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2002

I COMICS BOOK E IL MONDO DEI SUPEREROI prima parte
di Paolo Ferrara


La figura del supereroe è il cuore centrale del comic book: fino agli anni '90, a sola esclusione del mercato underground e indipendente, i supereroi coprivano la quasi totalità delle produzioni mainstream. Tutt’ora ne saturano una grossa fetta.
La produzione delle grandi case editrici ha cominciato a proporre alternative al supereroe (vedi ad esempio la linea Vertigo comparsa all’interno della DC Comics culla di nascita per personaggi quali Batman, Superman, etc.), spesso in conseguenza di una rilettura della figura superomistica nata soprattutto negli anni ’80 ad opera soprattutto di una coppia di autori: Frank Miller e Alan Moore, che con, rispettivamente, Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Watchmen diedero vita a quello che fu poi definito il revisionismo dei supereroi.
La nascita dei primi supereroi si può tranquillamente considerare come filiazione diretta dei personaggi dei pulp magazine.
Non per niente uno primi dei due personaggi ad essere protagonista di un fumetto d’avventura (fino ad allora i fumetti erano limitati solo alle strisce comiche), è Tarzan, nato nel 1929 ad opera di Harold Foster e pescato direttamente dalle pagine dei romanzi di grande successo di Edgar Rice Burroughs, che tra l’altro vantavano già parecchie trasposizioni cinematografiche.
I fumetti di avventura (per ora ancora tavole domenicali o strisce quotidiane sui giornali) conoscono un enorme successo. Nascono nuovi personaggi, come ad esempio il Dick Tracy di Chester Gould (1931), Flash Gordon di Alex Raymond (1934) e The Shadow (dapprima voce radiofonica – ’30 – poi personaggio di enorme successo di romanzi pulp dal '31 e finalmente dei fumetti dal ’36)
Si nota subito come i protagonisti di queste serie sono, nella maggior parte dei casi, eroi singoli, dotati, se non di “poteri” veri e propri, di capacità straordinarie e uniche o di attrezzature e strumenti ancora una volta unici e di tecnologia avveneristica.
Sono queste le radici vere e proprie del concetto superomistico, parti di un immaginario collettivo dalle radici antiche. Se vogliamo i primi veri prototipi del supereroe sono personaggi come Gilgamesh, Ercole, Beowulf (non per niente molti di questi personaggi sono poi stati ripescati e integrati in molti universi supereroistici, come Thor per la Marvel): la mitologia e le leggende sono piene di personaggi che riprendono appieno le caratteristiche tipo del supereroe. In fondo tutta la letteratura in qualche modo seriale, da quella dei romanzi d’appendice a serial come Sherlock Holmes è ricca di figure che possono considerarsi superheroes ante literam. La Primula Rossa, Zorro e quasi tutti gli eroi di cappa e spada ne sono un ottimo esempio, ma la lista possibile è molto lunga.
L’avvento vero e proprio del supereroe arriva con due personaggi, uno del ’36 e uno del '38.
Il primo dà lo slancio al concetto della maschera e della doppia identità, ed è proprio con il nome di Uomo Mascherato con cui viene importato in Italia The Phantom di Lee Falk e Ray Moore.
Il secondo è capostipite e icona vera e propria del superomismo: Superman (appunto) creato da Jerry Siegel e Joe Shuster.
Da qui in avanti la strada è spianata: Superman e l’Uomo Mascherato, genereranno fior di discendenti e cloni, come The Batman di Bob Kane (1938 – che fonde alcune caratteristiche di The Shadow e dell’Uomo Mascherato).
Batman e Superman presentano nei loro esordi caratteristiche differenti da quelle per cui li conosciamo oggi: nelle prime storie apparse su Action Comics infatti vede un figlio di Kripton sì invulnerabile, dalla forza straordinaria e la vista a raggi x, ma che non sa volare e si limita solo a compiere balzi enormi; su Detective Comics invece (e sarà proprio l’acronimo di questa rivista, DC appunto, il nome che si sostituirà a quello della National, detentrice dei diritti di questi due personaggi) l’uomo pipistrello si aggira armato di pistole con cui trucida senza remore i criminali (nella scia più cruenta nata appunto da pulp e predecessori come The Shadow o The Spider, ma anche in coerenza con altre storie di lotta al crimine dello stesso periodo come Dick Tracy)
Comunque il passo è fatto, gli eroi super si moltiplicano a dismisura in un caleidoscopio inarrestabile, in maniera più o meno originale.
Siamo in un periodo (la fine degli anni '30 e l’esordio dei '40) in cui romanzi pulp e personaggi dei fumetti quando parlano di successo parlano di milioni di copie di venduto.
Intorno agli anni '40 la National Comics lancia una poderosa campagna di cause ai danni di tutti quei personaggi che appaiono come cloni di quel Superman di cui è detentrice dei diritti.
Spesso le accomunanze tra l’accusato e l’alter ego di Clark Kent sono palesi, mentre altre volte è difficile capire su quale base si fondi l’accusa (anche se il successo economico pare essere già un ottimo motivo).
A prescindere dalla plausibilità o meno delle accuse comunque la National vince parecchie di queste cause e spesso reingloba i personaggi rivali all’interno del proprio universo fumettistico (come accadde ad esempio al personaggio di Capitan Marvel).

Nel frattempo il secondo conflitto mondiale comincia a gettare le sue ombre. I super eroi si adeguano allo spirito propagandistico e passano dalla caccia ai criminali a quella ai “crauti”.
Nuovi eroi vengono creati “ad hoc” per combattere contro la minaccia tedesca e in nome dell’american way of life, come ad esempio Capitan America o Uncle Sam.
Quando il conflitto esplode il mondo dei supereroi si divide in pratica in due fazioni: da un lato alcuni eroi vengono fatti “intervenire” direttamente nei territori d’Europa, dall’altro ci si rende conto di quanto risulterebbe ridicolo mettere in campo personaggi capaci da soli di risolvere il conflitto, quindi si trova una fantasiosa spiegazione che giustifichi la loro assenza sul campo di battaglia e gli si riempie il tempo con spie, traditori e sabotatori nei territori d’America.

© 2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore - © immagine Capitan America Marvel Comics 2002