Il presente testo, rielaborato, è stato pubblicato in due articoli sulla rivista mensile Fumo di China (Stefano Gorla, Buon compleanno, Commissario!, in Fumo di China n.84, novembre 2000; e Stefano Gorla, Le storie tese del Commissario Spada, in Fumo di China n.86, gennaio 2001).


Una breve scheda biografica di Gianni De Luca


 

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TRA IL GIALLO POLIZIESCO E IL NOIR ITALIANO: LE AVVENTURE DEL COMMISSARIO SPADA/SECONDA PARTE, di Stefano Gorla

Anni di Piombo
Difficile ricreare il clima che si respirava in quegli anni. Ogni età ha vissuto gradi di coinvolgimento e di percezione diversi. Il periodo degli "anni di piombo" ha visto in Europa il fenomeno diffuso del terrorismo: i crudi scontri tra l'esercito d'occupazione britannica e l'IRA nell'Irlanda del nord, gli attentati della RAF in Germania, la fine della dittatura in Spagna, il terrorismo basco, le Brigate Rosse in Italia con quell'enorme cesura che è stato il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Del riverbero del terrorismo vero e proprio troviamo poco nel fumetto, soprattutto nel fumetto d'avventura: materiale troppo complesso da maneggiare. Se l'immenso Castelli sceneggiava con Gomboli un opuscoletto in quota PSI con disegni di Milo Manara dal titolo: "Un fascio di bombe" dove, in forma didattico-didascalica, si esponeva la teoria della strategia della tensione e quella degli opposti estremismi, si sbilanciava un po' di più la satira con Up il sovversivo di Chiappori o con le tavole di Ro Marcenaro. Echi della situazione culturale di quel periodo li troviamo certamente in alcune tavole di Pazienza o fra le pagine di Cannibale, ma anche nell'avventura romana de Lo Sconosciuto di Magnus e in una splendida manciata di strisce di Lupo Alberto, dove Silver riesce a far entrare direttamente la tragedia del terrorismo con espliciti riferimenti (e sono rimasti nell'immaginario Lupo Alberto e Enrico La Talpa che fondano il movimento dei Bravi Ragazzi equivocando sulle iniziali).

Tra scelte e confusione
Tutto questo conferma quanto sia stata coraggiosa e intrigante la scelta del duo Gonano-De Luca. La seconda fase della saga del Commissario Spada si apre con una trilogia dedicata al terrorismo. I titoli dei singoli episodi sono espliciti e emblematici nello stesso tempo: I terroristi (11
puntate, 44 tavole ), La grande confusione (10 puntate, 42 tavole ), La scelta (11 puntate, 44 tavole ), una narrazione fluida e ben congegnata senza concessioni all'esagerazione, in un interessante equilibrio tra pathos e avventura. L'opera vede la luce tra il 1977 e il 1978 anche se viene pubblicata solo agli inizi del 1979. Una serie di curiose vicende che saldavano troppo la finzione con la realtà, con intuizioni quasi profetiche, indussero la redazione de il Giornalino a far decantare la storia posticipandone la pubblicazione. Ma già nella fase di elaborazione le vicende ebbero percorsi tortuosi. Le storie del commissario Spada si sono progressivamente spostate, come abbiamo accennato, dal giallo al noir, e mentre De Luca lavora al progetto Shakespeare, Gianluigi Gonano inizia ad elaborare la complessa fase"terroristica". L'idea nasce da lontano, ricorda Gonano, ai tempi dell'episodio Geronimo, forse uno degli episodi più riusciti della serie, e dopo alcuni anni di travaglio, in cui mettere anche qualche divergenza con la direzione de il Giornalino e qualche vicenda personale dell'autore, le prime tavole vedono la luce nell'ottobre del 1976. La sceneggiatura viene continuamente limata, modificata e aggiornata anche perché il solerte Gonano si trova tra le mani una storia di fantasia continuamente tallonata, e a volte superata, dalla realtà. Le prime tavole de I terroristi sono di particolare intensità, la maestria di De Luca nella composizione grafica della tavola e nella resa della dimensione temporale e spaziale è giunta ormai a completezza. Un elicottero della polizia emerge dalla tavola e sovrasta Milano dove una macchina della questura percorre ad alta velocità il viale deserto. Dalla macchina scendono volti noti al lettore: Spada, Pensotti, Andreola e Clerici. Alcuni elementi mostrano il periodo storico. Il muro del caseggiato è coperto di scritte politiche (si intravede un: "I padroni pagano oggi..." e "W il Cile..."). E' proprio vero che il mondo di Sgrinfia, il mondo della vecchia malavita milanese è passato, ma il giudizio di Sgrinfia ("quelli sono ienež") non è assunto come categoria di analisi.

