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Peanuts
Tribute Page
Charles
M. Schulz Museum
il testo del discorso di Schulz al 1994 National Cartoonists meeting
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Il corpus Schulziano Inizia
così la lunga saga dei Peanuts, con una striscia
tutto sommato abbastanza insipida e anche curiosa: Schulz presenta
il personaggio principale della striscia attraverso un sentimento
forte, l'odio, che mai più apparirà nella lunga
serie. Anche il nome della striscia, Peanuts (noccioline o cose
di poco conto), ha la sua storia: imposto dal Syndacate
sarà sempre mal digerito da Schulz che lo trova falso,
banale e "il peggior titolo mai escogitato per un fumetto".
Eppure il fumetto di Schulz, dopo un periodo di rodaggio, conquista
consensi. Il suo microcosmo di bambini dove si consuma l'epica
del quotidiano si estende a dismisura conseguendo risultati
impensabili. Ora che il corpus Schulziano si può
considerare a tutti gli effetti concluso, e per l'annunciata
chiusura e per la morte dell'autore, ci ritroviamo a fare i
conti con le varianti cifre che cercano di descriverlo. Schulz
in cinquant'anni di carriera ha disegnato circa ventimila
strisce pubblicate in 75 paesi, raccolte in oltre 1400 volumi,
tradotti in 26 lingue. Oltre trecento milioni di lettori e poi
la valanga del merchandising e i circa 62
Il suo microcosmo di bambini
dove si consuma l'epica del quotidiano si estende a dismisura
conseguendo risultati impensabili...
mediometraggi
per la televisione, quattro lungometraggi per il cinema, un
musical, ventidue riviste sul ghiaccio e un parco dei
divertimenti. Solo queste cifre fanno venire le vertigini scoprendo
come questo fumetto sia un fenomeno planetario. Ma c'è
di più. Schulz, uomo riflessivo e calibrato, ha prodotto
tutto questo da solo, con l'aiuto di pochi collaboratori che
mai hanno avuto a che fare con la fase creativa. "Non ho
mai avuto un assistente per il lavoro vero e proprio delle strisce
e delle pagine a fumetti, anche perchè ritengo che non
avrebbe avuto molto da fare. Il disegno è relativamente
semplice, dato lo stile che ho adottato, e sono troppo orgoglioso
per usare le idee di chiunque altro". Le motivazioni da
lui adottate manifestano più modestia che verità.
Resta il fatto che Schulz si concepisce come un artista completo,
che detiene la signoria sulla sua arte, una signoria gentile
che asseconda l'arte piuttosto che tiranneggiarla. Schulz crea
il suo universo, o meglio quale demiurgo, gli permette di uscire,
sentendosi in empatica sintonia con la sua arte, con la corte
dei suoi piccoli amici. Un microcosmo che cresce con lui, che
si evolve con le idee del suo creatore, con le sue esperienze,
che si alimenta della vita del suo autore.
I Peanuts delle origini sono basati sulla crudeltà tipica
dei bambini, nata dall'esperienza del suo autore e dall'osservazione
dei bambini sui campi da gioco. Sono lotte che gli adulti tendono
a dimenticare ed è significativo che Schulz colga nel
gioco gli elementi con cui descrive il mondo dei bambini. Perchè
il gioco è totalizzante. Nel gioco le regole sono assolute
e attraverso questa lente Schulz racconta il mondo dei bambini
senza ridurlo a stolida metafora, ci rappresenta quel mondo
a cui ognuno di noi è necessariamente legato, non in
rapporto e funzione della maturità raggiunta, ma nel
sua autonoma determinazione. Percepisce il fondo di verità
e lo rivela, se ne fa maieuta con l'aiuto dei suoi piccoli amici
di carta.
Il gruppo di bambini sono visti attraverso la lente dei loro
giochi e dei loro discorsi. Sono verbosi i Peanuts, passano
molto tempo a parlare, discutere, a scoprire il mondo con la
forza della parola. Miti, ansie, timori e anche nevrosi sono
riletti attraverso i percorsi della psicologia infantile che
permette a Schulz di manifestare il suo pensiero, sostanzialmente
ottimistico, sul mondo che ci circonda. Sì, sebbene Schulz
non ci nasconda niente della realtà, non smette attraverso
il personaggio di Charlie Brown di darcene lettura positiva.
Charlie Brown è un inguaribile ottimista, mai sconfitto
anche se mai vincente, un ottimista malinconico che spera contro
ogni speranza, che non smette di calciare il pallone tenuto
dalla perfida Lucy che immancabilmente glielo sottrae all'ultimo
momento.
