TRA IL GIALLO POLIZIESCO E IL NOIR ITALIANO: LE AVVENTURE DEL
COMMISSARIO SPADA/SECONDA PARTE, di Stefano Gorla
Anni di Piombo
Difficile
ricreare il clima che si respirava in quegli anni. Ogni età
ha vissuto gradi di coinvolgimento e di percezione diversi.
Il periodo degli "anni di piombo" ha visto in Europa
il fenomeno diffuso del terrorismo: i crudi scontri tra l'esercito
d'occupazione britannica e l'IRA nell'Irlanda del nord, gli
attentati della RAF in Germania, la fine della dittatura in
Spagna, il terrorismo basco, le Brigate Rosse in Italia con
quell'enorme cesura che è stato il rapimento e l'uccisione
di Aldo Moro. Del riverbero del terrorismo vero e proprio
troviamo poco nel fumetto, soprattutto nel fumetto d'avventura:
materiale troppo complesso da maneggiare. Se l'immenso Castelli
sceneggiava con Gomboli un opuscoletto in quota
PSI con disegni di Milo Manara dal titolo: "Un
fascio di bombe" dove, in forma didattico-didascalica,
si esponeva la teoria della strategia della tensione e quella
degli opposti estremismi, si sbilanciava un po' di più
la satira con Up il sovversivo di Chiappori
o con le tavole di Ro Marcenaro. Echi della situazione
culturale di quel periodo li troviamo certamente in alcune
tavole di Pazienza o fra le pagine di Cannibale,
ma anche nell'avventura romana de Lo Sconosciuto di
Magnus e in una splendida manciata di strisce di Lupo
Alberto, dove Silver riesce a far entrare direttamente
la tragedia del terrorismo con espliciti riferimenti (e sono
rimasti nell'immaginario Lupo Alberto e Enrico La Talpa che
fondano il movimento dei Bravi Ragazzi equivocando
sulle iniziali).
Tra
scelte e confusione
Tutto questo conferma quanto sia stata coraggiosa e intrigante
la scelta del duo Gonano-De Luca. La seconda fase della saga
del Commissario Spada si apre con una trilogia dedicata al terrorismo.
I titoli dei singoli episodi sono espliciti e emblematici nello
stesso tempo: I terroristi (11 puntate,
44 tavole ), La grande confusione (10 puntate, 42 tavole
), La scelta (11 puntate, 44 tavole ), una narrazione
fluida e ben congegnata senza concessioni all'esagerazione,
in un interessante equilibrio tra pathos e avventura. L'opera
vede la luce tra il 1977 e il 1978 anche se viene
pubblicata solo agli inizi del 1979. Una serie di curiose vicende
che saldavano troppo la finzione con la realtà, con intuizioni
quasi profetiche, indussero la redazione de il Giornalino a
far decantare la storia posticipandone la pubblicazione. Ma
già nella fase di elaborazione le vicende ebbero percorsi
tortuosi. Le storie del commissario Spada si sono progressivamente
spostate, come abbiamo accennato, dal giallo al noir,
e mentre De Luca lavora al progetto Shakespeare, Gianluigi Gonano
inizia ad elaborare la complessa fase"terroristica".
L'idea nasce da lontano, ricorda Gonano, ai tempi dell'episodio
Geronimo, forse uno degli episodi più riusciti
della serie, e dopo alcuni anni di travaglio, in cui mettere
anche qualche divergenza con la direzione de il Giornalino e
qualche vicenda personale dell'autore, le prime tavole vedono
la luce nell'ottobre del 1976. La sceneggiatura viene
continuamente limata, modificata e aggiornata anche perché
il solerte Gonano si trova tra le mani una storia di fantasia
continuamente tallonata, e a volte superata, dalla realtà.
Le prime tavole de I terroristi sono di particolare intensità,
la maestria di De Luca nella composizione grafica della tavola
e nella resa della dimensione temporale e spaziale è
giunta ormai a completezza. Un elicottero della polizia emerge
dalla tavola e sovrasta Milano dove una macchina della questura
percorre ad alta velocità il viale deserto. Dalla macchina
scendono volti noti al lettore: Spada, Pensotti, Andreola e
Clerici. Alcuni elementi mostrano il periodo storico. Il muro
del caseggiato è coperto di scritte politiche (si intravede
un: "I padroni pagano oggi..." e "W il Cile...").
E' proprio vero che il mondo di Sgrinfia, il mondo della vecchia
malavita milanese è passato, ma il giudizio di Sgrinfia
("quelli sono ienež") non è assunto come categoria
di analisi.
(...) I terroristi di Gonano e De Luca sono uomini e donne
dal volto infelice, arrabbiati, in fuga, in bilico sul baratro,
incapaci di gestire con freddezza ciò che hanno tra le
mani (...)