(...) I terroristi di Gonano e De Luca sono uomini e donne dal volto infelice, arrabbiati, in fuga, in bilico sul baratro, incapaci di gestire con freddezza ciò che hanno tra le mani (...)
I terroristi di Gonano e De Luca sono uomini e donne dal volto infelice, arrabbiati, in fuga, in bilico sul baratro, incapaci di gestire con freddezza ciò che hanno tra le mani. Anche Spada è meno granitico, pur nella sua proverbiale risolutezza, addolcito dalla presenza positiva del personaggio di Corsini che assume la funzione di coscienza critica. Tutto nel fumetto, pur rifuggendo una prosa pomposa, cerca di porre il lettore in una prospettiva empatica con le vicende ma ancora di più con le persone coinvolte nelle vicende. Ecco il brigadiere Andreola che mentre si allena per entrare nella squadra speciale antiterrorismo chiede a Spada: "Commissario, con quella gente non potremmo semplicemente fare a pugni?...". Ecco Franco, il cantante, che si innamora di una terrorista, l"aiuta a oltrepassare un posto di blocco e pensa guardando il carabiniere appena ingannato: "Ma io con chi sto in fondo? Quel poveretto infreddolito mi fa pena...però gli sto soffiando sotto il naso quello che cerca. Perché? Con chi sto io?...". Domande. Un fumetto che si riempie di domande: poste esplicitamente, che emergono dalla riflessione dei protagonisti, che affiorano dalle pieghe della struttura narrativa, dal concatenarsi degli eventi, serrati, intensi, duri.

Leggere la storia

Lo scavo psicologico dei personaggi va di pari passi con la ricerca grafica di De Luca. Il dipanarsi dell'azione segue il filo della coerenza e sapientemente mette in luce le mille sfaccettature della situazione: i percorsi che portano alla lotta armata, la violenza che genera se stessa, la banalità delle semplificazioni e dei luoghi comuni. Aut-aut è il nome del gruppo terroristico che Spada si trova a fronteggiare. Un nome rivelatore, anche se il didascalismo è tenuto bene a freno. Le situazioni, nella narrazione, sembrano doversi giocare sempre sull'aut-aut (la locuzione latina dell'alternativa senza una terza soluzione) anche se l'intreccio pone sempre un'ulteriore alternativa, a volte ingenua altre volte a portata di buon senso, a volte quasi impossibile.
(...) Torna prepotentemente il tema che attraversa tutta la serie del commissario Spada: l'alterità, anche quella criminale, non è mai totalmente da demonizzare o da abbattere ma è da redimere (...)
Torna prepotentemente il tema che attraversa tutta la serie del commissario Spada: l'alterità, anche quella criminale, non è mai totalmente da demonizzare o da abbattere ma è da redimere. Il "nemico" ha sempre qualche tratto dell'uomo e della donna sofferente che chiede aiuto. Concetti difficili da esprimere senza prestare il fianco a pesanti critiche. Concetti che però emergono chiaramente dalla narrazione che non si esime di affrontare anche situazioni scabrose come il terrorismo o come gli strascichi delle lotte partigiane, come in Fantasmi l'ultima avventura del commissario Spada. Concetti coniugati, a mio parere in modo eccellente, con la narrativa d'avventura. Altre sottotracce interessanti sono presenti nella trilogia dei terroristi, elementi già emersi nella serie e interessanti novità. Resta vivace il rapporto padre-figlio, con scontri e fiducia, incomprensioni e affetto; in fondo questo rimane il più solido contatto con il target adolescenziale della rivista. Mario è l'immagine di chi si pone nella grande confusione degli eventi, come recita il titolo di un episodio e cerca di capire. Di capire l'amico, di capire il padre, di capire se stesso. Mario cerca disperatamente, si informa ed eccolo che legge un libro sul terrorismo mentre la televisione, in un gustoso contrappunto, trasmette notizie sul gruppo terroristico aut-aut. Mario sente lo stesso smarrimento di molti che hanno vissuto nella realtà quei momenti, con il bisogno di una ragione e l'incapacità di comprendere le diverse ragioni. Il giornalista e saggista Gaspare Barbiellini Amidei così descrive il suo incontro con quelle tavole: "De Luca disegnava con mano sicura dell'artista, noi scrivevamo sui taccuini...De Luca riuscì con efficacia a rappresentare agli italiani l'enormità dell'errore, oltre che del delitto, che il terrorismo compiva...un linguaggio sincero, chiaro e privo di retorica". Con un occhio attento alle contraddizioni e con uno sguardo benevolo alle sofferenze interiori, aggiungiamo noi, contraddizioni e sofferenze che Mario Spada, comprimario di razza sempre a rischio di stucchevole didascalismo, vive sulla propria pelle con particolare intensitą. Mario, nell'evoluzione costante del personaggio, si pone come figura del lettore, personificazione e possibilità di identificazione.

Come una colonna sonora
Un altro elemento interessante è la presenza della musica e dei testi di canzoni usati per chiarire, esprimere e palesare concetti. Non è una novità per la serie, già nell'episodio Il caso della Freccia pubblicato nel 1971, le canzoni di Tino o dei membri della città del sole servivano da supporto alla narrazione. Nella trilogia "del terrorismo" svolgono questa funzione i testi delle canzoni di Franco, l'amico di Mario Spada che canta all'Orango club con il suo gruppo: i De profundis. Leader del gruppo, Franco, cantautore di belle speranze, si innamora di Valeria, la terrorista. La presenza di testi di canzoni che illustrano situazioni, stati d'animo e atmosfere, non sono una novità nel fumetto contemporaneo, dove però spesso si citano canzoni già note. Forse il fenomeno è emerso con forza attraverso le famose ballate di Dylan Dog, in cui Sclavi si è mostrato vero maestro, anche se il vizio giunge da lontano: è, infatti, uno sconosciuto Tiziano Sclavi diciottenne che irrompe nelle strisce di Valentina Melaverde, splendido personaggio di Grazia Nidasio e firma una canzone-manifesto. Tigri di carta, La ballata di Valeria, e la canzone senza titolo che chiude con un'unica splendida tavola la trilogia del terrorismo sono vere e proprie chiavi di lettura dell'intera vicenda, lievi e armonicamente inserite nel flusso narrativo. Ed è con le parole di una di queste immaginarie canzoni, riecheggiante La locomotiva di Francesco Guccini, che si chiude la trilogia: "Chiedo pietà per chi distrugge, chiedo pietà per chi non parte, chiedo pietà per chi non fugge...". Canzone impreziosita da piccole intriganti scene disegnate da De Luca in un'unica tavola: una preziosa miniatura contemporanea. Se le scene finali de La scelta, terzo capitolo delle vicende del commissario Spada legate alla tematica del terrorismo, finiscono con Mario Spada amareggiato e ferito nei sentimenti, è ancora Mario Spada che apre l'ultima e magistrale avventura del commissario spada: Fantasmi pubblicata nel 1982.

Fantasmi d'addio
Una storia complessa le sessanta tavole di Fantasmi. Una storia composta da un intreccio vitale di sottotrame e da tematiche sostanzialmente autonome. Una storia dove la dimensione narrativa, grafica e letteraria, raggiunge l'eccellenza. Un congedo in grandissimo stile, preciso anche nella scelta dei tempi. Mario sta crescendo e del commissario Spada sono state svelate le pieghe dell'animo, ciò che si poteva narrare è stato narrato e sullo sfondo di questa vicenda i rancori e gli odi legati agli anni lontani della seconda guerra mondiale. Ecco la resistenza, ma anche le tematiche legate alla droga, la fuga di casa dell'adolescente Mario e il rapporto irrisolto tra Mario e il padre, tematica costante della serie che sta però, narrativamente parlando, mostrando la corda. Eugenio Spada, visti gli sviluppi della vicenda, può congedarsi e con lui Gonano e De Luca che prendono atto dell'esaurimento della forza propulsiva del personaggio. Scelta coraggiosa e passionale che ci ha risparmiato sbiadite copie seriali delle vicende del commissario. Un personaggio, quello del commissario Spada, che ha lasciato un segno profondo nella storia del fumetto italiano, profondo ma quasi nascosto dal tempo.
(...) La serie del commissario Spada è a rischio leggenda: la si cita, se ne parla con rispetto ma pochi la ricordano e pochi l'hanno veramente letta (...)  
La serie del commissario Spada è a rischio leggenda: la si cita, se ne parla con rispetto ma pochi la ricordano e pochi l'hanno veramente letta. Non per colpa, naturalmente. Purtroppo tranne un volumetto per la collana I Sempreverdi de Il Giornalino uscito sul finire degli anni Settanta e preda di collezionisti, non è possibile leggere le storie di Spada se non su vecchie copie de il Giornalino. A gran voce è stata richiesta da estimatori di De Luca, ma anche da semplici amanti del buon fumetto, una ristampa della serie. Qualcuno ancora, ogni tanto, telefona in redazione a Il Giornalino per chiedere qualche copia o per invocare la ristampa. Ogni tanto si sentono voci di possibili ristampe dai soggetti più disparati. Staremo a vedere. Certo la rilettura di quelle pagine (o per i più, la lettura) saranno una sorpresa, da molti punti di vista. (...torna alla prima parte)

© Stefano Gorla 2001. Per gentile concessione dell'autore

 

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