GOOD OL' SPARKY, GOOD OL' MISTER SCHULZ!
di
Stefano
Gorla
"Linus
ama Bologna" è la mostra dedicata a Charles M.
Schulz in occasione del 50° anniversario della nascita
dei Peanuts (2 ottobre 1950).
La mostra è stata organizzata a Bologna presso la bilioteca-mediateca
della sala Borsa, in piazza Nettuno, e inaugurata il 2
settembre 2000. Sarà aperta fino al 26 novembre
2000. La mostra si compone di una serie di elementi spettacolari
come la ricostruzione della "casa" di Snoopy - una cuccia
visitabile alta più di 7 metri - completamente arredata
(un biliardo, il mitico Van Gogh e una serie d'improbabili
oggetti che abbiamo imparato a conoscere solo per racconto),
il suo aereo, il leggendario Sopwith Camel e quello del suo
eterno antagonista, il Fokker del Barone Rosso.
Non manca il carognesco albero mangia-aquiloni, croce e delizia
di Charlie Brown, il campo di cocomeri e lo scuolabus. Libri,
video e interviste sostengono il percorso che ci immette nella
vita e nelle opere di Schulz. Una sezione della mostra, curata
da Danilo Eccher, è riservata all'omaggio che
alcuni artisti italiani - come Franco Guerzoni e Marcello
Jori, Elisabetta Alberti, Sarah CiracÏ, Sabrina Mezzaqui,
Nicola Pellegrini - hanno voluto dedicare ai Peanuts.
Nel frattempo una pletora di pubblicazioni ha invaso il mercato.
In testa la Baldini & Castoldi che ripropone la serie cronologica
dei volumetti che riprendono le strisce dei Peanuts assieme
a Il Libro d'oro dei Peanuts, un'antologia di lusso
che però poco aggiunge al conosciuto mondo dei Peanuts.
In edicola, nelle librerie e nei supermercati è uscito
SuperSnoopy, un'ottima ed economica raccolta
a colori delle leggendarie tavole domenicali catalogate per
decadi. Due volumi, sempre per la Baldini & Castoldi, con
monografie sul lato femminile dei Peanuts (Lucy e le altre)
e sul cane trasformista più famoso del mondo (L'impareggiabile
Snoopy). Anche la Mondadori è uscita con una raccolta
di strisce per la serie economica dei SuperMiti. Per alcuni
mesi allegati al quotidiano Il Giorno, il Resto del Carlino,
La Nazione sono usciti in allegato volumetti spillati
con la raccolta di strisce dei Peanuts. Il tutto per una piacevole
invasione che rischia però di disorientare il lettore,
difficile seguire il filo, anche le strisce per loro definizione
permettono una lettura slegata e una fruizione decisa dal
lettore, più spesso dai compilatori di antologie. Ma
chi era Schulz? Poeta del fumetto, l'uomo chiamato dagli amici
Sparky. Il meticoloso professionista che per cinquant'anni
ha curato con ogni attenzione la sua opera d'arte, il mondo
dei suoi piccoli amici di carta.
Addentriamoci nella storia, nella sua storia, per leggerne
l'opera e la poetica.
Good
Ol'
"Da grande voglio fare
il profeta" dice Linus. "Lodevole ambizione. C'è
sempre bisogno di qualche buon profeta" ribatte Charlie
Brown e, guardando Linus dritto negli occhi, aggiunge, "l'unico
guaio è che molti si rivelano poi falsi profeti".
"Potrei fare il falso profeta in buona fede" riprende
un disarmante Linus.
Quattro vignette, una striscia, e una manciata di battute
per i due personaggi creati da Schulz, un artista preconizzato,
da parenti e insegnanti, forse possessori della capacità
di previsione tipica dei profeti, e dei profeti in buona fede.
E se tutto nella vita di una persona sembra convergere verso
l'unità delimitando un percorso, possiamo affermare
che la strada di Charles Schulz era in qualche modo segnata.
Fu lo zio che, due giorni dopo la sua nascita, gli affibbiò
il soprannome di Sparky, abbreviazione di Spark plug, cavallo
prodigio di Barney Google (Barnabò Goggoloni o Bertoldo
Scalzapolli nella versione italiana) fumetto di particolare
successo. Così Charles Monroe Schulz fu per
tutti Sparky, scintilla, nomignolo con cui firmò i
suoi primi lavori e con il quale lo chiamano gli amici. L'aneddotica,
ci regala anche un altro stralcio di profezia o intuizione,
legato ad un insegnate illuminata che guardando un disegno
del giovanissimo Sparky commentò: "Un giorno, Charles,
sarai un artista". Era il 1927. Schulz ricordò
questo episodio della sua vita quando, in occasione del 40°
dei Peanuts, fu ospitata a Parigi, nel Pavillon Marsan, l'ala
del Louvre che accoglie il Musèe des Arts Dècoratifs,
una mostra a lui dedicata.
Fu forse anche facile profeta di se stesso quando, lui rigoroso
pianificatore, si augurava di poter disegnare i suoi amici
di carta fino alla fine dei suoi giorni o, almeno, disse per
il giubileo dei Peanuts, "per altri venticinque anni".
Non ne era cosciente ma con lucidità aveva tracciato
il suo futuro. Infatti, è morto il giorno in cui è
stata pubblicata la sua ultima striscia, cinquant'anni dopo
il suo brillante inizio.