I
terroristi di Gonano e De Luca sono uomini e donne dal volto
infelice, arrabbiati, in fuga, in bilico sul baratro, incapaci
di gestire con freddezza ciò che hanno tra le mani. Anche
Spada è meno granitico, pur nella sua proverbiale risolutezza,
addolcito dalla presenza positiva del personaggio di Corsini
che assume la funzione di coscienza critica. Tutto nel fumetto,
pur rifuggendo una prosa pomposa, cerca di porre il lettore
in una prospettiva empatica con le vicende ma ancora di più
con le persone coinvolte nelle vicende. Ecco il brigadiere Andreola
che mentre si allena per entrare nella squadra speciale antiterrorismo
chiede a Spada: "Commissario, con quella gente non potremmo
semplicemente fare a pugni?...". Ecco Franco, il cantante,
che si innamora di una terrorista, l"aiuta a oltrepassare
un posto di blocco e pensa guardando il carabiniere appena ingannato:
"Ma io con chi sto in fondo? Quel poveretto infreddolito
mi fa pena...però gli sto soffiando sotto il naso quello
che cerca. Perché? Con chi sto io?...". Domande.
Un fumetto che si riempie di domande: poste esplicitamente,
che emergono dalla riflessione dei protagonisti, che affiorano
dalle pieghe della struttura narrativa, dal concatenarsi degli
eventi, serrati, intensi, duri.
Leggere la storia
Lo
scavo psicologico dei personaggi va di pari passi con la ricerca
grafica di De Luca. Il dipanarsi dell'azione segue il filo della
coerenza e sapientemente mette in luce le mille sfaccettature
della situazione: i percorsi che portano alla lotta armata,
la violenza che genera se stessa, la banalità delle semplificazioni
e dei luoghi comuni. Aut-aut è il nome del gruppo
terroristico che Spada si trova a fronteggiare. Un nome rivelatore,
anche se il didascalismo è tenuto bene a freno. Le situazioni,
nella narrazione, sembrano doversi giocare sempre sull'aut-aut
(la locuzione latina dell'alternativa senza una terza soluzione)
anche se l'intreccio pone sempre un'ulteriore alternativa, a
volte ingenua altre volte a portata di buon senso, a volte quasi
impossibile.
(...)
Torna prepotentemente il tema che attraversa tutta la serie
del commissario Spada: l'alterità, anche quella criminale,
non è mai totalmente da demonizzare o da abbattere ma
è da redimere (...)
Torna prepotentemente il tema che attraversa tutta la serie
del commissario Spada: l'alterità, anche quella criminale,
non è mai totalmente da demonizzare o da abbattere ma
è da redimere. Il "nemico" ha sempre qualche
tratto dell'uomo e della donna sofferente che chiede aiuto.
Concetti difficili da esprimere senza prestare il fianco a pesanti
critiche. Concetti che però emergono chiaramente dalla
narrazione che non si esime di affrontare anche situazioni scabrose
come il terrorismo o come gli strascichi delle lotte partigiane,
come in Fantasmi l'ultima avventura del commissario Spada.
Concetti coniugati, a mio parere in modo eccellente, con la
narrativa d'avventura. Altre sottotracce interessanti sono presenti
nella trilogia dei terroristi, elementi già emersi nella
serie e interessanti novità. Resta vivace il rapporto
padre-figlio, con scontri e fiducia, incomprensioni e affetto;
in fondo questo rimane il più solido contatto con il
target adolescenziale della rivista. Mario è l'immagine
di chi si pone nella grande confusione degli eventi, come recita
il titolo di un episodio e cerca di capire. Di capire l'amico,
di capire il padre, di capire se stesso. Mario cerca disperatamente,
si informa ed eccolo che legge un libro sul terrorismo mentre
la televisione, in un gustoso contrappunto, trasmette notizie
sul gruppo terroristico aut-aut. Mario sente lo stesso smarrimento
di molti che hanno vissuto nella realtà quei momenti,
con il bisogno di una ragione e l'incapacità di comprendere
le diverse ragioni. Il giornalista e saggista Gaspare Barbiellini
Amidei così descrive il suo incontro con quelle tavole:
"De Luca disegnava con mano sicura dell'artista, noi scrivevamo
sui taccuini...De Luca riuscì con efficacia a rappresentare
agli italiani l'enormità dell'errore, oltre che del delitto,
che il terrorismo compiva...un linguaggio sincero, chiaro e
privo di retorica". Con un occhio attento alle contraddizioni
e con uno sguardo benevolo alle sofferenze interiori, aggiungiamo
noi, contraddizioni e sofferenze che Mario Spada, comprimario
di razza sempre a rischio di stucchevole didascalismo, vive
sulla propria pelle con particolare intensitą. Mario, nell'evoluzione
costante del personaggio, si pone come figura del lettore, personificazione
e possibilità di identificazione.
