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il testo del discorso di Schulz al 1994 National Cartoonists meeting


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Il corpus Schulziano Inizia così la lunga saga dei Peanuts, con una striscia tutto sommato abbastanza insipida e anche curiosa: Schulz presenta il personaggio principale della striscia attraverso un sentimento forte, l'odio, che mai più apparirà nella lunga serie. Anche il nome della striscia, Peanuts (noccioline o cose di poco conto), ha la sua storia: imposto dal Syndacate sarà sempre mal digerito da Schulz che lo trova falso, banale e "il peggior titolo mai escogitato per un fumetto".
Eppure il fumetto di Schulz, dopo un periodo di rodaggio, conquista consensi. Il suo microcosmo di bambini dove si consuma l'epica del quotidiano si estende a dismisura conseguendo risultati impensabili. Ora che il corpus Schulziano si può considerare a tutti gli effetti concluso, e per l'annunciata chiusura e per la morte dell'autore, ci ritroviamo a fare i conti con le varianti cifre che cercano di descriverlo. Schulz in cinquant'anni di carriera ha disegnato circa ventimila strisce pubblicate in 75 paesi, raccolte in oltre 1400 volumi, tradotti in 26 lingue. Oltre trecento milioni di lettori e poi la valanga del merchandising e i circa 62

Il suo microcosmo di bambini dove si consuma l'epica del quotidiano si estende a dismisura conseguendo risultati impensabili...
mediometraggi per la televisione, quattro lungometraggi per il cinema, un musical, ventidue riviste sul ghiaccio e un parco dei divertimenti. Solo queste cifre fanno venire le vertigini scoprendo come questo fumetto sia un fenomeno planetario. Ma c'è di più. Schulz, uomo riflessivo e calibrato, ha prodotto tutto questo da solo, con l'aiuto di pochi collaboratori che mai hanno avuto a che fare con la fase creativa. "Non ho mai avuto un assistente per il lavoro vero e proprio delle strisce e delle pagine a fumetti, anche perchè ritengo che non avrebbe avuto molto da fare. Il disegno è relativamente semplice, dato lo stile che ho adottato, e sono troppo orgoglioso per usare le idee di chiunque altro". Le motivazioni da lui adottate manifestano più modestia che verità. Resta il fatto che Schulz si concepisce come un artista completo, che detiene la signoria sulla sua arte, una signoria gentile che asseconda l'arte piuttosto che tiranneggiarla. Schulz crea il suo universo, o meglio quale demiurgo, gli permette di uscire, sentendosi in empatica sintonia con la sua arte, con la corte dei suoi piccoli amici. Un microcosmo che cresce con lui, che si evolve con le idee del suo creatore, con le sue esperienze, che si alimenta della vita del suo autore.
I Peanuts delle origini sono basati sulla crudeltà tipica dei bambini, nata dall'esperienza del suo autore e dall'osservazione dei bambini sui campi da gioco. Sono lotte che gli adulti tendono a dimenticare ed è significativo che Schulz colga nel gioco gli elementi con cui descrive il mondo dei bambini. Perchè il gioco è totalizzante. Nel gioco le regole sono assolute e attraverso questa lente Schulz racconta il mondo dei bambini senza ridurlo a stolida metafora, ci rappresenta quel mondo a cui ognuno di noi è necessariamente legato, non in rapporto e funzione della maturità raggiunta, ma nel sua autonoma determinazione. Percepisce il fondo di verità e lo rivela, se ne fa maieuta con l'aiuto dei suoi piccoli amici di carta.
