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SUPEREROI... di Paolo Ferrara

Il problema ricorrente per le due grandi major del fumetto americano, quelle Marvel e DC che da anni tengono ben caldo il cuore di tanti appassionati, è sempre stato quello di avvicinare nuovi lettori. Tralasciando le nuove serie e i nuovi personaggi, il volto più oscuro di questo problema si lega ai nomi dei personaggi più noti, quelli che, almeno per nome, hanno varcato i limiti del mondo a vignette e sono entrati nell’immaginario comune. Nomi come Batman, Superman, l’Uomo Ragno, i Fantastici 4, personaggi le cui storie vengono narrate da alcuni decenni. Un nuovo lettore che abbia voglia di avvicinarsi ad una qualunque di queste serie, si ritrova a scontrarsi fin da subito con un concetto che ha spesso infiammato pagine della posta e fiere dei fumetti: la famosa “continuity”. In pratica nei 30 – 40 anni o più di avventure che hanno vissuto sulla carta, i personaggi sono cresciuti, si sono evoluti, hanno affrontato eventi e situazioni di cui dimostrano memoria e che generano strascichi e ripercussioni. Non sono molte le persone a cui piace entrare al cinema a film già iniziato.

Nel corso degli anni Marvel e DC hanno pensato bene di cercare possibili soluzioni, seguendo diverse strade. La più semplice consisteva nel realizzare storie “fuori continuity”: albi, volumi, miniserie dotate di vita propria, comprensibili e godibili anche per chi si accostasse ai protagonisti per la prima volta. Lo scopo di operazioni simili in realtà non è solo ed esclusivamente quello di avvicinare nuovi lettori (spesso il pretesto è un altro), ma i prodotti nati percorrendo questa via si sono rivelati spesso di ottima qualità e fattura, quasi sempre sperimentali (vuoi per i nomi degli autori coinvolti, vuoi a livello grafico, vuoi come trama), a volte addirittura dando vita a storie indimenticabili. A questa categoria appartengono ad esempio gli Elseword DC, ossia gli altri mondi, quelle storie dove il personaggio scelto (Batman risulta il più gettonato di sempre) viene catapultato o riletto in un ambiente diverso da quello abituale, come futuri ipotetici, mondi alternativi dove alcuni eventi si sono svolti in modo diverso (sia situazioni legate strettamente al personaggio a fumetti che eventi della storia reale), o addirittura a confrontarsi con personaggi storici. È in questa categoria che sono state partorite storie come “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” di Frank Miller che cambiò il mondo del fumetto supereroistico nei primi anni ottanta.
Cercando di seguire questa strada la DC Comics lanciò una serie di discreto successo e dal tenore qualitativo medio alto “The Legend of th Dark Knight” (in Italia per Play Press come “Le leggende di Batman”, mensile per circa una ventina di numeri e ora pubblicato in volumi aperiodici) con ovviamente Batman come protagonista e dove si alternano gruppi diversi di autori per archi narrativi di qualche numero, tutto rigorosamente fuori continuity. L’idea è stata ripresa recentemente dalla Marvel per una nuova collana sull’Uomo Ragno.
Questa strada però non offre una soluzione accettabile: il nuovo lettore viene conquistato per il singolo racconto mentre sulla serie regolare il fardello del tempo trascorso rimane. Le due grandi major hanno allora sperimentato varie tecniche di “svecchiamento” degli eroi.

La DC Comics tentò la via del cambio radicale. Superman venne prima ucciso e fatto rinascere, poi di trasformato completamente con un nuovo costume e nuovi poteri. A Batman fu spezzata la spina dorsale e gli si diede un violento sostituto. Eroi “minori” come Flash, Lanterna Verde, Starman vengono rimpiazzati da giovani leve (vuoi per la morte del predecessore, vuoi per il semplice ritiro come nel caso dello splendido Starman).
Mentre questo passaggio di testimone nelle serie minori ha avuto buoni risultati sia di pubblico che nella qualità delle storie, i tentativi sulle grandi icone (Batman e Superman) si rivelarono fallimentari. Storie piuttosto mediocri che, dopo una prima ondata di curiosità, scatenarono quasi sommosse popolari di appassionati che ne rifiutavano modifiche così sostanziali. Superman tornò così alla calzamaglia rossa e blu e Bruce Wayne tornò ad usare le gambe (che per prima cosa usò per cacciare a pedate l’usurpatore..).
Batman e Superman continuano tuttora la loro avventura infinita con ben poche modifiche: la DC ha cercato solo di ridurre il peso della continuity e di far realizzare storie in archi narrativi completi e più brevi, alzandone il livello qualitativo e permettendo come unici cambiamenti possibili interventi sul mondo attorno agli eroi (Gotham City distrutta e dichiarata terra di nessuno, in quest’ultimo periodo di Batman e Lex Luthor candidato alla presidenza americana per Superman). Questa volta con un risultato non disprezzabile.

