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Con la scansione dei giorni di una settimana, ciascuno introdotto da una nuotata in piscina in cui il protagonista si concede un momento di raccoglimento, veniamo introdotti con prepotenza nella vita di un uomo qualunque, nella fattispecie rappresentato da un magistrato polacco. "Sette giorni nella vita di un uomo" può essere visto come la risposta polacca al pluridecorato "American Beauty", anche se in realtà il film di Stuhr è precedente a quello di Mendes. A differenza del film americano, questo non dà neppure spazio a palliativi di ribellione al sistema (ma sarebbe meglio dire a se stessi). L' Adam Borowski di Jerzy Stuhr cerca solo di sopravvivere a se stesso, mentre il Lester Burnham di Kevin Spacey si illude di spezzare il giogo con una rivolta che non lo porterà lontano, più formale che sostanziale. Il film di Stuhr è duro e scomodo: un pugno in faccia allo spettatore borghese, sempre in cerca di rassicurazioni: la distanza tra lui e il protagonista è molto inferiore di quanto vorrebbe. Menzione di lode a Jerzy Stuhr che ricordiamo come regista e interprete anche di "Histoire Milosne" e attore nel "Decalogo 10" di Kieslowski Da vedere assolutamente. webmasters: stefano marzorati e grazia paternuosto | drive © stefano marzorati 1999-2002 | a true romance production |