Il gruppo di bambini sono visti attraverso la lente dei loro giochi e dei loro discorsi. Sono verbosi i Peanuts, passano molto tempo a parlare, discutere, a scoprire il mondo con la forza della parola. Miti, ansie, timori e anche nevrosi sono riletti attraverso i percorsi della psicologia infantile che permette a Schulz di manifestare il suo pensiero, sostanzialmente ottimistico, sul mondo che ci circonda. Sì, sebbene Schulz non ci nasconda niente della realtà, non smette attraverso il personaggio di Charlie Brown di darcene lettura positiva. Charlie Brown è un inguaribile ottimista, mai sconfitto anche se mai vincente, un ottimista malinconico che spera contro ogni speranza, che non smette di calciare il pallone tenuto dalla perfida Lucy che immancabilmente glielo sottrae all'ultimo momento.
Polifonia di significati
Charles M. Schulz, è stato affermato da più parti, appartiene alla storia della culturale americana e questo è un dato di fatto. Se poi sia da ascrivere alla storia dell'arte o delle letteratura è una questione sostanzialmente irrilevante. Umberto Eco in un suo saggio lo definisce un poeta, forse un poeta della condizione umana nel XX secolo. Una definizione fatta per stupire, per scandalizzare (si era nel 1963), per sfida e per presa di posizione. Era in atto il processo che tendeva a sdoganare i fumetti nel mondo della cultura alta. Schulz ha sempre cercato di dribblare il problema. In un'intervista del 1992 alla domanda: "L'hanno definito il poeta della matita, che ne pensa?" rispondeva con la solita disarmante umiltà: "Sinceramente non mi sono mai posto il problema. Perchè non capisco molto la poesia. Non seguo i poeti di oggi. Non leggo molti versi. Preferisco la solidità dei romanzieri russi, come Leone Tolstoj". Eppure in Schulz e nella sua opera è presente quella "polifonia di significati" che il poeta Mario Luzi identifica come uno degli elementi caratteristici della poesia. ╗ sempre Luzi che nel tentativo di leggere l'opera di Schulz ci offre un'interessante chiave di lettura. In un suo intervento del 1970 scrive: "Quando Schulz taglia la sua serialità nella precisa tensione di un ritmo si può davvero riconoscere l'assolutezza della poesia".
Schulz come artista ha deciso di confrontarsi con il genere della comic strip, genere per sua natura seriale dove gli elementi portanti sono la ripetizione e la ridondanza. Avviene come nella variazione musicale: al tema principale sono apportate infinite e minime modifiche, che creano una sorta di mascheramento del tema. Il suo svelarsi al lettore produce piacere e freschezza anche se si racconta la stessa infinita e securizzante storia. La proposta in più strisce della stessa situazione narrativa e degli stessi personaggi permette al lettore di conoscere personaggi e situazione, di famigliarizzare. La reiterazione crea l'accumularsi di esperienze anche negli stessi personaggi, ponendo così le premesse per il cambiamento e per la crescita. Schulz ha saputo impiegare sapientemente questi meccanismi definendo con maggior chiarezza i suoi personaggi in uno scavo psicologico magistrale.
La stessa attenzione è posta sull'ambiente dove si svolge la narrazione. Un ambiente rarefatto, stilizzato: ora la scuola, ora il campo da baseball, il muretto, i gradini della casa, ambienti che progressivamente