La Marvel, tentò dapprima alcuni tentativi simili a quelli DC. Sull’Uomo-Ragno ad esempio si tentò di attuare qualche trasformazione. Prima lo si mette in discussione con una lunghissima (e spesso scadente) saga dove si introduce un suo vecchio clone cominciando un gioco di rivelazioni e smentite (fino all’ultimo il dubbio sul chi sia l’originale), di ritiri e nuovi costumi, poi (quando finalmente la Marvel si rende conto del parere dei fans) riporta in lizza Peter Parker come unico e originale (ma c’era proprio bisogno della melodrammatica morte di Ben Reilly il clone?). Fallito questo tentativo si cerca di fargli tabula rasa intorno (divorzio, morte di zia May, caccia all’uomo con crisi di identità…). Alla fine il risultato è sempre lo stesso: ora l’Uomo Ragno è tornato più o meno al suo status quo ed è affidato ad autori capaci (ci hanno impiegato anni, ma finalmente le due major hanno capito che il primo passo importante è quello di realizzare belle storie..).
Il tentativo più bizzarro però la Marvel lo fa con 4 delle sue testate più importanti, ovvero Iron Man, Capitan America, Fantastici 4 e Vendicatori: per un anno ce li fa credere morti nella nostra realtà fittizia e le ricomincia da capo in una versione moderna, affidandoli a due degli autori che fondarono l’Image Comics, ovvero ex galline delle uova d’oro Marvel e DC. Sotto una pellicola di splendidi disegni (soprattutto per le serie curate dallo staff di Jim Lee, ovvero Fantastici 4 e IronMan) le storie zoppicavano quasi tutte, con l’eccezione di Iron-Man, unico personaggio reso in maniera interessante. Concluso l’anno gli eroi tornano alla nostra realtà: non erano morti ma in un'altra dimensione, e quindi, una volta tornati le loro testate sono potute finalmente ricominciare dal numero 1! Al di là dell’aspetto comico della cosa, il nuovo “inizio” è gestito piuttosto bene: il loro passato non è improvvisamente cancellato, ma le serie sono abbordabilissime per un nuovo lettore e le 4 testate ne guadagnano parecchio(anche questa volta grazie alla qualità degli autori coinvolti come l’incredibile coppia Kurt Busiek/George Perèz, al lavoro su i Vendicatori nel mensile italiano Iron-Man di Marvel Italia/Panini Comics, testata tra le migliori del “Ritorno degli eroi”).
Compreso appunto quanto le storie (e quindi gli autori) possono fare la differenza, la Marvel tenta un ultimo esperimento. Contattato nuovamente un autore esterno alla casa editrice, Joe Quesada, gli affida completamente la gestione di un gruppo di supereroi minori, chiamando il progetto Cavalieri Marvel. Quesada si sceglie un gruppo di autori e realizza alcune miniserie da capogiro (i 17 numeri della testata Cavalieri Marvel raccoglie alcune delle migliori: Pantera Nera, Inumani, il Punitore di Garth Ennis e Steve Dillon e la Vedova Nera) con un riscontro di pubblico e di critica incredibile. La casa madre allora gli offre altri personaggi, come Devil (che Quesada affida al regista Kevin Smith che realizza una splendida saga, leggibile sui primi numeri della nuova serie di Devil della Marvel Italia o sul volume che la Rizzoli ha recentemente dedicato a Devil che la raccoglie per intero) e lui e il suo staff bissano il successo.
Ora Quesada è diventato l’editor in chief della Marvel, ovvero gestisce in toto le scelte editoriali, e ha messo in atto una campagna acquisti di autori che ha dell’incredibile, saccheggiando il settore Vertigo della DC Comics (che produce fumetti di concezione più adulta). Il risultato di pubblico, oltre a quello di restituito lustro e prestigio alla Marvel, attratto sia dal trambusto che dal meccanismo del passa parola, che ancora rimane il veicolo di trasmissione più valido nel mondo del fumetto, di chi ha letto le storie, sembra essere davvero considerevole.

Eppure pare che il sogno di cambiamento permanga nelle menti dei grandi editor, così la Marvel ha lanciato una nuova idea. Non volendo più rischiare grossi cambiamenti sulle serie regolari dei personaggi a cui è stato recentemente dedicato un film (e quindi un notevole colpo pubblicitario) ha pensato bene di lanciarne due serie ex-novo. Ultimate X-Men e Ultimate Spider-Man ricominciano da capo le storie degli X-men e dell’Uomo Ragno come se venissero inventati oggi. Ambientazione quindi più contemporanea e aggiornata, protagonisti più giovani (e più vicini ai film omonimi di recente realizzazione), nuove direzioni e nuovi sviluppi e la vecchia serie intatta. Contenti tutti? A quanto pare sì, visto che le nuove serie attraggono lettori nuovi e incuriosiscono i vecchi. Per ora Ultimate X-Men, dopo un primo numero molto vicino al film, si dimostra la serie più interessante: i dialoghi di Millar sono eccezionali e il percorso su cui si sta inerpicando la trama è parecchio intrigante (nonostante i protagonisti siano forse troppo giovani), mentre Ultimate Spider-Man sembra meno eclatante e nei primi episodi finora usciti in Italia (entrambe le serie hanno una testata monografica bimestrale pubblicata da Marvel Italia-PaniniComics) sembra di avere a che fare con il film “Voglia di Vincere” (quello dove Michael J.Fox diventava un licantropo) con protagonista Peter Parker…

© 2001 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

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