe sintetiche.

Che dire poi di Frank Zappa e delle sue Madri dell'Invenzione, blasfeme e iconoclaste? Hungry Freaks, Daddy (Freaks affamati, papà) e Brown Shoes Don't Make It (le scarpe marroni non vanno bene) offrono una ironica e insieme raccapricciante versione della realta', dove i sogni hippies non sono altro che mere allucinaziooni e gli uomini in grigio seduti dietro le scrivanie assomigliano tanto agli yuppies alieni del film di Carpenter Essi Vivono. Il potere, dunque, visto come mostro in grado di sconfiggere, alla fine, qualsiasi contro-cultura e l'omologazione sociale come orrore supremo, punto di non ritorno.

Ma sono i Doors di Jim Morrison a sconvolgere l'America con visioni apocalittiche di decadenza urbana e sangue sulle strade. Morrison osa l'inosabile, attraversa quelle porte e quelle linee di confine che "non devono mai essere attraversate", pena la perdita della propria sanita' mentale. Già il loro primo, omonimo album, traccia la strada da percorrere, un solco aperto nell'asfalto rovente di Los Angeles, il mostro metropolitano. Ed e' in questa cruciforme citta', una gigantesca ragnatela color giallo e nero che i Doors compiono le loro gesta. William Blake in persona, gran maestro della visionarietà, presenzia al loro battesimo: "Ci sono cose che conosciamo e altre che ci restano ignote: in mezzo stanno le porte della percezione". Break on Through, nel primo album, se la prende con le dimensioni troppo anguste della quotidianita', fornendo una mappa per gli angoli nascosti dove si celano crepe che aprono un varco verso l'altra dimensione. Siamo di fronte all'altra parte da esplorare, magari accettando un imbarco sulla "nave di cristallo" (The Crystal Ship). The End resta lo sforzo definitivo del loro primo album, un gesto di supremo sacrificio. Non a caso Coppola la utilizzera', molti anni piu' tardi, come colonna sonora alle immagini finali del suo Apocalypse Now. Creature dall'incedere lento si affacciano nello studio di registrazione di L.A., in una notte senza luna. Terrori reali e immaginari si affollano nelle stanze.."...Ma non si puo' certo dimenticare Celebration of the Lizard, lungo rituale di esorcismo della follia dell'America di Johnson e Nixon, litania preparatoria alla trasformazione finale, canto rivolto ai fratelli e alle sorelle della notte, in attesa di un nuovo avvento...Yog Sototh e' in agguato, tra le note malefiche delll'organo di Ray Manzarek e quelle taglienti della chitarra di Robby Krieger. E When the Music's Over (quando la musica e' finita) danza fino allo stremo delle forze verso una nuova consapevolezza; il killer sulla strada di Riders On the Storm, tra scrosci di pioggia e tuoni, simbolo del rifiuto alla riconversione, il sogno kafkiano della ovattata Strange Days (ripresa nella colonna sonora del vampirico Lost Boys e omaggiata dalla Bigelow con il suo omonimo, straordinario film) e le strade bagnate di sangue di Los Angeles (in LA Woman). Ormai giunto in un'altra dimensione, Morrison e' incapace di tornare indietro, al punto di partenza, come uno dei tanti eroi lovecraftiani. Strane ombre sembrano trattenerlo e forse la luce diventa troppo lontana, in fondo a quel lungo corridoio. Il 3 luglio 1971, a Parigi, lo ritrovano immerso nella vasca da bagno, morto per infarto, "un mezzo sorriso dipinto sulla faccia"...La fine (apparente o reale) di un angelo o di un demone?

Ora la notte arriva con la sua rossa schiera

Ritiratevi nelle vostre tende e nei vostri sogni

Domani entreremo nella mia citta' natale. Vorrei essere pronto.

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