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2002

I COMICS BOOK E IL MONDO DEI SUPEREROI seconda parte
di Paolo Ferrara

Con la fine della seconda guerra mondiale lentamente il ruolo del supereroe tende a ridefinirsi. Per prima cosa la fine del conflitto e lo sviluppo della guerra fredda rende obsoleti i nemici tedeschi (anche se rimane indubbio fino ad oggi il fascino di folli criminali con il pallino per la restaurazione del Terzo Reich..) e la minaccia all’american way of life si tinge di rosso...
Ma è un altro uno dei motivi principali che ridimensionano il fumetto supereroistico (e ne causano una lunga crisi): la pubblicazione del libro La seduzione dell’innocente.
L’opera dello psicologo Frederic Wertham uscita nel ‘54 accusa violentemente il fumetto di istigare comportamenti violenti e antisociali nelle menti dei giovani americani, nonché scatenare chissà quali devianze (si sottolinea ad esempio la stranezza del rapporto tra supereroi e giovani spalle che gli vengono affiancate, solitamente con lo scopo di creare un personaggio di identificazione nel giovane lettore, come, per esempio, i famosi Batman e Robin). Le associazioni di genitori ci vanno a nozze (addirittura amministrazioni locali del sud promuovono l'organizzazione di falò nelle piazze) e il libro attecchisce in maniera assolutamente inattesa. Alcune case editrici come la E.C. Comics di William Gaines, che non pubblica fumetti di supereroi ma solo fumetti di genere, tra cui spiccano gli horror (ricorderete Uncle Creepy, in Italia Zio Tibia) si trova costretta a chiudere. Il grande successo economico su cui veleggiava e che creava non pochi problemi a concorrenti come la National offre parecchi spunti per interpretare i comportamenti di questi ultimi riguardo le accuse. I “sopravvissuti” a questo punto danno vita al Comics Code Authority, una forma di autoregolamentazione (ma spesso è meglio dire di autocensura) che sopravvive fino ad oggi. Per un lungo periodo il bollino del comic code in copertina era considerato un obbligo e solo negli ultimi anni si sono cominciati a produrre albi supereroistici senza lo strano bollino nero.
È intorno agli anni ’60 che le grandi case editrici cercano di superare la crisi, riproponendo personaggi degli anni ’40 in una versione aggiornata. La Timely, che si trasformerà nella Marvel Comics, decide, invece, di sondare altre strade, di tentare una nuova via. Nel 1961 la coppia di autori Stan Lee e Jack Kirby crea i Fantastici Quattro e, da allora, il genere supereroistico non sarà più lo stesso. Con le avventure di Reed Richards, Susan e Johnny Storm e Ben Grimm viene coniato il concetto di “supereroe con superproblemi” e a minacce e criminali d’ogni foggia per i nostri eroi si aggiungono i problemi della vita tutti i giorni e una lettura delle conseguenze dei poteri in loro possesso non più come solo elemento positivo. Tutti i personaggi Marvel, come appunto i Fantastici Quattro, L’Uomo Ragno, I Vendicatori e i ripescati Capitan America (che viene ritrovato ibernato in un blocco di ghiaccio dai Vendicatori, di cui diventerà capo) e Namor, sono eroi tormentati, spesso vittime dei propri poteri (come La Cosa/Ben Grimm il cui potere gli ha conferito un corpo fatto di roccia, o Hulk la cui forza è controbilanciata dalla perdita totale di controllo), insoddifatti, fallibili. E, soprattutto, dotati di un'evoluzione fittizia. Fittizia perché il mondo dei supereroi è atemporale, il Batman di oggi avrà si è no quattro – cinque anni in più dai tempi del suo esordio, così come Peter Parker dovrebbe avere più di cinquant’anni, se ipotizziamo che al suo esordio ne avesse circa quindici.
Nel frattempo però l’alter ego dell’Uomo Ragno è passato dal liceo all’università, ha avuto alcune fidanzate, si è sposato, si è laureato. Insomma, certo non ha più di cinquant’anni, però neppure più quindici.
