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LA LORO TOP LIST: Abbiamo chiesto a vari personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e del fumetto di compilare una personalissima classifica dei dischi da loro più amati (la lista deve essere, indicativamente, composta di dieci-quindici titoli). Cominciamo questo mese con la prima lista di preferenze espresse da  Riccardo Secchi, sceneggiatore di Gabriel e di Nathan Never..

E LA VOSTRA!...Naturalmente questo spazio é aperto alla partecipazione dei nostri visitatori. Se volete segnalare i dischi che ritenete più significativi allora scriveteci...Le proposte verranno esaminate dalla redazione di Drive e quelle ritenute più interessanti verranno, in seguito, pubblicate sul sito...

LA TOP ELEVEN DI RICCARDO SECCHI

1) Lou Reed - Rock'n'roll animal
Avevo tipo tredici o quattordici anni e mia sister mi regalò a Natale questo live di Reed. Ascoltavo già molta musica (Led Zeppelin, Bowie, Barry White... sì, il ciccione...) ma con Reed subii un vero shock. Era rock, certo, ma visto e vissuto (la cosa si avvertiva subito) in modo completamente diverso dai cazzoni, tali mi apparivano durante la rivelazione, di prima. Un vero imprinting per me. Da allora ho ascoltato la musica con altri parametri.

2) Hendrix
Scoperta relativamente tarda. Non so indicare un album. Più che con gli Experience (per altro notevolissimi, specie Mitchell) lo trovo più interessante nella seconda fase, quando suonava con musicisti neri, tipo la Band of Gypsies e rileggeva (e riscriveva) il blues. In particolare "Machine Gun" é forse il mio brano preferito; ritmo da droga lenta e Hendrix che racconta uno sfaccettato universo emotivo con la sua Gibson (a Fillmore non suonava con la Strato). Meno effettistica, meno esplosività rispetto agli Experience ma un'espressività paragonabile (e forse superiore) a quella dei grandi padri del blues.

3) Iggy and the Stooges - Raw Power
Altro shock. Con questo disco ho chiarito a me stesso alcuni concetti, come, in determinati casi, la correttezza dell'estremismo, la giustificazione del comportamento paracriminale e/o autolesionista. Album che contiene brani divenuti ormai dei classici e che tuttora condiziona lo stream underground specie americano. Un paio di anni fa é uscito un cd dell'album rimiscelato in modo equilibrato da Iggy ma é meglio l'originale, con gli alti sparatissimi, il basso quasi indistinguibile e l'onda sonora violenta e caotica, forse più vicino all'essenza della band.

4) PIL - Metal Box (Second Edition)
Tutt'ora un ascolto interessantissimo. Percorsi psichici patogeni, la musica é la ripetizione a loop di una frase musicale concentrica. Come guardare la parete per ore.
Wobble al basso pompa giri notevolissimi, quasi i veri riff dei brani, profondissimi nel suono reggae, con un approccio punk e riferimenti pop-disco. Isterico, a Lydon non interessano le linee vocali codificate da trent'anni di rock. Keith Levine in pratica non suona la chitarra. Il rock (o derivati) nelle forme conosciute, é indietro anni luce.

5) Joy Division - Closer
Avevo diciotto anni, l'impatto emotivo fu grandissimo. Il suicidio di Curtis pareva un gesto di grande coerenza romantica. Ero proprio in trip, lo ascoltavo appena alzato al mattino e quel mood mi sembrava proprio giusto. L'asse musicale era certamente il basso di Peter Hook, robusto e melodico. "Passover" forse il brano più estremo, quasi senza musica, ma il sapore delle due ultime tracks, "Eternal" (la visione del proprio funerale) e "Decades", rendevano dolce il pensiero dell'autodistruzione. Disco per adulti.

6) Velvet Underground & Nico
Scoperti dopo l'incontro con Reed. Che dire? Forse semplicemente che sono i genitori di tutti noi. "Black Angels Death Song" forse il brano più misterioso.

7) Rolling Stones -Get yer ya-ya's out
Live in USA nel tour del '69, quello di Altmont con l'omicidio del tipo di colore da parte degli Hell's Angels, voluti come servizio d'ordine. Stones al loro massimo, per me il loro periodo migliore, madidi di blues e di rock'n'roll (ben due cover di Berry). Il circo del rock'n'roll qui é solo un'esteriorità per chi si ferma in superficie. Richards é in pieno periodo eroina e la sua faccia é quasi un teschio, ma é la più grande chitarra ritmica mai sentita (forse dopo Berry appunto).

8) Bowie
Anche qui non so indicare un album. Lo inserisco nella lista per omaggiare uno dei più grandi songwriter di sempre. Splendida intelligenza fredda, capace di impressionanti slanci creativi in generi molto diversi tra loro. Ha sempre avuto, data la sua freddezza, attrattiva per artisti caldi, istintivi, come Reed (di cui produsse Transformer) e Iggy Pop di cui produsse diverse cose, la migliore forse The Idiot. In cerca dell'altra metà.

9) Kraftwerk - Radioactivity
Non mi soffermo a ricordare la loro influenza, evidente anche nella dance elettronica contemporanea. Album giocato tematicamente sulla radio e la radioattività, in grado di ricreare, attraverso suoni assolutamente nuovi, lo stupore delle scoperte scientifiche di inizio secolo e il mistero quasi magico della tecnologia. Rispetto ad altri gruppi tedeschi del periodo (bisognerebbe fare un'analisi sull'influenza di band come Can, Neu, Faust...) applicano un formato pop alla loro musica, cosa che sarà la loro carta vincente.

10) Mozart - Piano Concerto N.21 K 467
Scoperta tardissima. Per la classica ero (e sarei) ancora imbrigliato nei contemporanei, Bartok (il suo Music for string, percussion and celesta davvero impressionante), Penderecki, Ligeti, ma faccio una scelta di positività con questo piano concerto di Wolfang Amedeus. Leggerezza, intelligenza e grande senso dell'umorismo. Ottimo per depurarsi.

11) Miles Davis - A kind of blue
A New York, nel 1959, é davvero successo qualcosa. Gli specialisti parlano di "scelta modale" da parte di Davis, forse quella che permette con grande facilità l'apprezzamento del lavoro anche da parte dei non addetti. Tutto é caldo e silenzioso. Coltrane al sax.

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