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SCHINDLER'S LIST - LA LISTA DI SCHINDLER (id.)
Regia di Steven Spielberg. Interpreti: Liam Neeson, Ben Kingsley, Ralph Fiennes, C. Goodall. USA, 1993

Schindler's List, nel suo livido bianco e nero analogo a quello dei cinegiornali dell'epoca (molto bella la fotografia del polacco Janusz Kaminski), racconta il dramma dell'Olocausto in maniera asciutta, senza cadere in compiacimenti o nella retorica (eccezion fatta per il finale) sull'argomento. Pur non raggiungendo l'intensita' drammatica e lacerante di film come Proprio dietro questa foresta di Jan Lomnicki - ma forse questo e proprio il limite dei kolossal rispetto ai film a basso budget - Spielberg ha realizzato un'opera toccante che in una variazione cromatica, contiene la chiave interpretativa del mutamento dello stato d'animo di Oskar Schindler, un avventuriero amico dei nazisti che all'inizio della guerra aveva pensato di arricchirsi grazie allo sfruttamento 5della manodopera ebrea a bassissimo costo, ma che col passare del tempo si era dedicato completamente al salvataggio del maggior numero possibile di prigionieri dai lager di Plaszow e Auschwitz. Questa variazione cromatica e' data dal vestitino rosso di una bambina - l'unico soggetto differenziantesi in uno scenario in bianco e nero - che Schindler vede nascondersi dall'alto delle colline di Cracovia, mentre i nazisti portano avanti la liquidazione del ghetto (13 marzo 1943). e che piu' tardi rivedra' esamine, trasportata su un carretto insieme ad altri cadaveri, nel campo di Auschwitz.
Un altro merito da riconoscere a Spielberg sta nell'avere messo in luce un aspetto del nazismo finora trascurato: la grande corruzione esistente tra le SS. Si sorride - anche se e' un sorriso amaro - nell'assistere alla disinvoltura con la quale Schindler (un ottimo Liam Neeson, interprete di Innocenza colposa) corrompe gli alti ufficiali delle SS per salvare i suoi ebrei.
Tra gli attori, oltre a Neeson, segnaliamo Ben Kingsley nel ruolo del contabile della fabbrica di Schindler e Ralph Fiennes (gia' visto in The baby of Macon) che impersona Amon Goeth, il feroce comandante del campo di Plaszow, impiccato dai russi alla caduta del Terzo Reich. Il film ha vinto 7 premi Oscar (aveva 12 nominations), tra i quali miglior film, miglior regista e migliore fotografia.

SEVEN (id.)
Regia di
David Fincher. Interpreti: Morgan Freeman, Brad Pitt, Kevin Spacey, Gwyneth Paltrow. USA, 1995

C'è un serial killer che tiene sulla corda due poliziotti e uccide secondo una dinamica legata ai sette peccati capitali (Gola, Avarizia, Accidia, Superbia, Lussuria, Invidia e Ira). Molto bella l'ambientazione in una Los Angeles cupa, sporca (eccezionale la fotografia "buia" di Darius Khondji) e sempre piovosa, che danno all'intera vicenda un'aura di "decadenza esistenziale": tutti i soggetti sono comunque perdenti di fronte al male e alla follia dilaganti. Il soggetto in sé non è particolarmente originale in quanto la figura di Victor, il serial-killer (interpretato da Kevin Spacey, la rivelazione di questo anno cinematografico) si ispira molto a Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti, ma la regia e' valida, il montaggio serratissimo e la sceneggiatura robusta. Ottima anche l'interpretazione di Morgan Freeman, nella parte del tenente Somerset, un poliziotto alle soglie della pensione, solitario, cinico disilluso dalla vita e dagli uomini ma consapevole di essere perdente di fronte al mondo che corre verso la sua rovina.
Da ricordare: la sequenza dell'inseguimento del serial killer nei corridoi dello squallido condominio dove abitava.

LO SGUARDO DI ULISSE (To Vlemma tou Odyssea)
Regia di Theo Anghelopoulos. Interpreti: Harvey Keitel, Maia Morgenstern, Erland Josephson, Thanassis Vengos. GR-FR-IT, 1995