Polifonia di significati
Charles M. Schulz, è
stato affermato da più parti, appartiene alla storia
della culturale americana e questo è un dato di fatto.
Se poi sia da ascrivere alla storia dell'arte o delle letteratura
è una questione sostanzialmente irrilevante. Umberto
Eco in un suo saggio lo definisce un poeta, forse un poeta
della condizione umana nel XX secolo. Una definizione fatta
per stupire, per scandalizzare (si era nel 1963), per sfida
e per presa di posizione. Era in atto il processo che tendeva
a sdoganare i fumetti nel mondo della cultura alta. Schulz ha
sempre cercato di dribblare il problema. In un'intervista del
1992 alla domanda: "L'hanno definito il poeta della matita,
che ne pensa?" rispondeva con la solita disarmante umiltà:
"Sinceramente non mi sono mai posto il problema. Perchè
non capisco molto la poesia. Non seguo i poeti di oggi. Non
leggo molti versi. Preferisco la solidità dei romanzieri
russi, come Leone Tolstoj". Eppure in Schulz e nella sua
opera è presente quella "polifonia di significati"
che il poeta Mario Luzi identifica come uno degli elementi
caratteristici della poesia. » sempre Luzi che nel tentativo
di leggere l'opera di Schulz ci offre un'interessante chiave
di lettura. In un suo intervento del 1970 scrive: "Quando
Schulz taglia la sua serialità nella precisa tensione
di un ritmo si può davvero riconoscere l'assolutezza
della poesia".
Schulz come artista ha deciso di confrontarsi con il genere
della comic strip, genere per sua natura seriale dove
gli elementi portanti sono la ripetizione e la ridondanza. Avviene
come nella variazione musicale: al tema principale sono apportate
infinite e minime modifiche, che creano una sorta di mascheramento
del tema. Il suo svelarsi al lettore produce piacere e freschezza
anche se si racconta la stessa infinita e securizzante storia.
La proposta in più strisce della stessa situazione narrativa
e degli stessi personaggi permette al lettore di conoscere personaggi
e situazione, di famigliarizzare. La reiterazione crea l'accumularsi
di esperienze anche negli stessi personaggi, ponendo così
le premesse per il cambiamento e per la crescita. Schulz ha
saputo impiegare sapientemente questi meccanismi definendo con
maggior chiarezza i suoi personaggi in uno scavo psicologico
magistrale.
La stessa attenzione è posta sull'ambiente dove si svolge
la narrazione. Un ambiente rarefatto, stilizzato: ora la scuola,
ora il campo da baseball, il muretto, i gradini della casa,
ambienti che progressivamente
La
reiterazione crea l'accumularsi di esperienze anche negli stessi
personaggi, ponendo così le premesse per il cambiamento
e per la crescita...
perdono
di consistenza, fanno sempre meno riferimento alla realtà.
Così come avviene per la cuccia di Snoopy che non può
essere disegnata che di profilo, perchè Snoopy non può
abitare in una comune cuccia. Abita infatti in uno spazio metafisico,
sulla sommità della cuccia dove è impossibile
stare in equilibrio e sotto di lui, protetto da anonime pareti
di legno, la complessità di spazi e arredi con biliardo,
biblioteca, il ciclo di affreschi sulla storia della civiltà
dipinti sul soffitto e il famoso Van Gogh distrutto nel famoso
incendio del 1966. Fantasia e realtà prodotta dal fantastico,
si intersecano.
Nell'evoluzione dell'ambiente Schulz, ricorda come, all'inizio,
era per lui normale disegnare i bambini sul bordo del marciapiede,
quasi un tributo alla sua infanzia o ai fumetti di Skippy
disegnati da Percy Crosby. Certo, subito si presentava
il problema dell'età dei suoi piccoli amici di carta.
Troppo piccoli per stare in strada, ed ecco allora l'espediente
di disegnarli sui gradini della casa che immettono sul marciapiede
e poi, nella rarefazione dell'ambiente, dietro il famoso muretto,
luogo di meditazione e di riflessione. Una finestra sul mondo
e un punto stabile da cui i bambini guardano e commentano gli
eventi, lo svolgersi delle cose. Attraverso questo processo
Schulz permise al lettore di identificare immediatamente il
personaggio e le sue azioni. Per questo motivo i personaggi
non sono mai mostrati attraverso complesse angolature, ben conosciute
dall'insegnante di disegno, ma sono mostrati privilegiando la
rappresentazione senza la mediazione della prospettiva. Una
scelta, quella di non rappresentare lo spazio, realizzata attraverso
l'assoluta semplificazione grafica e prospettica. Un'opzione
radicale che spesso arriva a regalare la scena ai soli personaggi
senza alcun oggetto sullo sfondo o affidando lo sfondo a semplificate
linee. Schulz compie in questo modo una particolare scelta espressiva
che si ripercuote anche sul suo disegno semplice e efficace,
che ci permettere di intuire infinite variazioni nella curata
mimica facciale, dove una diversa inclinazione della bocca e
il taglio degli occhi crea un grande effetto. Naturalmente il
tutto va a vantaggio del testo, del parlato in una ricerca consapevole
di equilibrio in un verbo iconico sbilanciato verso il testo.
