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I COMICS BOOK E IL MONDO DEI SUPEREROI - seconda parte.
di Paolo Ferrara
Con la fine della seconda guerra mondiale lentamente il ruolo
del supereroe tende a ridefinirsi. Per prima cosa la fine
del conflitto e lo sviluppo della guerra fredda rende obsoleti
i nemici tedeschi (anche se rimane indubbio fino ad oggi il
fascino di folli criminali con il pallino per la restaurazione
del Terzo Reich..) e la minaccia all’american way
of life si tinge di rosso...
Ma è un altro uno dei motivi principali che ridimensionano
il fumetto supereroistico (e ne causano una lunga crisi):
la pubblicazione del libro La seduzione dell’innocente.
L’opera dello psicologo Frederic Wertham
uscita nel ‘54 accusa violentemente
il fumetto di istigare comportamenti violenti e antisociali
nelle menti dei giovani americani, nonché scatenare
chissà quali devianze (si sottolinea ad esempio la
stranezza del rapporto tra supereroi e giovani spalle che
gli vengono affiancate, solitamente con lo scopo di creare
un personaggio di identificazione nel giovane lettore, come,
per esempio, i famosi Batman e Robin).
Le associazioni di genitori ci vanno a nozze (addirittura
amministrazioni locali del sud promuovono l'organizzazione
di falò nelle piazze) e il libro attecchisce in maniera
assolutamente inattesa. Alcune case editrici come la E.C.
Comics di William Gaines, che non
pubblica fumetti di supereroi ma solo fumetti di genere, tra
cui spiccano gli horror (ricorderete Uncle Creepy,
in Italia Zio Tibia) si trova costretta a
chiudere. Il grande successo economico su cui veleggiava e
che creava non pochi problemi a concorrenti come la National
offre parecchi spunti per interpretare i comportamenti di
questi ultimi riguardo le accuse. I “sopravvissuti”
a questo punto danno vita al Comics Code Authority,
una forma di autoregolamentazione (ma spesso è meglio
dire di autocensura) che sopravvive fino ad oggi. Per un lungo
periodo il bollino del comic code in copertina era
considerato un obbligo e solo negli ultimi anni si sono cominciati
a produrre albi supereroistici senza lo strano bollino nero.
È
intorno agli anni ’60 che le grandi case editrici cercano
di superare la crisi, riproponendo personaggi degli anni ’40
in una versione aggiornata. La Timely, che
si trasformerà nella Marvel Comics,
decide, invece, di sondare altre strade, di tentare una nuova
via. Nel 1961 la coppia di autori Stan
Lee e Jack Kirby crea i Fantastici
Quattro e, da allora, il genere supereroistico non
sarà più lo stesso. Con le avventure di Reed
Richards, Susan e Johnny
Storm e Ben Grimm viene coniato
il concetto di “supereroe con superproblemi” e
a minacce e criminali d’ogni foggia per i nostri eroi
si aggiungono i problemi della vita tutti i giorni e una lettura
delle conseguenze dei poteri in loro possesso non più
come solo elemento positivo. Tutti i personaggi Marvel, come
appunto i Fantastici Quattro, L’Uomo Ragno,
I Vendicatori e i ripescati Capitan
America (che viene ritrovato ibernato in un blocco
di ghiaccio dai Vendicatori, di cui diventerà capo)
e Namor, sono eroi tormentati, spesso vittime
dei propri poteri (come La Cosa/Ben Grimm il cui potere gli
ha conferito un corpo fatto di roccia, o Hulk
la cui forza è controbilanciata dalla perdita totale
di controllo), insoddifatti, fallibili. E, soprattutto, dotati
di un'evoluzione fittizia. Fittizia perché il mondo
dei supereroi è atemporale, il Batman
di oggi avrà si è no quattro – cinque
anni in più dai tempi del suo esordio, così
come Peter Parker dovrebbe avere più
di cinquant’anni, se ipotizziamo che al suo esordio
ne avesse circa quindici.
Nel frattempo però l’alter ego dell’Uomo
Ragno è passato dal liceo all’università,
ha avuto alcune fidanzate, si è sposato, si è
laureato. Insomma, certo non ha più di cinquant’anni,
però neppure più quindici.