A., regista greco, ritorna in patria dopo 35 anni trascorsi negli USA per ricercare alcuni spezzoni mai sviluppati di un film del 1905 girato dai fratelli Manakis. Questa sua ricerca lo portera' ad attraversare i Balcani per approdare a Sarajevo, insanguinata dalla guerra civile. Ma il viaggio tra i Balcani e' in realta' un viaggio nella memoria e nella nostalgia del passato, alla ricerca della propria origine. La conclusione e' tragica: non si puo' ritornare al proprio passato se non attraverso il racconto dei ricordo del proprio vissuto. E nulla puo' piu' tornare come all'inizio. Anghelopoulos ha realizzato uno dei film piu' intensi degli ultimi anni, uno sprazzo di luce nelle tenebre di un'offerta cinematografica fattasi ormai piuttosto piatta. Harvey Keitel e' bravissimo e si dimostra uno degli attori di maggiore spessore di questi anni. Anghelopoulos ogni tanto fa sconfinare la recitazione di tutti nella teatralita', ma i suoi piani sequenza sono talmente intensi (bravissimo l'operatore Yorgos Arvanitis) e il film nel suo insieme e' pieno di episodi di un tale fascino cinematografico che gli viene perdonato ogni eccesso. Viene spontaneo il confronto con Prima della pioggia di Milcho Manchevski e si rileva immediatamente la differenza di spessore nell'approccio alla tragedia dei Balcani: la "balcanizzazione" e' un pericolo collettivo ma anche individuale, esistenziale, nel momento in cui si distrugge la nostra memoria.
Il film ha vinto il Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes 1995. Ci spiace che Gian Maria Volonte' sia morto all'inizio delle riprese e non abbia potuto interpretare il ruolo del curatore della cineteca di Sarajevo, affidato poi a Erland Josephson.
Da ricordare: 1) la sequenza della chiatta sul Danubio con la statua di Lenin; 2) il piano sequenza con il ballo che racconta la presa del potere del regime comunista; 3) l'orchestra che suona nella Sarajevo immersa nella nebbia; 4) la bevuta tra il tassista e il suo passeggero come suggello di un'amicizia.

SMOKING (id.)
Regia di Alain Resnais. Intepreti: Sabine Azema, Pierre Arditi. FR, 1994

Realizzato insieme al gemello NoSmoking (che narra le vicende degli stessi personaggi sotto diversi punti di vista e si differenzia perche' all'inizio la protagonista non fuma mentre qui accende una sigaretta), Smoking e' un intelligente esempio di teatro filmato. Sulla base di alcuni episodi della vita di quattro personaggi (interpretati tutti dalla Azema e da Arditi) di un paesino della provincia francese, il regista si diverte a giocare con i loro destini e a vedere come avrebbe potuto evolversi la loro vita a seconda che in determinate circostanze ciascuno di loro avesse reagito in un modo piuttosto che in un altro. Resnais sposa la tesi del caos universale e di come i nostri destini dipendano spesso da situazioni apparentemente insignificanti. Tuttavia la situazione, di per se' intelligente anche se non nuovissima (lo stesso Resnais aveva rappresentato gli uomini come cavie in Mon Oncle d'Amerique) e' nella seconda parte eccessivamente esasperata con una serie troppo lunga di destini differenti.
Da ricordare: l'episodio della vacanza sulla terrazza dell'hotel.

I SOLITI SOSPETTI (The Usual Suspects)  
Regia di Bryan Singer. Interpreti: Gabriel Byrne, Stephen Baldwin, Chazz Palminteri, Kevin Spacey, Benicio Del Toro, Kevin Pollack, Pete Postlewaithe. USA, 1995

Un noir duro, teso in ogni sequenza con due magnifiche interpretazioni di Gabriel Byrne e Kevin Spacey (era il serial killer in Seven). Un'atmosfera inquietante in cui si muovono personaggi senza scrupoli e su tutti domina la misteriosa quanto inquietante figura di Kaiser Soze, un criminale ungherese dall'incredibile crudelta'. Bryan Singer, qui al suo esordio dietro la macchina da presa, ha introdotto un'importante innovazione nel genere noir in particolare e nella cinematografia in generale. Si tratta dell'uso del flash-back "ingannevole": Spacey racconta al commissario David Kujan (Chazz Palminteri) l'episodio della sparatoria sulla nave collocandosi in un ruolo diverso da quello realmente svolto e lo spettatore capisce di essere stato ingannato - insieme al poliziotto - solo nel colpo di scena finale. E' un film complesso e intelligente, da seguire con grande attenzione. Per palati raffinati.
Da ricordare: 1) la scena in cui Kowaialsky (Pete Postlewaite) si presenta ai cinque criminali, che stanno giocando a biliardo, come l'avvocato di Kaiser Soze; 2) la sequenza in flashback in cui dei banditi prendono in ostaggio la famiglia di Kaiser; 3) la sparatoria sulla nave; 4) il colpo di scena finale.

GLI SPIETATI (Unforgiven)  
Regia di Clint Eastwood. Interpreti: Clint Eastwood, Gene Hackman, Morgan Freeman, Richard Harris, Anna Thomson. USA, 1992

"Gli Spietati" non puo' essere considerato come western classico, ne' come western crepuscolare e neppure come un semplice western anni Novanta: per l'occasione si dovrebbe coniare il neologismo di "western noir". Ambientato nel 1881 in Wyoming, negli ultimi anni della vita di Frontiera, esso presenta gli archetipi del "noir" classico: i personaggi - da qualunque parte essi stiano - risultano ambigui e complessivamente negativi e tutti, vincitori e vinti, ne escono ugualmente come perdenti, sconfitti dalla vita e dalla mediocrita' dell'animo umano. Eastwood nella parte del vecchio pistolero William Munny e' un uomo fondamentalmente cattivo, che solo l'amore di una donna ha tenuto per alcuni anni lontano dalla violenza e dall'alcool. Little Bill (Gene Hackman) è uguale a Munny, con la sola differenza che lui puo' giustificare i propri atti sadici grazie alla stella di sceriffo che indossa. Per non parlare delle prostitute: inizialmente viste come vittime innocenti, con l'evolversi degli eventi finiscono per rivelarsi creature assetate di sangue, che al perdono preferiscono sempre la vendetta.
Uno dei western più interessanti dell'ultimo ventennio e dotato di una bellissima fotografia crepuscolare dei paesaggi del Wyoming, "Gli Spietati" e' senz'altro un'opera intelligente, che merita di essere vista, anche dai non appassionati del genere. Da notare il linguaggio volutamente sgrammaticato dei personaggi per rispettare quella che doveva essere la parlata dell'epoca.