In Schulz è sempre costante la ricerca di una sostanziale
coerenza tra il verbale e l'iconico, sostiene che "non ci
sarebbe nessun vantaggio a mostrare" per esempio "Schroeder
da diversi punti di vista. » molto più importante che
il lettore lo identifichi immediatamente e riceva un'impressione
famigliare quando lo vede seduto al pianoforte in miniaturabisogna
riconoscere che sarebbe difficile fare altrimenti almeno alcuni
di questi personaggi. In certi casi perchÈ semplicemente non
si adattano e in altri casi perchè certe angolature potrebbero
darne una visione erratacerco il lato migliore e Schroeder risulta
meglio se visto di profilo, mentre suona il piano". In questa
ricerca Schulz ha anche sempre privilegiato il punto di vista
che pone direttamente il lettore sulla scena ovvero disegnando
i personaggi visti dal loro livello, evitando il punto d'osservazione
di superiorità che svelerebbe un occhio adulto.
Anche l'elemento del ritmo e della scansione della storie ha
particolare rilevanza nel lavoro di Schulz e non potrebbe essere
altrimenti vista la scelta delle strisce tematiche intorno a
semplici eventi quotidiani. "Avere a disposizione molti personaggi"
sostiene Schulz "permette d'avere un'ampia tastiera su cui
suonare". » attraverso la giustapposizione di storie, l'incastro
di tematiche e personaggi, che si crea il ritmo della narrazione
nel fluire delle strisce tematiche. Allora avviene che dopo
una serie di strisce, saldamente ancorate alla realtà,
Schulz inserisca una delle strampalate avventure letterarie
o fantasiose di Snoopy, vero fool shakesperiano, jolly
ed elemento base della scansione ritmica Schulziana.
Naturalmente l'importanza del ritmo è da cogliersi anche
all'interno delle strisce o delle pagine domenicali, i due generi
con cui Schulz presenta il suo lavoro. Se le quattro vignette
di una striscia hanno un loro ritmo interno e permettono la
variazione solo attraverso l'alternarsi di piani e campi, che
Schulz utilizza in matematica sequenza centrando il tutto sul
risultato finale, la tavola domenicale permette un diverso tipo
d'espressione avendo a disposizione dieci o dodici vignette.
A volte Schulz, nel laborioso lavoro di preparazione, parte
dalla vignetta finale, che contiene la battuta conclusiva, per
poi procedere all'indietro cosÏ da calcolare meglio gli spazi.
Certe volte Ë necessario anche disegnare per prima l'ultima
vignetta per eliminare ogni dubbio sull'efficacia del disegno
finale. Raccontando del suo lavoro Schulz ha spiegato che "puÚ
accadere che venga un'idea e che scopra poi che non è
attuabile sulla carta oppure che non è possibile disegnarla
come l'avevo vista nella mente. E' molto meglio scoprirlo subito,
disegnando l'ultima sezione che non quando si è finita
l'intera pagina". Resta il fatto che nelle tavole domenicali
l'ultima sezione è particolarmente importante. Quando
il lettore getta un'occhiata sull'intera pagina è quasi
naturale che l'occhio cada in basso a destro e il rischio di
sciupare il piacere di giungere progressivamente all'ultima
vignetta è altissimo. Ecco perchè fra le preoccupazioni
di Schulz c'è sempre stata quella di cercare di non attirare
eccessivamente l'attenzione su quella vignetta cercando però
di non rendere insapore il tutto.
Oltre al ritmo resta anche il problema di attirare attenzione
del lettore che sfoglia la pagina del giornale dove le strisce
sono pubblicate. » il gioco di considerare gli elementi grafici
che verosimilmente la pagina mette in campo e la concorrenza
con le altre strisce. Schulz ha scelto la strada della vignetta
ariosa, molti spazi, tratti fini e testo: una strada efficace.
segue:
eroi epici e drammatici
©
2000 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore
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