L’idea di “vita di tutti i giorni” che conferisce una spolverata di soap opera alle storie di supereroi, genera un’immediata immedesimazione tra pubblico e personaggi e, di conseguenza, un incredibile successo di riflesso che rilancia tutto il genere.
E così il supereroe guadagna una sorta di egemonia di mercato: tutte le grandi case editrici pubblicano storie di supereroi.
Unica eccezione il circuito underground e indipendente, nato intorno al 1959 grazie ad autori come Robert Crumb. I grandi eroi di avventura sono scomparsi quasi del tutto e a questo punto sono i supereroi a raccogliere il loro testimone, cominciando a sviluppare sottogeneri diversi, dalla fantascienza al comico, in una tendenza in crescita che vedrà il suo massimo sviluppo dopo gli anni ottanta, con la nascita del supereroe revisionista e una copiosa invasione di autori inglesi.
Tra la metà e la fine degli anni Ottanta, nel caos di eroi in costumi sgargianti e non, due autori in particolare (ma loro, in realtà, rappresentano soltanto il risultato di una condizione che covava già da tempo. Lo stesso Moore aveva già gettato alcune basi con il suo Miracleman, e non era il solo) danno sfogo ad una nuova esigenza e superano un ulteriore limite dei supereroi, portandoli ad una dimensione più dura e concreta. Alan Moore e Dave Gibbons con il loro corale Watchmen e Frank Miller con il suo The Dark Knight Returns (il ritorno del cavaliere oscuro) sfondano un porta che tanti saranno pronti a varcare dopo di loro. Si mette in discussione il supereroe, lo si umanizza, ma in una chiave molto più rigida. Gli eroi ne escono attaccati, distrutti. Si rivoluzionano e gli si calano le braghe.
Ma invece che uscirne ucciso, come qualcuno avrebbe potuto pensare, il genere risorge ulteriormente
Lo spettro si amplia: non solo più semplice avventura ed entertainment, ma anche storie che cominciano a offrire diversi piani di lettura, più adulte e colte. In questo periodo una serie di grandi autori inglesi (tra cui appunto anche Moore e Gibbons) cominciano a lavorare per le grandi case editrici americane, la DC Comics in particolare. È a questo punto che autori come Neil Gaiman, Peter Milligan o Grant Morrison, partendo dal supereroe cominciano a esplorare e cambiare, dando vita alla linea Vertigo, caratterizzata da serie a fumetti che combinano in sé caratteristiche capaci di accostarli alla letteratura.
Gli anni novanta rappresentano la decade del colore. Cominciano a nascere case editrici con l’intento di rivaleggiare con le grandi major, come la Malibù Comics, che si avvale della collaborazione di autori che nelle major lavorano e introducono la colorazione al computer.
Il disegno ed i disegnatori sono gli elementi di maggior successo e l’estetica diventa la ricerca primaria: sempre più splash page che ricordano più pin-up che tavole di un fumetto, copertine sgargianti e soprattutto variabili. Viene infatti sviluppato al massimo il concetto di edizioni speciali, dove spesso l’unica differenza è costituita appunto dalla copertina, che scatenano allucinanti fenomeni di collezionismo. In quest’ottica un gruppo di disegnatori di grande successo si stacca dalla Marvel e fonda l’Image comics.
La grande sovrapproduzione di nuovi serial, di grande impatto visivo e di scarsi contenuti (nella maggior parte dei casi ci si trova davanti cloni su cloni in avventure scialbe e ripetitive) diventa uno dei primi veicoli della nuova crisi del mercato che si trascinerà fino a noi.
Come conseguenza della crisi, le pubblicazioni subiscono una discreta scrematura: pochi sopravvivono e in breve gli editor di tutte le grandi case editrici si rendono conto di quanto le trame e i contenuti facciano in realtà la differenza. Il risultato è un innalzamento della qualità media di tutti i prodotti, che cominciano ancora una volta a spaziare ed indagare percorsi nuovi.
