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UNO SPECIALISTA
- RITRATTO DI UN CRIMINALE MODERNO (Un
spècialiste, portrait d'un criminel moderne), di
Eyal Sivan; produzione:
Israele, Belgio, Francia, Germania, Austria;
anno: 1999; commento:
****
Il regista
Eyan Sivan ripropone alcuni spezzoni delle riprese del processo
che si tenne a Gerusalemme nel 1961 a Otto Adolf Eichmann, il criminale
nazista catturato dai servizi segreti israeliani in Argentina, e che terminò
con la condanna a morte dello stesso, giustiziato poi per impiccagione
nel maggio 1962. L'imputato fu riconosciuto colpevole di essere stato
il responsabile della logistica e dei trasporti dei deportati nei campi
di concentramento. Soprannominato non a torto il "ragioniere dello sterminio",
Eichmann durante tutto lo svolgimento del processo è rimasto impassibile,
occupato a prendere appunti su quanto si dibatteva; non ha mai negato
il suo ruolo ma ha sempre sostenuto di essere stato costretto ad attenersi
ad ordini superiori. Quello che impressiona è l'immaginarsi questo uomo,
calvo, con gli occhiali dalle lenti spesse, dall'aspetto di modesto impiegato
di banca, con un potere di vita e di morte su milioni di persone. Il documentario
è privo di qualsiasi commento e retorica; Sivan si èlimitato a montare
gli spezzoni senza neppure apporre alcuna nota introduttiva per lo spettatore
non informato sul personaggio e sul processo svoltosi. Tuttavia, pur nella
sua asciuttezza "Uno specialista" risulta di grande impatto emotivo e
se ne raccomanda la visione - sopportando le due ore in versione originale
con sottotitoli italiani spesso non ben leggibili - per non dimenticare
il dramma dell'Olocausto.
AL DI LA' DELLA VITA (Bringing
Out the Dead), di
Martin Scorsese, con:
Nicholas Cage, Patricia Arquette, John Goodman, Vinh Rhames, Tom Sizemore;
sceneggiatura: Joe Connelly e
Paul Schrader; produzione:
Usa; anno:
1999; commento:
***
L'autoambulanza
sfreccia senza sosta nella notte
per le vie di Hell's Kitchen a New York: un girone dantesco, dove si lotta
contro il tempo per strappare alla morte anime di disperati. Ci si sente
vivi quando si salva una vita, ma si vive nell'ossessione delle vite perdute.
Tratto dal romanzo autobiografico di Joe Connelly - che lavorò
per nove anni su un'autoambulanza nel Bronx - il film di Scorsese, ci
racconta 48 ore nella vita di un paramedico, interpretato da Nicholas
Cage. Con le sue ossessioni ricorrenti e l'ambientazione nella strada
metropolitana, il film richiama Taxi Driver, anche se il paramedico
Cage, per quanto si impegni con espressioni sofferenti e costernate, è
lontano dal carisma cinematografico del tassista Robert De Niro. Mentre
si resta affascinati dalla sapienza nel rappresentare senza enfasi o retorica
la durezza dei bassifondi e della vita al pronto soccorso nei quartieri
più popolari (E.R. al confronto è un programma per bambini), si rimprovera
a Scorsese un'eccessiva insistenza sulle visioni e del protagonista: la
sua ossessione per la ragazza morta risulta troppo insistita, finendo
per dannegiare l'equilibrio struttural-narrativo del film. Joe Connelly,
che ha partecipato alla stesura della sceneggiatura insieme a Paul
Schrader (American Gigolo, Lo Spacciatore) ha detto di essere
stato costretto ad edulcorare in ogni caso i racconti in quanto la realtà
da lui vissuta sarebbe risultata inverosimile una volta trasposta sullo
schermo Ad esempio, nella scena del parto sulle scale, in realtà i gemelli
erano siamesi! Da ricordare la presenza di un quasi irriconoscibile Ving
Rhames nel ruolo di un collega di ambulanza di Cage: Rhames è stato
l'indimenticabile Marcellus Wallace in Pulp Fiction.
© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore
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