Come una colonna sonora
Un
altro elemento interessante è la presenza della musica
e dei testi di canzoni usati per chiarire, esprimere e palesare
concetti. Non è una novità per la serie, già
nell'episodio Il caso della Freccia pubblicato nel
1971, le canzoni di Tino o dei membri della città del
sole servivano da supporto alla narrazione. Nella trilogia
"del terrorismo" svolgono questa funzione i testi
delle canzoni di Franco, l'amico di Mario Spada che canta
all'Orango club con il suo gruppo: i De profundis. Leader
del gruppo, Franco, cantautore di belle speranze, si innamora
di Valeria, la terrorista. La presenza di testi di canzoni
che illustrano situazioni, stati d'animo e atmosfere, non
sono una novità nel fumetto contemporaneo, dove però
spesso si citano canzoni già note. Forse il fenomeno
è emerso con forza attraverso le famose ballate di
Dylan Dog, in cui Sclavi si è mostrato
vero maestro, anche se il vizio giunge da lontano: è,
infatti, uno sconosciuto Tiziano Sclavi diciottenne che irrompe
nelle strisce di Valentina Melaverde, splendido personaggio
di Grazia Nidasio e firma una canzone-manifesto. Tigri di
carta, La ballata di Valeria, e la canzone senza titolo che
chiude con un'unica splendida tavola la trilogia del terrorismo
sono vere e proprie chiavi di lettura dell'intera vicenda,
lievi e armonicamente inserite nel flusso narrativo. Ed è
con le parole di una di queste immaginarie canzoni, riecheggiante
La locomotiva di Francesco Guccini, che si chiude
la trilogia: "Chiedo pietà per chi distrugge,
chiedo pietà per chi non parte, chiedo pietà
per chi non fugge...". Canzone impreziosita da piccole
intriganti scene disegnate da De Luca in un'unica tavola:
una preziosa miniatura contemporanea. Se le scene finali de
La scelta, terzo capitolo delle vicende del commissario
Spada legate alla tematica del terrorismo, finiscono con Mario
Spada amareggiato e ferito nei sentimenti, è ancora
Mario Spada che apre l'ultima e magistrale avventura del commissario
spada: Fantasmi pubblicata nel 1982.
Fantasmi d'addio
Una
storia complessa le sessanta tavole di Fantasmi. Una
storia composta da un intreccio vitale di sottotrame e da tematiche
sostanzialmente autonome. Una storia dove la dimensione narrativa,
grafica e letteraria, raggiunge l'eccellenza. Un congedo in
grandissimo stile, preciso anche nella scelta dei tempi. Mario
sta crescendo e del commissario Spada sono state svelate le
pieghe dell'animo, ciò che si poteva narrare è
stato narrato e sullo sfondo di questa vicenda i rancori e gli
odi legati agli anni lontani della seconda guerra mondiale.
Ecco la resistenza, ma anche le tematiche legate alla droga,
la fuga di casa dell'adolescente Mario e il rapporto irrisolto
tra Mario e il padre, tematica costante della serie che sta
però, narrativamente parlando, mostrando la corda. Eugenio
Spada, visti gli sviluppi della vicenda, può congedarsi
e con lui Gonano e De Luca che prendono atto dell'esaurimento
della forza propulsiva del personaggio. Scelta coraggiosa e
passionale che ci ha risparmiato sbiadite copie seriali delle
vicende del commissario. Un personaggio, quello del commissario
Spada, che ha lasciato un segno profondo nella storia del fumetto
italiano, profondo ma quasi nascosto dal tempo.
(...)
La serie del commissario Spada è a rischio leggenda:
la si cita, se ne parla con rispetto ma pochi la ricordano e
pochi l'hanno veramente letta (...)
La
serie del commissario Spada è a rischio leggenda: la
si cita, se ne parla con rispetto ma pochi la ricordano e pochi
l'hanno veramente letta. Non per colpa, naturalmente. Purtroppo
tranne un volumetto per la collana I Sempreverdi de Il
Giornalino uscito sul finire degli anni Settanta e preda
di collezionisti, non è possibile leggere le storie di
Spada se non su vecchie copie de il Giornalino. A gran voce
è stata richiesta da estimatori di De Luca, ma anche
da semplici amanti del buon fumetto, una ristampa della serie.
Qualcuno ancora, ogni tanto, telefona in redazione a Il Giornalino
per chiedere qualche copia o per invocare la ristampa. Ogni
tanto si sentono voci di possibili ristampe dai soggetti più
disparati. Staremo a vedere. Certo la rilettura di quelle pagine
(o per i più, la lettura) saranno una sorpresa, da molti
punti di vista. (...torna
alla prima parte)
©
Stefano Gorla 2001. Per gentile concessione dell'autore
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