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THE STORM RIDERS (Feng yun)
Regia:  Wai Keung Lau; Cast:  Aaron Kwok, Ekin Cheng; Hong Kong; Anno:  1998; Genere:  Azione/Avventura; Durata:  132'; Produzione:  B.O.B. and Partners Ltd. Co., Centros Digital Pictures, Golden Harvest Company Ltd.; Distribuzione:  Digivision; Uscita prevista:  Settembre 2001 (vhs)

Non ne avevo mai sentito parlare da nessuna parte e immagino che se proprio è stato proiettato, deve essere successo in qualche imboscatissimo cineforum. Eppure sto parlando di una delle più colossali produzioni honkghiane di questi ultimi anni. Il titolo estero (finora non ho trovato da nessuna parte quello che potrebbe essere il titolo originale) è Storm Riders e pare che in America stia riscuotendo un discreto successo. Qui in Italia mi è capitato tra le mani in versione dvd. Non so neppure se esista in vhs e qualunque tipo di domanda abbia tentato in giro, sul film in specifico o sulla sua esistenza, hanno incontrato poco più che monosillabi di assoluta dissociazione. Nonostante il prezzo (non certo tra i più economici, visto che di copertina costa 54.900 come tutti gli altri titoli dvd Columbia che lo produce), l’assoluta ignoranza sul prodotto e la confezione che gli conferisce un solido aspetto da produzione di serie B (o peggio. Strano che nonostante il prezzo sia lo stesso di tutte le altre pubblicazioni Columbia la confezione sia totalmente diversa e anonima, quasi ad evitare di far notare la paternità del disco..) non ho resistito alla sfida di alcune foto sul retro e me lo sono portato a casa. Come prima cosa un’occhiata sommaria alla struttura del dvd presenta menù animati piuttosto carini e un paio di extra, tra cui un lungo documentario/dietro le quinte sottotitolato in italiano: il livello del prodotto si dimostra piuttosto discreto e il livello di curiosità si infittisce. Storm Riders pare sia il film più costoso della storia di Hong Kong, dove ha conquistato un successo economico strabiliante. Gli effetti speciali sono stati commissionati ad una casa di produzione americana, la storia ricavata da un manwa.
Il manwa è il fumetto cinese, la cui fetta predominante è dedicata alle storie di azione ed arti marziali, quasi sempre a colori e con uno stile realistico. La concezione e la poetica delle storie di arti marziali cinesi sono molto distanti da parecchi parametri occidentali, il che ha reso la fruizione di questi prodotti quella di un classico mercato di nicchia, da appassionati. In queste storie gli uomini sono capaci di compiere azioni impossibili come volare, combattere con un solo arto, muoversi a velocità improbabili, proiettare colpi di energia e tanto altro (una domanda per tutti: perché tutto questo sembra così strano nelle storie e nelle leggende orientali quando la nostra mitologia e letteratura ne è piena? Gli eroi dei miti e i super eroi dei fumetti ci sembrano così differenti? Qualcuno certo potrebbe obbiettare che tendono all’esagerazione, come quando ad esempio capita che un fumetto si apre in un mondo dove un colpo del protagonista ha separato la terra in quattro continenti. Certo. Ed Ercole non ha creato lo stretto di Gibilterra separando Africa ed Europa così come Superman non è capace di spostare pianeti…stiamo pur sempre parlando di mitologia e fumetti…). La dimostrazione lampante sono le critiche assolutamente incompatibili ricevute da un film come La Tigre e il Dragone: chi ne parla come un capolavoro, chi come un film inguardabile e quasi fastidioso. Nonostante le differenze, però, il cinema moderno (soprattutto quello hollywodiano) deve tantissimo all’immaginario e alla cinematografia cinese (è inutile che cominci ad elencare grandi successi come Matrix o Mission Impossible 2, giusto per citare gli esempi più fastosi e recenti).
Perché questa digressione? Perché StormRiders è l’apoteosi di tutta quelle che sono le tematiche e l’aspetto delle produzioni cinesi. Finora questi livelli erano stati raggiunti appunto solo nei manwa, dove i personaggi disegnati potevano permettersi poteri e capacità spettacolari e roboanti. Nel cinema tutto era più difficile e, nonostante parecchie invenzioni nel campo degli effetti speciali, i limiti erano evidenti. Inoltre negli ultimi anni il cinema di Hong Kong si è orientato sempre di più verso ambientazioni moderne, contemporanee, spostando, modificando e adattando tutta la sua spettacolarità.

Con The Storm Riders si torna ad un ambientazione più mitologica e medievaleggiante, in poche parole più fantasy, ovviamente sempre considerandolo in chiave orientale. La trama è piuttosto classica: due protagonisti dal tragico passato e orfani che sono cresciuti e si sono allenati insieme come fratelli si innamorano della stessa ragazza, che è anche la figlia del loro precettore il quale mira alla conquista del mondo. Sviluppi tragici, tradimenti, eroismo, combattimenti sono i nodi attorno e con i quali si sviluppa tutta la storia. Se vogliamo nulla di eccezionale ed eclatante, soprattutto per chi è avvezzo al genere. Ma è la spettacolarità del film quella che spiazza. Gli effetti speciali sono rumorosi e di fattura ineccepibile e danno vita ad una serie di scene e scontri di cui finora si era potuto solo ammirare su carta o in animazione. L’uso della computer graphic è massiccio ma perfettamente integrato, ben poche le sbavature. Persino lo scontro con una creatura completamente virtuale, un drago dall’aspetto vagamente leonino, è reso palpabile e il contatto con l’attore in carne ed ossa è solido e si fatica a percepire il distacco a cui si è abituati solitamente con queste tecniche. In definitiva, per quanto giocattoloso e per molti versi ingenuo, è il sogno di tutti gli amanti del genere e sicuramente una prova affascinante. La speranza è che possa fare da apripista per nuove produzioni di genere, magari coinvolgendo alcuni di quei registi che sono stati capaci di travalicare il genere e conquistare parecchi critici (oltre che spettatori in tutto il mondo). Peccato che il film sia arrivato così silenziosamente in Italia, quasi di nascosto. Sono convinto che se pubblicizzato adeguatamente creato tranquillamente un piccolo fenomeno. Ma il mercato italiano ci ha insegnato spesso e volentieri a non stupirci più delle sue bizzarrie e a ringraziare che, in un modo o nell’altro, certi titoli possano arrivare.

© 2001 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

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