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SPIRITED AWAY - LA CITTA' INCANTATA di Hayao Miyazachi (Giappone, 2001) di Paolo Ferrara

Da anni Miyazachi ci ha abituati a opere di livello altissimo, sia dal punto di vista tecnico che a livello narrativo. Storie poetiche, intense, divertenti, capaci di scuotere ed emozionare il bambino e l’adulto in una chiave molto più profonda e vicina al vecchio concetto di favola, come molti film Disney sognerebbero di fare.
Ma con quest’ultimo lungometraggio l’autore di perle come Totoro, Nausicaa o il recente Principessa Mononoke è stato capace di superare sé stesso.
Tecnicamente superbo La Città Incantata è un viaggio in un mondo fantastico, una sorta di rilettura giapponese del mito dell’Alice di Lewis Carroll, soprendente ed emozionante.
Il tema portante del film resta come sempre il raffronto uomo-natura, mai semplice e difficilmente positivo a cui Miyazachi guarda con una certa malinconia. Tante le ripercussioni negative dell’intervento umano e, pare dirci il nostro regista, l’unico modo per raggiungere un’armonia con la natura è da ricercare nei bambini e in sentimenti come l’amore.
Le creature che compongono il mondo della città incantata fanno riferimento alla mitologia giapponese, ma hanno un forte richiamo sul concetto generale di mitologia, con spettri e spiriti in chiave animista. Ma non mancano anche chiari richiami alla mitologia miyazachiana, con l’apparizione di spiriti che richiamano direttamente creature apparse nei precedenti film (come gli spiriti della fuligine che aiutano il vecchio delle caldaie, che richiamano gli spiritelli che “infestavano” la nuova casa dei piccoli protagonisti di Totoro)
Difficile non lasciarsi trascinare dalle vicende che coinvolgono la piccola Chihiro, rimasta coinvolta in questo mndo che sta al di là del nostro, quasi in una sorta di parentesi, gestito da leggi proprie a cui la bambina dovrà presto adattarsi. Adattamento che sarà un percorso di crescita, e come per ogni buona storia che si rispetti, la piccola Chihiro del principio sarà molto diversa dalla piccola Chihiro che si lascerà alle spalle la città incantata.
Il livello di animazione e di cura è talmente straordinario che si possono cogliere atteggiamenti dall’incredibile realismo. Chihiro si muove e si comporta come una vera bambina si muove e si comporta. Ogni tanto deve accelerare il passo quando cammina a fianco della madre dalle gambe più lunghe. Ha delle difficoltà a passare sopra dei sassi che formano un guado su di un piccolo rivolo, usando sia le mani che le braccia.
Il senso di meraviglioso e di poesia che aleggia per tutto la pellicola è intenso, penetrante. La musica ma soprattutto la selzione di suoni e rumori è più che calzante o contribuisce ad alimentare un’atmosfera affascinante, atratti dolce e divertente, a tratti inquietante, come nella normale architettura della fiaba.
Superbamente meritati sia l’Oscar, che il ben più importante Orso D’Oro di Berlino, che finalmente dimostrano e dichiarano al grande pubblico un riconoscimento che fin’ora era relegato a tutti quegli appassionati che avevano imparato a conoscere le opere di questo grande maestro attraverso edizioni originali, copie di copie e qualunque altro mezzo lo permettesse.
Riconoscimento che finalmente permetterà l’arrivo in una versione italiana delle altre opere dello studio Ghibli e che ci porta ad aspettare la realizzazione del prossimo film con un misto di trepidazione e timore reverenziale. Cosa sarà capace di produrre ancora Miyazachi? È possibile che riesca ancora a superarsi? Sembrava difficile che fosse possibile, poi è uscito Spirited Away – La Città Incantata e noi, che incantati siamo rimasti, aspetteremo con il cuore come quello di un bambino.

© Paolo Ferrara 2003 - per gentile concessione dell'autore

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