UNA STORIA SEMPLICE 
Regia di Emidio Greco. Interpreti: Gian Maria Volonté, Ricky Tognazzi, Ennio Fantastichini, Massimo Dapporto, Massimo Ghini, Omero Antonutti. IT, 1991

Erano anni che la cinematografia italiana non offriva un prodotto cosi' interessante: diretto con professionalit, ottimamente interpretato, dotato di un'appropriata colonna sonora e di un'eccellente fotografia (Tonino Delli Colli), Una storia semplice e' una luce nelle tenebre del cinema italiano degli anni Novanta. Emidio Greco (che ha firmato anche la sceneggiatura insieme ad Andrea Barbato) e' riuscito nel difficile compito di trasporre fedelmente un romanzo - si sta parlando dell'omonimo racconto di Sciascia - ricreando le atmosfere e le sensazioni del libro. Tra gli interpreti, tutti di grande livello, si distinguono Volonté (il professor Franzo'), Ricky Tognazzi (il brigadiere Lepri) e Massimo Ghini (l'uomo della Volvo). In particolare Gian Maria Volonté fornisce un saggio recitativo che solo un attore con molti anni di teatro alle spalle puo' dare: la sua potrebbe essere definita una "fissita' recitativa", dove la minima mimica facciale è ricca di significato. Il colloquio privato tra il professor Franzo' e il brigadiere Lepri è memorabile: i due attori rendono alla perfezione il contrasto tra l'anziano professore, buon conoscitore della vita e degli uomini, cosciente del fatto che molto spesso lo "status quo" non si puo' mutare e bisogna saper accettare il compromesso e il giovane poliziotto che ancora crede nei valori di giustizia e verita'.
Da ricordare: 1) il dialogo tra il professore e il procuratore (Gianluca Favilla); 2) la scena finale con l'uomo della Volvo che riconosce il prete, fa inversione di marcia ma poi cambia idea.

STRANGE DAYS (id.)  
Regia di Kathryn Bigelow. Interpreti: Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Tom Sizemore. USA, 1995

In una Los Angeles alla vigilia del Capodanno del 2000 un ex poliziotto venditore di emozioni virtuali di vita vissuta si ritrova tra le mani un black jack (dischetto proibito riproducente le immagini di un omicidio) "bollente", in grado di provocare disordini razziali in tutto il Paese. La grande suggestione del film della Bigelow (soggetto e sceneggiatura dell'ex-marito James Cameron) sta nella inquietante - e non tanto improbabile - rappresentazione della futura societa': violenza ormai nel completo disfacimento, senza piu' alcun valore ne' controllo.
Con un montaggio serrato, riprese psichedeliche e una colonna sonora di rock duro, il film trasmette allo spettatore - proiettato nell'universo da incubo in cui si muovono i personaggi - un profondo senso di inquietudine che lo accompagna anche al termine della proiezione.
Da ricordare: la sequenza in cui Lenny Nero (Ralph Fiennes) si reca nella discoteca in cui canta Faith (Juliette Lewis); il senso di noia esistenziale, la ricerca della novita' in un mondo in cui tutto e' gia' stato visto e provato, sono massime nell'ambientazione della discoteca stessa. Tra le gabbie in cui cantano e si dimenano i soggetti piu' svariati, se ne nota una in cui un uomo sta stirando su un'asse da stiro: la quotidianita' collocata nella diversita' alla ricerca dell'originalita'.

STRANE STORIE
Regia di Sandro Baldoni. Interpreti: Ivano Marescotti, Silvia Cohen, Mariella Valentini, Alfredo Pea, Flavio Bonacci. IT, 1994

Esperto copywriter, qui all'esordio nella regia, Sandro Baldoni ha realizzato un divertente patchwork di tre storie surreali (ma fino a un certo punto!), unite dal filo conduttore di un padre che racconta alla propria figlia alcune storie durante un viaggio in treno. Con uno spirito a volte almodovariano e uno humour nero sempre vivace e tagliente, Baldoni ha saputo far fronte alla carenza di mezzi con una serie di brillanti sketches. Nel finale, i viaggiatori si trovano nei pressi del vagone dell'Italicus, il treno distrutto da una bomba messa da ignoti (?) alla stazione di Bologna il 4 agosto 1974: in fondo, per cercare delle strane storie non bisogna poi andare tanto lontano. Molto bravi tutti gli attori, in particolare Ivano Marescotti, mattatore in tutti i tre gli episodi.


© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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