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 The Scorpion King, Rise of the akkadian
Piattaforma: Playstation 2
Genere: beat ‘em up
Prodotto da: Universal Interactive
Sviluppato da: Point of View
Distribuito da: Leader
N° Giocatori:
1
Note: Supporta Dual Shock



the-scorpion-king.com
scorpionkinggames.com 
universalinteractive.com



Note Nostalgiche

THE SCORPION KING: IL PEPLUM NEL VIDEOGIOCO

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Il gioco si presenta, in principio, abbastanza bene: un discreto filmato iniziale e un doppiaggio in italiano completo, un menu semplice ma efficace ed i primi livelli di allenamento ambientati nel villaggio akkade (nei quali si apprendono tutti i movimenti del personaggio) scorrono veloci, senza che si manifesti alcun problema di sorta. Raccogliendo gemme cremisi è possibile sbloccare bonus di vario tipo, tra cui spiccano le splendide immagini di presentazione dei livelli e i vari studi sui personaggi e i costumi. Poco a poco si è in grado di colpire ed utilizzare armi con una buona varietà di combo, raccogliere e lanciare oggetti cercare bonus nascosti e saltare ostacoli in un villaggio abbastanza ben riprodotto(anche se è totalmente impossibile entrare in una casa, che so, per un bicchiere d’acqua) La riproduzione delle fattezze di Dwayne“the Rock”Johnson, il muscoloso wrestler protagonista del film e del gioco, è piuttosto ben riuscita, anche se i movimenti del personaggio quando corre avrebbero potuto essere più raffinati.

Le animazioni durante la lotta con gli avversari non soffrono rallentamenti e sono ben curate , anche se bisogna precisare che non appaiono mai più di sei personaggi contemporaneamente sullo schermo. Completamente assenti spruzzi di sangue o affini, nonostante si affrontino continue battaglie con spade affilate, lance appuntite e via di questo passo; scelta dovuta, probabilmente, al target al quale si rivolge il gioco (14 anni, più o meno) e neppure del tutto disprezzabile, visto l’eccesso di “gore” presente in molte produzioni recenti.
Il design dei livelli avrebbe potuto essere più studiato e costante… se da un lato ci si ritrova a vagare picchiandosi con soldati tutti uguali in quello che dovrebbe essere un villaggio e sembra un ammasso di cubi di pietra, dall’altro gli scontri con i boss di fine livello godono del privilegio di svolgersi in “arene” abbastanza evocative. Da segnalare, quindi, il confronto con la Medusa dallo sguardo pietrificante, quello con il gigantesco serpente d’acqua o con il poderoso Minotauro in una arena circolare senza uscite, tutti personaggi ben riusciti sia dal punto di vista grafico e che delle animazioni. Un minimo di varietà in più rispetto alla IA dei nemici avrebbe giovato alla giocabilità generale dell’avventura ma non senza ritoccare anche i movimenti della camera virtuale che mai riescono ad inquadrare dal punto migliore la scena, lasciandoci spesso alla mercé degli assalitori. Assolutamente imprecisi i salti che rendono le poche sezioni platform presenti nel gioco frustranti ed odiose.
Buone le texture degli sfondi che, pur se impreziositi da qualche sporadico effetto di luce o riflessione, rimangono troppo scarni e vuoti per essere a lungo ricordati. Purtroppo, col procedere del gioco si scoprono numerosi difetti (che non riguardano solo la parte grafica) dovuti ad una negligenza o ad una fretta eccessiva nella programmazione che portano a degli eccessi ridicoli.
Le aree sono liberamente percorribili (una volta sbloccate eliminando tutti i nemici della zona) ma suona stupido tornare in una zona visitata precedentemente dove due poco vestite damigelle si sorprendevano della nostra presenza e ci assicuravano che avrebbero distratto le guardie...e vederle sorprendersi nuovamente e ripetere da capo il copione! (sarebbe stato sufficiente implementare una routine con la quale le zone già visitate rimanessero “marcate”... anche perché i N.P.C. non danno nessun aiuto valido all’avanzamento dell’avventura).
Senza contare che bisogna giocarsi un intero livello con una frase pronunciata dal personaggio che si ripete all’infinito, come un disco rotto, o il fatto che, saltando qua e là, ci si ritrova spesso a correre DENTRO gigantesche colonne di pietra dall’aria più che solida...
Verso gli ultimi livelli, forse conscio del fatto che pochi avranno la voglia e la costanza di arrivare a giocarli, il programma si lascia andare addirittura a una poco decorosa “smappatura” delle immagini, facendo vedere, in alcune zone, le aree quadrate bianche dove andrebbero disegnati i pixel.

Il sonoro è appena sufficiente con i ridicoli versi dei grossi serpenti, le scarse e ripetitive frasi delle guardie del palazzo(“prendetelo!”, “voglio la sua testa!”) e la musica del tutto anonima, anche se d’atmosfera.

La trama (veramente scarna e ridotta al minimo) inizia bene, con una missione che sembra delle più semplici (“vai lì e distribuisci giustizia”, ci dice infatti il nostro re dal suo trono nel villaggio akkade) ma che mano a mano si complica, fino a trasformarsi in un lungo viaggio che ci porterà a visitare, oltre al Palazzo reale di Khemet (la nostra prima missione), le prigioni sotterranee, un isola maledetta (Creta) e tombe oscure mai profanate da mano umana, fino ad arrivare addirittura nei territori di caccia della sfinge, l’aldilà.
Tutto ciò per cercare i pezzi di una spada magica che ci permetterà di affrontare e vendicarci di Magus, il cattivo del gioco, che nel frattempo si è divertito a distruggere il nostro villaggio e a sterminare i nostri concittadini.

In sintesi, Scorpion King avrebbe potuto essere un bel gioco di serie B (non tutti i giochi devono per forza essere delle mega-produzioni dal budget multimiliardario) ma è rovinato a tal punto dalla programmazione affrettata che non pensiamo valga l’acquisto.
Sconsigliato anche per un eventuale noleggio in compagnia poiché è totalmente assente la possibilità di lottare in multiplayer e di passare, quindi, una serata con amici affezionati al ”peplum” in tutte le sue forme, videogioco compreso.

Voto *

Stefano Martino

©
Stefano Martino 2003
immagini di The Scorpion King © Universal Interactive 2003
© drive magazine 2003