In qualche modo stiamo assistendo a un ritorno alle origini in una versione moderna: i nuovi sviluppi della Marvel Comics, con il progetto Marvel Knigths e l’ingaggio di Joe Quesada come editor-in-chief (che nella grande campagna acquisti che ha scatenato ha saccheggiato proprio la linea Vertigo, recuperando autori come Milligan, Morrison, etc. e inaugurando nuovi serial che ne possiedono diverse affinità d’intenzione sta risvegliando l’interesse di lettori e critica);
Alan Moore torna ai supereroi con una linea completamente sua e sviluppando ed indagando il genere in tutte le direzioni mentre Frank Miller, dopo anni di noir con Sin City e parentesi epiche come 300 (che racconta della battaglia delle Termopili) ha dato alle stampe il seguito di Returns of The Dark Knight con Dark Knight Strikes Back.
Insomma pare proprio che invece di collassare su se stesse il genere supereroistico non fa altro che evolversi e crescere, soprattutto dal punto di vista qualitativo.
I nuovi serial degli X-Men (New X-Men di Grant Morrison e X-Force di Peter Milligan e Michael Allred su tutti), i nuovi percorsi di Batman (su tutte la saga No Man’s Land) o nuove serie come Authority di Warren Ellis, Rising Stars di J.M.Strazinscky o Astro City di Kurt Busiek dimostrano quanto noi sia un genere a dettare un limite, ma solo gli autori che lo utilizzano.
I supereroi, le meraviglie, a quanto pare ancora non hanno detto la loro ultima parola, così come sembra ormai evidente che c’è ancora chi è disposto ad ascoltare.
Per farsi un idea di questo variopinto mondo il materiale non manca.
Attualmente la situazione supereroistica italiana è così suddivisa:
La Panini Comics/Marvel Italia detiene i diritti di tutto il materiale Marvel Comics di cui pubblica quasi tutti in albi mensili (come I Fantastici Quattro, Thor e I Vendicatori, Gli incredibili X-Men, Wiz), quindicinali (L’Uomo Ragno), bimestrali (Devil & Hulk) e una serie di volumi aperiodici e albi speciali che di solito raccolgono miniserie, speciali o ristampe.
Oltre al materiale Marvel la Panini Comics ha al suo attivo i diritti di alcuni personaggi Image, Spawn (che pubblica sull’omonimo mensile) e tutto il materiale Top Cow (nel mensile Witchblade Magazine e l’aperiodico Fathom)
La Play Press detiene i diritti dei personaggi DC Comics che pubblica, avendo navigato in cattive acque, solo in volumi da libreria, selezionando solo tra alcuni dei personaggi più interessanti (Batman, Superman, Starman, Freccia Verde, etc.)
La Magic Press, oltre a detenere i diritti di tutto il materiale Vertigo, detiene i diritti del materiale Image/Wildstorm che pubblica sul mensile Wildstorm e gli ormai aperiodici Cliffanger! e America’s Best Comics (quest’ultima l’etichetta di Alan Moore) e su alcuni volumi speciali.
Pubblica inoltre in volumi aperiodici la poetica serie AstroCity e la serie Madman che fonde pop art e supereroi.
La Lexy Produzioni, ultima nata in Italia, produce la versione italiana di alcuni supereroi Dark Horse (come Spy Boy o Ghost, in albi speciali e sul mensile Lexy Presents) e in volumi trimestrali il personaggio di Savage Dragon, interessante summa del genere. Come ultima segnalazione un piccolo approfondimento. È di recente traduzione italiana il romanzo Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay di Michael Chabon, vincitore del premio Pulitzer dell’anno scorso.
Il romanzo, proposto da Rizzoli, racconta l'epopea di New York, del sogno americano e del fumetto supereroistico nel periodo che va da prima dell’inizio della seconda guerra fino a poco oltre la sua fine.
Tra escapismo, supereroi e attentatori un affresco affascinante e trascinante che è anche una storia d’amore e d’amicizia, capace di farsi gustare da palati di genere diverso tra loro.

© 2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore