SLY
AND THE FAMILY STONE: STAND (Epic)
Tracklist:
1. Stand!
2. Don't Call Me Nigger, Whitey
3. I Want To Take You Higher
4. Somebody's Watching You
5. Sing A Simple Song
6. Everyday People
7. Sex Machine
8. You Can Make It If You Try
Formazione
Larry Graham: basso, voce
Greg Errico: batteria
Jerry Martini: sassofono
Cynthia Robinson: tromba
Sylvester "Sly Stone" Stewart: chitarra, tastiere, voce
Rose Stone: piano, voce
Freddie Stone: chitarra
Discografia
1967
Whole New Thing (Epic/Legacy)
1968 Dance to the Music (Epic/Legacy)
1968 M'Lady (Direction)
1968 Life (Epic/Legacy)
1969 Stand! (Epic)
1971 There's a Riot Goin' On (Epic)
1973 Fresh (Epic)
1974 Small Talk (Epic)
1975 High on You (Epic)
1976 Heard Ya Missed Me, Well I'm Back (Epic)
1979 Back on the Right Track (Warner)
1983 Ain't But the One Way (WEA)
1996 Rock & Roll (KRB)
Higher!
The official Sly Stone site
scheda
biografica
fan
site
Sly
and the Family Stone nella Rock and Roll Hall of Fame
|
IL PRIMO DISCO NON SI SCORDA MAI/5:
SLY AND THE FAMILY STONE'S "STAND" - GENESI E NUCLEO DEL
NUOVO VERBO DELLA BLACK-MUSIC
Raramente un disco e
un artista hanno cosi' egregiamente rappresentato un ideale "punto
di rottura" nell'ambito di un genere. E altrettanto raramente
si e' stati travolti da un assai sconvolgente, "tellurico"
"groove", capace di "impossessarsi" dell'ascoltatore
e lasciarlo piacevolmente stordito, in estasi dopo un coito musicale
di oltre quaranta minuti.
Stand, terza opera di Sly And The Family Stone, e'
il disco innovativo per eccellenza dell'intricato, sempre vivo e
pulsante mondo della black music d'oltreoceano. Stand ha
il preciso, inconfutabile merito di aver saputo coniugare la precedente
tradizione della Soul Music con i lisergici esperimenti della psichedelia
dei tardi anni '60, portando a compimento un inedito, sensuale (e
non poi cosi' implicito) "erotico appeal", su cui tutte
le successive leve della Black Music faranno affidamento. Ancor
piu' di James Brown (in quanto esponente di un funky energico ma
in fin dei conti piuttosto monocorde e quintessenziale) e di George
Clinton, Sly Stewart ha avuto le intuizioni piu' debordanti
e geniali, lasciandosi spesso trasportare da un istinto iconoclasta
e libertario, donando alla sua musica un fascino e una intensita'
esecutivo-strumentale capaci di varcare con infinita classe e straripante
personalita' i confini di un tempo spesso troppo severo ed estremo
in qualita' di indiscusso giudice del valore di determinate opere
musicali. Per la prima volta nell'ambito dell'articolato panorama
della musica di colore, un musicista avrebbe azzardato un principio
di alchimia musicale e strutturale assolutamente inusuali per i
tempi. Stand rivelera' il vertice creativo-alchemico di Stewart
e tutt'ora puo' essere considerato come l'"iniziatore"
del moderno rhythm'n'blues. Gran parte delle innovazioni stilistiche
e compositive presenti nella attuale musica nera sono egregiamente,
irresistibilmente riassunti in questo LP straordinario.
E' il 1969, e il mondo
e' ancora travolto, distorto dalla recente ondata di psichedelia
che, avuta origine a meta' degli anni '60 nella West Coast californiana,
e' stata in seguito ripresa e poi adattata da gruppi pionieristici
quali i Pink Floyd di Syd Barrett. Il 1° Giugno esce Sgt. Pepper,
e, pur non considerandosi un disco di psichedelia a tutti gli effetti,
sancira' una rivoluzione concettuale e musicale senza precedenti,
dando il via a una numerosissima progenie di esperimenti, la maggior
parte dei quali pacchiani e gravemente irrisolti o, in taluni casi,
semplicemente inascoltabili, colossali fallimenti che avrebbero
portato nel giro di pochi mesi, a una comprensibile saturazione
del mercato musicale.
Sly And The Family Stone avevano gia' al loro attivo un altro LP
di fondamentale importanza per l'evoluzione del Nuovo Soul: Dance
To The Music, disco rivelatore ed anticipatore delle radicali
trasformazioni che avrebbero trovato la risonanza piu' assoluta
e inarrestabile in Stand.
Il lato A e' assai dimostrativo di come un geniale musicista riesca
a fondere piu' contaminazioni musicali senza apparire eccessivamente
pretenzioso o nel proporre un discorso musicale privo di una precisa
identita'. Ogni ingrediente e' dosato alla perfezione; si avra'
come risultato un perfetto cross-over (il primo, in assoluto, in
ambito "black") in grado di saper coniugare il Soul dei
Padri fondatori, strettamente derivante dal rhythm'n'blues, con
le complesse, spesso sature strutture di certo rock psichedelico
in voga allora.