L’idea di “vita di tutti i giorni” che conferisce
una spolverata di soap opera alle storie di supereroi,
genera un’immediata immedesimazione tra pubblico e personaggi
e, di conseguenza, un incredibile successo di riflesso che
rilancia tutto il genere.
E così il supereroe guadagna una sorta di egemonia
di mercato: tutte le grandi case editrici pubblicano storie
di supereroi.
Unica eccezione il circuito underground e indipendente, nato
intorno al 1959 grazie ad autori come Robert
Crumb. I grandi eroi di avventura sono scomparsi
quasi del tutto e a questo punto sono i supereroi a raccogliere
il loro testimone, cominciando a sviluppare sottogeneri diversi,
dalla fantascienza al comico, in una tendenza in crescita
che vedrà il suo massimo sviluppo dopo gli anni ottanta,
con la nascita del supereroe revisionista e una copiosa invasione
di autori inglesi.
Tra la metà e la fine degli anni Ottanta, nel caos
di eroi in costumi sgargianti e non, due autori in particolare
(ma loro, in realtà, rappresentano soltanto il risultato
di una condizione che covava già da tempo. Lo stesso
Moore aveva già gettato alcune basi
con il suo Miracleman, e non era il solo)
danno sfogo ad una nuova esigenza e superano un ulteriore
limite dei supereroi, portandoli ad una dimensione più
dura e concreta. Alan Moore e Dave
Gibbons con il loro corale Watchmen
e Frank Miller con il suo The Dark
Knight Returns (il ritorno del cavaliere oscuro)
sfondano un porta che tanti saranno pronti a varcare dopo
di loro. Si mette in discussione il supereroe, lo si umanizza,
ma in una chiave molto più rigida. Gli eroi ne escono
attaccati, distrutti. Si rivoluzionano e gli si calano le
braghe.
Ma
invece che uscirne ucciso, come qualcuno avrebbe potuto pensare,
il genere risorge ulteriormente
Lo spettro si amplia: non solo più semplice avventura
ed entertainment, ma anche storie che cominciano
a offrire diversi piani di lettura, più adulte e colte.
In questo periodo una serie di grandi autori inglesi (tra
cui appunto anche Moore e Gibbons)
cominciano a lavorare per le grandi case editrici americane,
la DC Comics in particolare. È a questo
punto che autori come Neil Gaiman, Peter
Milligan o Grant Morrison, partendo
dal supereroe cominciano a esplorare e cambiare, dando vita
alla linea Vertigo, caratterizzata da serie
a fumetti che combinano in sé caratteristiche capaci
di accostarli alla letteratura.
Gli anni novanta rappresentano la decade del colore. Cominciano
a nascere case editrici con l’intento di rivaleggiare
con le grandi major, come la Malibù
Comics, che si avvale della collaborazione di autori
che nelle major lavorano e introducono la colorazione al computer.
Il disegno ed i disegnatori sono gli elementi di maggior successo
e l’estetica diventa la ricerca primaria: sempre più
splash page che ricordano più pin-up
che tavole di un fumetto, copertine sgargianti e soprattutto
variabili. Viene infatti sviluppato al massimo il concetto
di edizioni speciali, dove spesso l’unica differenza
è costituita appunto dalla copertina, che scatenano
allucinanti fenomeni di collezionismo. In quest’ottica
un gruppo di disegnatori di grande successo si stacca dalla
Marvel e fonda l’Image comics.
La grande sovrapproduzione di nuovi serial, di grande impatto
visivo e di scarsi contenuti (nella maggior parte dei casi
ci si trova davanti cloni su cloni in avventure scialbe e
ripetitive) diventa uno dei primi veicoli della nuova crisi
del mercato che si trascinerà fino a noi.
Come conseguenza della crisi, le pubblicazioni subiscono una
discreta scrematura: pochi sopravvivono e in breve gli editor
di tutte le grandi case editrici si rendono conto di quanto
le trame e i contenuti facciano in realtà la differenza.
Il risultato è un innalzamento della qualità
media di tutti i prodotti, che cominciano ancora una volta
a spaziare ed indagare percorsi nuovi.
