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IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LA COMPAGNIA DELL'ANELLO (The Lord of the Rings – The Fellowship of the Rings) di Peter Jackson, con con Elijah Wood (Frodo Baggins), Sean Astin (Sam), Ian Holm (Bilbo Baggins), Ian McKellen (Gandalf), Christopher Lee (Saruman), Cate Blanchett , John Rhys-Davies; Sceneggiatura: Philippa Boyens, Peter Jackson, Stephen Sinclair; Fotografia: Andrew Lesnie; Musiche: Howard Leslie Shore; Montaggio: John Gilbert, Jamie Selkirk, Michael Horton; produzione: Stati Uniti, Nuova Zelanda; Distribuzione: Medusa; Durata: 165';anno: 2001; commento: ***1/2

Dal primo libro della trilogia di J.R.R. Tolkien, la trasposizione cinematografica delle avventure dello hobbit Frodo Baggins e dei suoi compagni per combattere il Signore del Male.
Alcuni detrattori non hanno trovato il film aderente al romanzo. Personalmente non concordiamo e anzi riconosciamo il grande merito a Peter Jackson di aver ottimamente trasferito su immagine la rappresentazione della “territorialità” del racconto, elemento determinante nella comprensione dello spirito del Signore degli Anelli e di non facile raffigurazione.
Niente a che vedere con la debole seppur volenterosa (e per l’epoca tecnologicamente all’avanguardia) versione di Ralph Barsky del 1982.
Anche i personaggi risultano ben raffigurati; tra tutti spicca Gandalf, interpretato da un fantastico Ian McKellen (Riccardo III).
Siamo al primo episodio della Trilogia e i corrispondenti altri due film sono già stati girati: la prima impressione è stata positiva, ora si attende il secondo per una verifica più approfondita.

Marco Ferrari

PETER JACKSON VINCE LA SFIDA...

Il famoso mattone di carta, che tanto ha appassionato, incuriosito e spaventato persone in tutto il mondo, e che in realtà nella sua mole nasconde tre romanzi, ha finalmente trovato qualcuno di talmente coraggioso da tentarne la tanto agognata trasposizione cinematografica. C’è chi ha detto che solo un pazzo come Peter Jackson (Meet the Feebles per esempio) poteva accettare una simile scommessa. Ma andiamo con ordine.

J.R.R. Tolkien e la sua trilogia de Il Signore degli Anelli, è di quegli autori che assurgono ad icona, miti per gli appassionati e nomi che ronzano nelle orecchie anche a chi snobba il genere letterario o addirittura i libri stessi.
Il Signore degli Anelli è lo spartiacque che ha dato vita al genere Fantasy e che generò il germe dei famosi giochi di ruolo (il concetto della squadra composta da diverse creature quali nani, elfi, guerrieri, etc. nasce dalla compagnia dell’anello). Se ci pensate bene tutte cose che tendenzialmente o si amano o si odiano.
Due estremi. Due estremi che portano al seguente risultato: o sai tutto o non sai niente.
Ed ecco la sfida. Trasporre in cinematografia una storia complessa, dipanata su tre romanzi che in totale superano le milletrecento pagine, che inoltre si ricollegata ad almeno altri due romanzi (prequel della storia, li definirebbero al giorno d’oggi), ovvero Lo Hobbit (dal cui finale parte La Compagnia dell’Anello, primo libro del Signore) e il Silmarillon (che narra invece vicende di millenni prima) può essere già di per sé un discreto problema. Se poi ci aggiungiamo che bisogna accontentare orde di appassionati, che conosco a menadito personaggi e orpelli, e bisogna erudire neofiti che non conosco neppure la differenza tra una fata e un elfo, capirete che la faccenda ed un eventuale rischio di flop non siano proprio da prendere sottogamba. Soprattutto quando un tentativo era già stato fatto in animazione (tra l’altro in un film parecchio sperimentale nel campo, e forse questo ha contribuito all’insuccesso) e il consenso di pubblico ottenuto irrisorio. Ricordiamoci che, concettualmente, realizzare in animazione il Signore degli Anelli finora sarebbe stata la soluzione più logica: come altrimenti riuscire a rappresentare le terre di mezzo e tutte le creature che le popolano dal vivo, senza sfigurare? Elfi, hobbit, mostri d’ombra e fuoco, aquile giganti..Come?
Grazie ad un pazzo ed alla tecnologia.
Perché Il Signore degli Anelli di Peter Jackson vince la sfida. Il primo film della trilogia (già, perché sarà una trilogia proprio come i romanzi) è sbalorditivo. Innanzitutto non viene commesso l’errore che è stato invece fatto con la trasposizione di Harry Potter: sono state fatte delle scelte, e alcuni eventi sono stati saltati.
Ma tutto l’indispensabile c’è. La trama e lì comprensibile, assieme a qualcosa che colpisce sul serio : davanti a voi le pagine del libro. E non intendo le pagine di carta.
Uno dei problemi principali delle trasposizioni cinematografiche di un romanzo è lo scontro tra le immagini proiettate sullo schermo e quelle nate nella testa del lettore. Ogni lettore, leggendo una storia, si fa una sua immagine personale dei luoghi e dei personaggi descritti.
Ne il Signore degli Anelli film succede qualcosa di strano. Certo, l’immagine che avevate nella mente non è esattamente così, certo gli orchetti probabilmente li immaginavate meno mostruosi, ma…accidenti quanto ci è vicina.
Forse i volti degli attori non assomigliano al volto di quelli che scorrevano nella vostra testa, ma Gandalf cammina così; è così che gli Hobbit si nascondono tra le radici degli alberi quando arrivano i Nazgul per la prima volta. E quelli sono i Nazgul. Certo, ci sono alcuni limiti: è ovvio che in un film, per quanto lungo 3 ore, non è possibile fornire gli stessi approfondimenti psicologici di personaggi e situazioni che possiamo avere con centinaia di pagine di testo a disposizione. ma vi assicuro che il film ci va decisamente vicino. La ricostruzione è incredibile e i paesaggi mozzano il fiato. Gondor, Minas Tirit, Lothorien, la Contea. È tutto lì, davanti ai tuoi occhi, vivo e mobile, esattamente come descritto sulle pagine del libro. Certo, si potrebbero anche sindacare alcune scelte, alcuni tagli. ma a meno di non farne un serial televisivo in cinquanta episodi, questo è il miglior risultato che si poteva ottenere e in cui potevamo sperare. Alcune idee utilizzate nel corso del film sono stupefacenti, soluzioni perfette a concetti espressi nel romanzo, come quando via via Frodo indossa l’anello (semplicemente splendido). Nella sequenza iniziale del film, il regista risolve splendidamente il background della storia e degli antefatti, e l’inizio del libro, quello scoglio contro il quale molti lettori si sono arresi e forse la parte più lenta e ostica dell’intera trilogia, viaggia splendidamente in cellulosa.
E ricordatevi che nonostante tutto il primo volume è solo un overture, il più “lento” della trilogia, dove ancora forse nemmeno l’autore ancora esattamente conosceva la direzione che aveva intrapreso.
Tutto quello che abbiamo visto in queste prime tre ore ci promettono l’avvento, per chi conosce già i libri successivi, di un’esperienza grandiosa, nei due film a venire.
Certo, se poi non il genere fantasy non dovesse piacervi, spiegatemi come fate a lamentarvi se siete andati a vedere il film tratto dalla storia che è ne è alle origini?

© Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore

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