La reiterazione crea l'accumularsi di esperienze anche negli stessi personaggi, ponendo così le premesse per il cambiamento e per la crescita...
perdono di consistenza, fanno sempre meno riferimento alla realtà. Così come avviene per la cuccia di Snoopy che non può essere disegnata che di profilo, perchè Snoopy non può abitare in una comune cuccia. Abita infatti in uno spazio metafisico, sulla sommità della cuccia dove è impossibile stare in equilibrio e sotto di lui, protetto da anonime pareti di legno, la complessità di spazi e arredi con biliardo, biblioteca, il ciclo di affreschi sulla storia della civiltà dipinti sul soffitto e il famoso Van Gogh distrutto nel famoso incendio del 1966. Fantasia e realtà prodotta dal fantastico, si intersecano.
Nell'evoluzione dell'ambiente Schulz, ricorda come, all'inizio, era per lui normale disegnare i bambini sul bordo del marciapiede, quasi un tributo alla sua infanzia o ai fumetti di Skippy disegnati da Percy Crosby. Certo, subito si presentava il problema dell'età dei suoi piccoli amici di carta. Troppo piccoli per stare in strada, ed ecco allora l'espediente di disegnarli sui gradini della casa che immettono sul marciapiede e poi, nella rarefazione dell'ambiente, dietro il famoso muretto, luogo di meditazione e di riflessione. Una finestra sul mondo e un punto stabile da cui i bambini guardano e commentano gli eventi, lo svolgersi delle cose. Attraverso questo processo Schulz permise al lettore di identificare immediatamente il personaggio e le sue azioni. Per questo motivo i personaggi non sono mai mostrati attraverso complesse angolature, ben conosciute dall'insegnante di disegno, ma sono mostrati privilegiando la rappresentazione senza la mediazione della prospettiva. Una scelta, quella di non rappresentare lo spazio, realizzata attraverso l'assoluta semplificazione grafica e prospettica. Un'opzione radicale che spesso arriva a regalare la scena ai soli personaggi senza alcun oggetto sullo sfondo o affidando lo sfondo a semplificate linee. Schulz compie in questo modo una particolare scelta espressiva che si ripercuote anche sul suo disegno semplice e efficace, che ci permettere di intuire infinite variazioni nella curata mimica facciale, dove una diversa inclinazione della bocca e il taglio degli occhi crea un grande effetto. Naturalmente il tutto va a vantaggio del testo, del parlato in una ricerca consapevole di equilibrio in un verbo iconico sbilanciato verso il testo.
In Schulz è sempre costante la ricerca di una sostanziale coerenza tra il verbale e l'iconico, sostiene che "non ci sarebbe nessun vantaggio a mostrare" per esempio "Schroeder da diversi punti di vista. ╗ molto più importante che il lettore lo identifichi immediatamente e riceva un'impressione famigliare quando lo vede seduto al pianoforte in miniaturabisogna riconoscere che sarebbe difficile fare altrimenti almeno alcuni di questi personaggi. In certi casi perch╚ semplicemente non si adattano e in altri casi perchè certe angolature potrebbero darne una visione erratacerco il lato migliore e Schroeder risulta meglio se visto di profilo, mentre suona il piano". In questa ricerca Schulz ha anche sempre privilegiato il punto di vista che pone direttamente il lettore sulla scena ovvero disegnando i personaggi visti dal loro livello, evitando il punto d'osservazione di superiorità che svelerebbe un occhio adulto.
Anche l'elemento del ritmo e della scansione della storie ha particolare rilevanza nel lavoro di Schulz e non potrebbe essere altrimenti vista la scelta delle strisce tematiche intorno a semplici eventi quotidiani. "Avere a disposizione molti personaggi" sostiene Schulz "permette d'avere un'ampia tastiera su cui suonare". ╗ attraverso la giustapposizione di storie, l'incastro di tematiche e personaggi, che si crea il ritmo della narrazione nel fluire delle strisce tematiche. Allora avviene che dopo una serie di strisce, saldamente ancorate alla realtà, Schulz inserisca una delle strampalate avventure letterarie o fantasiose di Snoopy, vero fool shakesperiano, jolly ed elemento base della scansione ritmica Schulziana.
Naturalmente l'importanza del ritmo è da cogliersi anche all'interno delle strisce o delle pagine domenicali, i due generi con cui Schulz presenta il suo lavoro. Se le quattro vignette di una striscia hanno un loro ritmo interno e permettono la variazione solo attraverso l'alternarsi di piani e campi, che Schulz utilizza in matematica sequenza centrando il tutto sul risultato finale, la tavola domenicale permette un diverso tipo d'espressione avendo a disposizione dieci o dodici vignette. A volte Schulz, nel laborioso lavoro di preparazione, parte dalla vignetta finale, che contiene la battuta conclusiva, per poi procedere all'indietro cos¤ da calcolare meglio gli spazi. Certe volte ╦ necessario anche disegnare per prima l'ultima vignetta per eliminare ogni dubbio sull'efficacia del disegno finale. Raccontando del suo lavoro Schulz ha spiegato che "pu┌ accadere che venga un'idea e che scopra poi che non è attuabile sulla carta oppure che non è possibile disegnarla come l'avevo vista nella mente. E' molto meglio scoprirlo subito, disegnando l'ultima sezione che non quando si è finita l'intera pagina". Resta il fatto che nelle tavole domenicali l'ultima sezione è particolarmente importante. Quando il lettore getta un'occhiata sull'intera pagina è quasi naturale che l'occhio cada in basso a destro e il rischio di sciupare il piacere di giungere progressivamente all'ultima vignetta è altissimo. Ecco perchè fra le preoccupazioni di Schulz c'è sempre stata quella di cercare di non attirare eccessivamente l'attenzione su quella vignetta cercando però di non rendere insapore il tutto.
Oltre al ritmo resta anche il problema di attirare attenzione del lettore che sfoglia la pagina del giornale dove le strisce sono pubblicate. ╗ il gioco di considerare gli elementi grafici che verosimilmente la pagina mette in campo e la concorrenza con le altre strisce. Schulz ha scelto la strada della vignetta ariosa, molti spazi, tratti fini e testo: una strada efficace.
segue: eroi epici e drammatici

© 2000 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore

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