In qualche modo stiamo assistendo ad un ritorno alle origini
in una versione moderna: i nuovi sviluppi della Marvel Comics,
con il progetto Marvel Knigths e l’ingaggio
di Joe Quesada come editor-in-chief (che
nella grande campagna acquisti che ha scatenato ha saccheggiato
proprio la linea Vertigo, recuperando autori
come Milligan, Morrison, etc. e inaugurando nuovi serial
che ne possiedono diverse affinità d’intenzione
sta risvegliando l’interesse di lettori e critica);
Alan Moore torna ai supereroi con una linea completamente
sua e sviluppando ed indagando il genere in tutte le direzioni
mentre Frank Miller, dopo anni di noir
con Sin City e parentesi epiche come
300 (che racconta della battaglia delle Termopili)
ha dato alle stampe il seguito di Returns of The Dark
Knight con Dark Knight Strikes Back.
Insomma pare proprio che invece di collassare su se stesse
il genere supereroistico non fa altro che evolversi e crescere,
soprattutto dal punto di vista qualitativo.
I nuovi serial degli X-Men (New
X-Men di Grant Morrison e X-Force
di Peter Milligan e Michael
Allred su tutti), i nuovi percorsi di Batman (su
tutte la saga No Man’s Land) o nuove
serie come Authority di Warren Ellis,
Rising Stars di J.M.Strazinscky o
Astro City di Kurt Busiek
dimostrano quanto noi sia un genere a dettare un limite, ma
solo gli autori che lo utilizzano.
I supereroi, le meraviglie, a quanto pare ancora non hanno
detto la loro ultima parola, così come sembra ormai
evidente che c’è ancora chi è disposto
ad ascoltare.
Per
farsi un idea di questo variopinto mondo il materiale non
manca.
Attualmente la situazione supereroistica italiana è
così suddivisa:
La Panini Comics/Marvel Italia detiene i
diritti di tutto il materiale Marvel Comics di cui pubblica
quasi tutti in albi mensili (come I Fantastici Quattro,
Thor e I Vendicatori, Gli incredibili
X-Men, Wiz), quindicinali (L’Uomo
Ragno), bimestrali (Devil & Hulk)
e una serie di volumi aperiodici e albi speciali che di solito
raccolgono miniserie, speciali o ristampe.
Oltre al materiale Marvel la Panini Comics ha al suo attivo
i diritti di alcuni personaggi Image, Spawn
(che pubblica sull’omonimo mensile) e tutto il materiale
Top Cow (nel mensile Witchblade Magazine
e l’aperiodico Fathom)
La Play Press detiene i diritti dei personaggi
DC Comics che pubblica, avendo navigato in
cattive acque, solo in volumi da libreria, selezionando solo
tra alcuni dei personaggi più interessanti (Batman,
Superman, Starman, Freccia
Verde, etc.)
La Magic Press, oltre a detenere i diritti
di tutto il materiale Vertigo, detiene i diritti del materiale
Image/Wildstorm che pubblica sul mensile
Wildstorm e gli ormai aperiodici Cliffanger!
e America’s Best Comics (quest’ultima
l’etichetta di Alan Moore) e su alcuni volumi speciali.
Pubblica inoltre in volumi aperiodici la poetica serie AstroCity
e la serie Madman che fonde pop art e supereroi.
La Lexy Produzioni, ultima nata in Italia,
produce la versione italiana di alcuni supereroi Dark
Horse (come Spy Boy o Ghost, in albi speciali e sul
mensile Lexy Presents) e in volumi trimestrali
il personaggio di Savage Dragon, interessante
summa del genere.Come ultima segnalazione un piccolo approfondimento.
È di recente traduzione italiana il romanzo Le
fantastiche avventure di Kavalier e Clay di Michael
Chabon, vincitore del premio Pulitzer dell’anno
scorso.
Il romanzo, proposto da Rizzoli, racconta
l'epopea di New York, del sogno americano e del fumetto supereroistico
nel periodo che va da prima dell’inizio della seconda
guerra fino a poco oltre la sua fine.
Tra escapismo, supereroi e attentatori un affresco affascinante
e trascinante che è anche una storia d’amore
e d’amicizia, capace di farsi gustare da palati di genere
diverso tra loro.
©
2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
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