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2002

STAR WARS: REALITY BITES!
Ovvero come la realtà sta modificando un universo di fantasia...

di Antonio Serra

Il nuovo episodio di Guerre Stellari è da circa un mese nelle sale ed è stato presto “scacciato” dalle recensioni e dagli spazi di commento anche dei giornali specializzati dall’incalzare dei nuovi “kolossal”, Uomo Ragno in testa. Eppure il film diretto da George Lucas merita, a mio giudizio, qualche parola di più, parole che francamente non mi è sembrato di leggere nelle pur tante recensioni apparse qual e là. Ma vorrei partire da lontano. Chi scrive è stato per anni autore di storie per i fumetti e, per chi non lo sapesse, le sceneggiature di un fumetto, di un film o di un telefilm sono davvero molto simili tra oro. E per anni, chi scrive, ha cercato di rivolgersi al pubblico più ampio possibile, a un pubblico composto da migliaia di persone, più ristretto ma non diverso da quello che affolla i cinema. Ecco quindi che, quando qualche anno fa Lucas annunciò l’intenzione di raccontare l’inizio della sua saga stellare, il sottoscritto (e con lui molti suoi colleghi sceneggiatori) si pose una domanda “professionale” la cui risposta non era di certo immediata: ma come si fa a raccontare in modo interessante per tutti una storia di cui conosciamo già il finale?
E già, perché la “fiaba” del giovane Anakin Skywalker che diventa il malvagio signore del male Darth Vader è in realtà già scritta nei tre film “classici” della serie (Guerre Stellari, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi). In quei tre racconti che hanno riempito i sogni della mia generazione, decine sono i riferimenti al passato e agli eventi che li hanno preceduti, e facendo una raccolta di quei tanti riferimenti non si può non avere un quadro abbastanza coerente della storia che deve essere raccontata in questo complesso “prequel”. Ed ecco quindi che facendo semplici calcoli, il cavaliere Jedi Obi Wan Kenobi deve aver conosciuto Anakin quando era bambino… e quel bambino doveva essere già in tenera età “…il miglior stellopilota della galassia!” citando il doppiaggio italiano dell’epoca. Ed ecco quindi che all’apparire di Episodio I - La minaccia fantasma il sottoscritto non si è certo stupito di trovarsi davanti un bimbo e una incredibile versione futuristica della storica corsa delle bighe di Ben Hur. Altrettanto non è successo al pubblico. La delusione è stata palese, e in molti non hanno neppure riconosciuto i legami tra questo film “iniziale” e gli altri tre della serie. A quel punto il mio istinto professionale è scattato e mi sono chiesto: “Dove sbaglia Lucas… perché il messaggio non arriva?” E ancora: “Ma quale è questo messaggio? Che tipo di realtà descrivono La minaccia Fantasma e L’attacco dei Cloni? Ed ecco che la risposta a queste domande è senza dubbio una sorpresa. Federazione del commercio, Gilde bancarie, Mercanti di tecnologia, politici interessati solo alle loro cariche, un senato corrotto, un movimento indipendentista… tutti concetti legati al denaro, alla politica, a una realtà che di fiabesco ha ben poco. Concetti che sono distanti anni luce dalla
semplicità di un “impero malvagio” che schiaccia e domina e di un “gruppo di ribelli” che combatte per la libertà e la giustizia. Nella vecchia trilogia tutto è semplice e lineare, il bene e il male sono chiaramente divisi tra loro, il meccanismo del racconto non ha intoppi possibili, gli eroi sono eroi, pur nei loro “epici” tormenti.
Ma in questo nuovo mondo che un Lucas “autore” a tutti gli effetti ci descrive con pirotecnica fantasia regna solo il caos, la confusione, il dubbio, il sospetto. E le modalità con cui il perfido senatore Palpatine (che a tutt’oggi lo spettatore ignaro non può riconoscere come il “cattivo” della storia) riesce prima a diventare “cancelliere supremo” e poi vero e proprio dittatore di una repubblica in disfacimento ricordano fin troppo da vicino le modalità con cui altri famosi dittatori hanno preso il potere in momenti non troppo felici della nostra storia passata e anche decisamente più recente.