A
piccoli passi verso i Peanuts
Charles Monroe Schulz nasce
a Saint Paul, con Minneapolis le Twin Cities (città
gemelle) del Minnesota, il 26 novembre 1922. La sua biografia
non registra particolari impennate, e ce lo mostra schivo,
tranquillo, religioso, padre affettuoso, amante della vita
pianificata e dello sport. Quasi una materializzazione del
sogno americano, dell'uomo che si fa da sè, Schulz
emerge dagli anni della Grande Depressione, anche se le vicende
politiche e sociali degli Stati Uniti sembrano solo lambire
la sua vita. Il padre, Carl, è figlio di immigrati
tedeschi e fa il barbiere. La madre, Dena, appartiene alla
piccola borghesia e ha radici scandinave. A completare la
famigliola un cane, una bastardino in bianco e nero, che fu
regalato a Schulz per il suo tredicesimo compleanno, il prototipo
in carne e ossa di Snoopy: stessa testa e stesse macchie,
il tutto solo di qualche taglia pi˜ grande.
Dell'infanzia di Sparky restano il grosso interesse per lo
sport: baseball, hockey e persino il golf e una passione per
i fumetti, condivisa in famiglia e legata alle tavole e alle
strisce che apparivano sui supplementi domenicali. Schulz
ricorda con affetto l'attesa febbrile di quei supplementi
e le discussioni con il padre intorno ai possibili sviluppi
delle storie nelle puntate successive. Dopo la licenza superiore,
conseguita senza lode e senza infamia, Sparky spinto dalla
madre si iscrive ad una scuola per corrispondenza, l'Art Instruction
Schools allora Federal Schools con sede a Minneapolis, scuola
che lo vide come insegnante qualche anno dopo. La cosa curiosa
è che Schulz inviò sempre i suoi lavori per
posta pur essendo la scuola poco distante da casa sua e mai
si avventurÚ, da alunno, nella sua sede.
In quegli anni due avvenimenti drammatici spezzarono la serena
quotidianità di Schulz: la morte della madre, dopo
lunga e dolorosissima malattia e la chiamata alle armi. La
vita militare non riservò grosse sorprese a Schulz,
dopo un periodo di addestramento, fu, suo malgrado, spedito
in Europa, in Francia, membro di una divisione corazzata.
I due episodi segnarono profondamente Schulz e seppure la
guerra fu per lui sostanzialmente una lunga attesa, infatti,
vedrà i tedeschi solo durante la ritirata della primavera
del 1945, il senso di solitudine provato prima con la morte
della madre e quindi con l'esperienza bellica, accentuò
l'insicurezza e una certa velata tendenza alla malinconia
che, anche nella sua vita successiva, si sposeranno a momenti
di depressione.
Il ritorno in patria e la vita a due con l'amato padre coincidono
con il periodo in cui Schulz si avvicina professionalmente
al mondo dei fumetti. Le sue prime esperienze sono legate
alla rivista cattolica a fumetti Timeless Topix, che
dopo aver acquistato alcune tavole mai pubblicate di Schulz
e una promessa di collaborazione lo dirottò sul lettering,
ovvero il lavoro di scrittura all'interno dei balloons.
In parallelo fu assunto alla sua vecchia scuola per corrispondenza
dove, come professor Schulz, si trovò a vivere il clima
intenso di un corpo docenti organizzato come una redazione
di giornale. La correzione delle tavole inviate dagli allievi,
la preparazione degli esercizi e continui scambi d'opinione
sui lavori crearono "un clima di lavoro stimolante"
dirà in seguito Schulz, ricordando con passione questo
tirocinio e le molte cose apprese dai colleghi, come la precisione
per ogni particolare, che si ritroverà nelle sue rarefatte
strisce.
Nel tempo libero dalle correzioni delle tavole degli allievi
della scuola Schulz disegnava e discuteva coi colleghi dei
suoi prodotti; prodotti che ogni tanto invia a diversi editori.
Tra il 1948 e il 1950 il Saturday Evening Post gli
pubblicò alcune vignette ma nulla più. Fu guardando
queste vignette che un collega gli disse: "Sparky, penso
che dovresti disegnare altri ragazzini come questi. Sono davvero
buoni". Schulz seguÏ il consiglio e nacque la serie Li'l
Folks che vendette al Pioneer Press di Saint Pauls.
Nella primavera del 1950 invia una selezione delle tavole
all'United Feature Syndacate di New York. Riceve risposta
da Jim Freeman, il direttore editoriale, che si mostra interessato
ai suoi lavori. Schulz ha pronta una nuova striscia, che personalmente
preferiva alle vignette, parte per New York allo scopo di
presentarla, e la striscia dei Peanuts apparve su nove quotidiani.
Data di pubblicazione il 2 ottobre 1950.
"Bene! Ecco che arriva il buon vecchio Charlie Brown! (Good
ol'd Charlie Brown) " dice un bambino rivolto a una bambina
seduta accanto a lui sui gradini di una casa. "Il buon
vecchio Charlie BrownSissignore!" mentre un ragazzino
dalla grossa testa pelata, i pantaloni corti e un sorriso
stampato in viso si avvicina. "Il buon vecchio Charlie
Brown" ripete il bambino mentre Charlie Brown si allontana.
"Come lo odio!".
segue:
Il corpus schulziano
©
2000 Stefano Gorla - per gentile concessione dell'autore
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