Stand,
l'omonimo brano di apertura, introdotto da un singolare quanto indicativo
rullo di tamburi, irrompe sull'orecchio dell'ascoltatore con pathos
e vigore allo stesso tempo, ideale anticipatrice del "pop-funk-psychedelic"
delle "funamboliche" tracce seguenti. Le "danze"
ad uno dei dischi piu' eccitanti di sempre vengono aperte dal primo,
estenuante "acid-funk-trip", Don't Call Me Nigger,
Whitey, il cui tono minaccioso quanto simbolico dell'estremo
orgoglio del popolo nero, e' costruito attorno ad un monolitico,
ipnotico e reiterato riff, un esempio da manuale di lunghe improvvisazioni
senza apparente soluzione di continuita' tipiche del pop psichedelico
dei tardi '60, accoppiate, in una miscela esplosiva e senza precedenti,
a un "feel" black dalla rara potenza e magnetismo. Il
wha-wha ossessivo ed incalzante e' viva, incontestabile testimonianza
dell'incalcolabile influenza che la chitarra di Hendrix ha avuto
sul proseguio e l'evoluzione della musica nera. E Stewart ne avrebbe
colto gli aspetti piu' taglienti e corroboranti.
Si tratta di dieci minuti tra i piu' intensi di tutta la storia
della musica afro-americana del Ventesimo Secolo. Un orgasmo, uno
sfrenato, violento amore senza inibizioni, all'interno del quale
si crea un climax di fervente attesa e di spasmodico, eccitante
caos. Caos che viene legittimato da quello che puo' essere considerato
il "fulcro" di Sand, ovvero I Want to Take You Higher,
illuminante prototipo di quel funky colorato e piacevolmente eccessivo
negli arrangiamenti che dominera' il mercato musicale dei neri per
quasi tutto il decennio successivo. Semplicemente travolgente, a
suo modo erotico, liberatorio nella piu' larga accezione del termine;
un'onda di amplessi strumentali, sorretti da un basso violentatore
e da ottoni che appaiono essere la trasfigurazione musicale di ampie
frustate ai danni (un piacevole... danno, comunque!...) del nostro
orecchio, sempre avido nell'apprendere nuovi tracciati onde soddisfare
un ipotetico, mai del tutto sazio, "palato uditivo". A
seguire questo vortice schizophrenico in musica, emerge un soul
piu' moderato ma non meno intrigante: Somebody's Watching You
e' esemplare nel mostrare al pubblico una soluzione musicale ricca
di sottintesi sessuali e "lisergici", sempre supportata
da un compiacimento reciproco.
In Stand viene
anche genuinamente sottintesa la tipica arroganza dei neri (e di
Sly in particolare), ma l'achimia composta dall'insieme di musicisti
interrazziali, i melodic hooks e il vigore delle loro interpretazioni
rendono il disco irresistibilmente "appetitoso"; ogni
nota sembra completare quella successiva, senza alcun accenno di
eccesso sonoro o pretenziosita' d'accatto, alla fine anche la piu'
lampante esagerazione viene idealmente compensata, giustificata
dal genio creativo e interpretativo di Sly Stewart e Compagni. L'ultimo
vero highlight e' composto da un'altra lunga suite, Sex
Machine (che non ha nulla a che vedere con l'omonimo brano di
James Brown), se possibile ancor piu' monolitica ed impregnata
di divagazioni psichedeliche, sulla falsa riga della debordante
Don't Call Me Nigger, Whitey. SEX MACHINE legittima il sound
innovativo di Sly And The Family Stone, gettando le basi e scrivendo
il vocabolario-base di tutta la musica funky a venire. Completano
l'opera tre autentiche catchy songs quali Sing A Simple
Song, Everyday People e You Can make it if You Try,
queste ultime due scelte come singolo, a suggellare una volta di
piu' il talento melodico ed espressivo di Sly Stewart, capace di
rendere credibile la commercialita' legata ad un'altissima e indiscussa
qualita' nel song-writing. Se volessimo, dunque, cercare uno spartiacque
che divida, da un punto di vista storico-musicale, la vecchia dalla
nuova musica Soul, Stand concorrerebbe certamente per il primo posto.
Difficilmente un disco ha sancito cosi' idillicamente, cosi' sfacciatamente
e autoritariamente, il passaggio tra il vecchio e il nuovo verbo
della black music.
Qualsiasi argomento o supposizione a voi venga in mente circa l'evoluzione
di questo genere, sarete costretti a compiere un vertiginoso salto
indietro nel tempo, onde giungere ad un freneticissimo 1969, affinche'
voi dobbiate fare i conti con Stand e i suoi creatori e principali
divultagori, Sly And The Family Stone, I legittimi Padri
della moderna musica nera.
Accept No Substitute! A man and his very own funky music!
©
Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore
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