Ma, purtroppo, il pubblico non può capire. Anche se riempie le sale e rimane di sicuro colpito dalla quantità e qualità degli effetti ottici di un vero gigante come L’attacco dei Cloni, il percorso narrativo della storia appare ai più tortuoso, incomprensibile, inutile. Non si sa bene con chi identificarsi, i personaggi (come molti dicono) “non ci sono”, “non sono interessanti”. La realtà, io credo, è proprio questa. Se l’impero deve vincere, quelli che noi abbiamo davanti non possono in nessun modo essere degli eroi. Sono piuttosto dei deboli, che hanno affogato le loro coscienze in una filosofia pacifista a tal punto da impedire loro di vedere con chiarezza la presenza del male. Sono degli ingenui, e come tali si comportano sullo
schermo. Ma, e ogni buon scrittore di storie lo sa, il lettore/spettatore ha bisogno di personaggi migliori di lui, di personaggi che sappiano interpretare i valori più alti della vita e che possano quindi, con il loro coraggio, il loro dinamismo, la loro chiarezza di pensiero allontanare lo stesso lettore/spettatore dalle tristezze e piccolezze della sua vita.
E invece Lucas, in questa sua mastodontica, presuntuosa ma allo stesso tempo commovente opera, mette in scena un teatrino di piccoli uomini e donne, di persone che hanno i nostri stessi difetti e limiti nonostante i loro grandi poteri. Personaggi che non possono esserci simpatici, perché protervi, ciechi davanti a ciò che gli si svolge davanti agli occhi, a volte (come il giovane Anakin) così rozzi nel loro agire e nel loro parlare da sfiorare l’imbarazzo. Imbarazzo che è lo stesso di molti giovani d’oggi davanti alla vita che agli appare priva di senso. E Anakin diventa quindi, a mio giudizio, una sorta di sintesi del pensiero della gioventù “capitalista” (per non dire borghese) di oggi. Incapace di controllare i suoi poteri (le potenzialità di un futuro uomo) egli sceglie le vie più semplici. Non ama la sua donna, ma è solo in grado di desiderare di possederla, non teme nulla non perché ha imparato a conoscere la paura, ma perché la ignora. Nonostante ciò non si può negare che ciò di cui parliamo è tutto “non detto”, che lo spettatore , recatosi al cinema per vedere potenzialmente un film di puro intrattenimento, si trova davanti un “mostro” dal ritmo incerto, dove la rivisitazione dotta dei generi cinematografici (e di alcuni film in particolare, tra cui citiamo almeno Sentieri Selvaggi di John Ford) non aiuta certo a superare i momenti troppo dilatati sia nel dialogo che nell’azione. Ma, come era già capitato nel bellissimo A.I. di Steven Spielberg, i difetti stessi di questo film (che fanno rabbrividire anche me come professionista della scrittura popolare e “per tutti”) sono anche i suoi pregi. Insomma, un film d’autore mascherato da kolossal ma che, a tutti gli effetti, è davvero un kolossal. Un bel pasticcio.
Per concludere, come fan della saga, mi permetto solo una nota sulla continuità del racconto. Nel finale de L’attacco dei Cloni appaiono i famigerati “piani” della Morte Nera, che furono il primo motore immobile del “Guerre Stellari” originale. Sarà, io credo, di sicuro su quei maledetti piani che si giocheranno le decisioni finali nel prossimo film… e sarà su di loro, credo, che Anakin, ormai diventato Vader dovrà prendere una terribile decisione, affidandoli a un piccolo droide astromeccanico che tutta la mia generazione conosce con il “nome” di C1 P8, e che oggi, per ragioni di “globalizzazione” del merchandising, è diventato R2 D2. E, affidandoli a lui, comincerà il lungo cammino che lo porterà alla sua redenzione…

© Antonio Serra 2002 - per gentile concessione dell'autore