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il testo del discorso di Schulz al 1994 National Cartoonists meeting

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Eroi epici e drammatici Se meticolosa è l'attenzione e la preparazione tecnica delle strisce, il genere con cui Schulz ha scelto di esprimere la sua arte, non meno ricercata è l'attenzione contenutistica che Schulz ha dedicato al suo lavoro in uno squisito scavo delle personalità dei suoi personaggi che ha sempre percepito come vivi e vitali. Diamo uno sguardo alla galleria dei characters creati da Schulz, veri attori di carta, personaggi in grado di non sfigurare accanto ai protagonisti delle opere di Beckett, Kafka, Joyce, Salinger ma anche Mark Twain e Ian McEvan.
Il protagonista della striscia è certamente Charlie Brown, il bambino dalla "faccia facciosa", che compare da subito nella striscia, infatti, agli inizi sono solo quattro gli attori di carta che si contendono la scena: Charlie Brown, Snoopy, Shermy e Patty, queste due progressivamente scomparse dalle strisce. Charlie

Diamo uno sguardo alla galleria dei characters creati da Schulz, veri attori di carta, personaggi in grado di non sfigurare accanto ai protagonisti delle opere di Beckett, Kafka, Joyce, Salinger ma anche Mark Twain e Ian McEvan.
Brown, sempre nominato e chiamato con nome e cognome anche dagli amici più intimi, "dal tipetto disinvolto delle prime strisce si trasforma nel "perdente" che conosciamo" dice Schulz aggiungendo che "deve essere quello che subisce perchè è la caricatura della persona media. La maggior parte di noi è molto più abituata a perdere che a vincere. Per ogni individuo, che è un vincitore nato, ce ne sono centro avvezzi alla sconfitta che si consolano con i fumetti". E mentre Schulz dichiara questa sua convinzione, ci fa sapere anche del suo legame profondo con Charlie Brown, pur negandone l'identificazione, "perchè io mi tormento, Charlie Brown deve tormentarsi". Schulz, infatti, non si riconosce nel suo personaggio principale, anche se molti sostengono il contrario, perchè non può identificarsi solo in Chralie Brown, con cui condivide un padre barbiere e una madre casalinga, con cui condivide una cocente passione delusa per una donna dai capelli rossi. Non può identificarsi solo in Chralie Brown, perchè in lui c'è anche la parte pazza e trasgressiva di Snoopy, è infatti a quest'ultimo che affida le lancinanti parole con le quali si è congedato dal pubblico. Snoopy è sul suo tetto con la fida macchina da scrivere e si legge, a firma Schulz, "Cari amici, ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi 50 anni. » stata la realizzazione del sogno che avevo da bambino. Purtroppo, però, ora non sono più in grado di mantenere il ritmo di lavoro richiestomi da una striscia quotidiana: e per questo motivo, annuncio il mio ritiro dall'attivitý".
Charlie Brown è mite e maldestro, eppure altamente popolare tra i suoi amici che però fanno di tutto per non dimostrarglielo. Sì, perchè tutti hanno in Charlie Brown un appoggio e un confronto, un punto di riferimento, quasi sempre il punto focale della striscia, anche o forse soprattutto quando è tempestato dagli scherzi, dai soprusi e dalla ragione che si impone con quella violenza di cui solo i bambini sono capaci.
Charlie Brown conosce il dubbio, sa riflettere, perdona le offese e sa trovare il lato positivo delle cose. Malinconico e ottimista si erge sulla pedana del lanciatore pronto all'ennesimo sacrificio per una partita di baseball che non vincerà mai, novello Giovanni Drogo di buzzantiana memoria. Malinconico e portatore della consapevolezza schulziana che "la malinconia è più divertente della felicità per chi la guarda. I guai altrui fanno ridere, se non sono troppo gravi". Per Charlie Brown, il bambino con "un sacco di cicatrici tutte mentali", questa massima è diventata legge, una legge che ci insegna come la vita sia fatta di lotte modeste ma vitali per la propria integrità.
Snoopy è il cane di Charlie Brown, e come abbiamo accennato l'altra faccia di Schulz. » forse il personaggio che si è evoluto maggiormente all'interno della saga dei Peanuts, seppur con grande lentezza. La sua trasformazione Ë stata progressiva e la sua trasfigurazione completa, tanto da far esclamare a Schulz "non fu facile impedirgli di impadronirsi totalmente della striscia".
Ora, da protagonista, non cammina più a quattro zampe ma da vero, bracchetto sapiens, a due zampe in posizione eretta e dell'antico padrone ha scordato persino il nome. Lo chiama "quel bambino dalla testa rotonda" e se ne è completamente affrancato, pur conservando un particolare affetto per chi gli procura cibo e senso di sicurezza. Pensa, rimugina, medita il saggio ed eccentrico bracchetto. Fregoli della striscia muta continuamente ambito d'azione. Un diverso copricapo, un paio di occhiali da sole e Snoopy si trasforma in Asso della prima guerra mondiale, in scrittore, avvocato, capo scout, chirurgo, nel seduttore Joe Falchetto, in giocatore di hockey o maestro di tennis. Anche la sua cuccia partecipa delle mutazioni diviene ora un Sopwith Camel, il mitico aereo targato 1916, oppure lo studio dell'incompreso autore o redattore che affida sentenze, romanzi e aforismi alla fida macchina da scrivere che potrebbe essere una Olivetti lettera 22, il trionfo del design italiano esposta al Museo d'Arte moderna di New York e nata nel 1950, poco dopo la striscia di Schulz. Ecco, allora, che tra Hemingway e Moravia, autori che hanno amato quella macchina da scrivere, può sedere il letterato Snoopy, il cane che rifiuta l'unidimensionalità. Resta una curiosità. Non ci risulta che Snoopy abbia mai interpretato qualche fiaba anche se il suo nome fu preso in considerazione dalla Disney durante la lavorazione del lungometraggio animato Biancaneve e i setti nani, come nome da affibbiare ad uno dei nani: si era alla fine degli anni Trenta ed Ë bene non giocare con le date, ma Schulz ci avrebbe tolto una curiosità facendogli impersonare quel ruolo.
Lucy e Linus sono due fratelli, i fratelli Van Pelt. Linus è, secondo gli antichi canoni greci, il deuteragonista. Più giovane di Charlie Brown mischia saggezza a sarcasmo, infantilismi (potrebbe essere diversamente?) a lampi di vero proprio genio. Tendente al nevrotico è securizzato dalla mitica coperta che assorbe paure e frustrazioni, l'oggetto "transizionale" per usare il linguaggio coniato da Winnicott. Sembra vivere in un universo parallelo e forse è l'unico, con Charlie Brown, che rispetta la dignità altrui. Anche la sua frase più caustica non distrugge, è opinione dissonante, espressione di una personalità altra che solo casualmente interagisce con il mondo. Personaggio complesso e articolato aperto all'epifanica alterità del Grande Cocomero. La sorella è più prosaica, grintosa e somma di tutte le cattiverie infantili. Sprezzante e persecutoria è la materializzazione degli incubi di Charlie Brown. Un personaggio totalmente sgradevole che raramente attira il sorriso o la simpatia, eppure un personaggio dotato di un fascino particolare. Poco avvezza al ragionamento, è la negazione della dialogicità eppure (o forse per questo) si trasforma in dispensatrice di cinici consigli dal suo pulpito di soccorso psichiatrico a 5 centesimi. Con lei Schulz si leva qualche sassolino dalla scarpa. "Ti ho aiutato moltissimo!" dice a un incredulo Charlie Brown "ti ho dimostrato che la psichiatria è una scienza esatta". "Una scienza esatta?!" esclama un esterrefatto Charlie Brown. "Certo, tu mi devi esattamente centroquarantatre dollari!".
Naturalmente Lucy non è un eroina totalmente negativa, è funzionale al disegno generale, e il suo continuo sottolineare la propria presunta superiorità è segnale di una debolezza interiore, forse il terrore di trovarsi di fronte al proprio limite. Lucy umilia gli altri per rassicurare se stessa eppure si scioglie di fronte all'amore non corrisposto. Passa il tempo languidamente aggrappata al pianoforte giocattolo di Schroeder, il bambino amante della musica classica, che ha eletto Beethoven a suo personale idolo.

Il palcoscenico dei Peanuts si è arricchito negli anni di diversi tipi, diventando sempre più fumetto corale.
In Schroeder, e nella sua forma monomaniacale, Schulz lumeggia i processi legati al consumo dei miti culturali così come in Pig Pen, il bambino che ha fatto della sporcizia un'arte, descrive l'assoluta sintonia tra arte e artista. Il tutto in armonia con quello che l'infantile età di Pig Pen gli permettere di vivere: la repulsione alla pulizia e la vita selvaggia dei cortili polverosi. Personaggi a loro modo epici e drammatici.
Sally, la sorella minore di Charlie Brown, è il personaggio che con maggior difficoltà riesce ad integrarsi con il mondo che la circonda. Impersonifica la continua indignazione verso tutto e tutti, asserendo continuamente la sua libertà di pensiero e di azione. Famosi sono i suoi elaborati scolastici dove, con una buona dose di sarcasmo, rilegge l'esperienza quotidiana di milioni di ragazzi. "Tema di scienze sociali. "Cos'ho imparato quest'anno a scuola"". Vignetta muta nella quale Sally pensa, e quindi il componimento. "Quest'anno ho imparato a tenere d'occhio la merenda per non farmela scippare!". Liricamente disarmante.
Il palcoscenico dei Peanuts si è arricchito negli anni di diversi tipi, diventando sempre più fumetto corale. Ecco Piperita Patty alias Patricia Reichardt, energica e simpatica ragazzina dalla brillante parlantina che chiama Charlie Brown "Ciccio" e continua a definire Snoopy, il più strano bambino mai conosciuto. Ecco Marcie, la sagace amica di Piperita, che si ostina a chiamarla "capo" e a salvarla da disastrose situazioni scolastiche. Ecco Woodstock, il simpatico uccellino che comunica, naturalmente, con il linguaggio degli uccelli che solo Snoopy comprende alla perfezione. Oppure Spike, il fratello di Snoopy, moderno anacoreta sempre alle prese con cocciuti cactus. Dell'allegra e numerosa famiglia dei Peanuts non fanno parte, naturalmente, gli adulti, che appiano solo tangenzialmente e sempre fuori campo, satelliti di un complesso sistema solare.
C'è la nonna di Linus, nemica giurata della coperta-tampone spirituale del nostro eroe. C'è il padre, barbiere, di Charlie Brown o i temibili insegnanti. Non si vedono e non si odono. Semplicemente non compaiono mai aumentando l'alone di mistero intorno ai brandelli di realtà che apprendiamo solo attraverso la mediazione dei nostri piccoli amici.
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© 2000 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore

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