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 Rocky
Piattaforma: Playstation2
Genere: sportivo/ beat’em up
Prodotto da: Rage
Sviluppato da: Newcastle Studio
Distribuito da: Leader
N° Giocatori: 1/2

Note: interamente doppiato (ita - ing - fra - ted - spa)



leaderspa.it



Tutto sui film di Rocky e Sylvester Stallone

note nostalgiche

Altri giochi di boxe consigliati:

Punch-Out!! (Arcade - Nintendo, 1984)
Ring King (Arcade - Data East, 1985)
Ready 2 Rumble (Dreamcast,
Nintendo 64 - Midway, 2000) meglio evitare la versione per Psone.
Victorious Boxers (PS2 - Empire, 2001)

ROCKY, LA FIERA DEI PUGNI PESANTI...

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Inizia la musica, quella fanfara composta di squilli di trombe che oramai tutti conoscono; scene tratte direttamente dai film presentano l’ultima fatica della Rage con la quale i fan della serie cinematografica di Rocky possono finalmente gioire!
Il gioco dedicato al loro beniamino è, infatti, una summa di tutto quello visto nelle cinque pellicole: dai grugniti di sofferenza alle gocce di sudore e sangue che sprizzano ad ogni colpo portato a segno. Un modellato dei corpi efficace ma non troppo realistico (anatomicamente le teste sono troppo grosse rispetto al corpo) riproduce con una buona approssimazione i personaggi principali di tutti gli episodi della saga pugilistica.

Il gioco è suddiviso in distinte modalità delle quali la principale è quella “film” in cui si racconta (tramite brevi video in CGI prima degli incontri principali) l’intera trama dell’epopea dello “Stallone Italiano”: dagli esordi nella Filadelfia del1975 (Rocky I) e i campionati dei pesi massimi a Las Vegas contro Apollo Creed (Rocky I e II), fino alla difesa del titolo conquistato contro i devastanti attacchi di Clubber Lang (Rocky III); la storia prosegue, nella Mosca comunista, con l’incontro ”amichevole” con Ivan Drago, un boxeur programmato per distruggere e fare a pezzi gli avversari (Rocky IV) e termina con la rissa finale in strada (senza limite di tempo) dove il maturo Rocky Balboa affronta il giovane pugile in cerca di fama e successo Tommy “the machine” Gunn (Rocky V).
I riferimenti continui alle cinque pellicole sono ben ideati, addirittura il taglio dei capelli di Balboa cambia col passare degli anni e gli allenatori si susseguono rispettando il giusto ordine cronologico. Tra un combattimento e l’altro è essenziale, per proseguire nel gioco, migliorare le caratteristiche fisiche del proprio personaggio allenandosi in palestra con brevi mini-game, staccando un po’ dalla routine degli incontri e mettendo alla prova i propri riflessi. Senza dubbio un fan di Rocky apprezzerà moltissimo la possibilità di allenarsi in una ghiacciaia prendendo a cazzotti un quarto di bue sanguinolento che pende dal soffitto (!) o di subire, ogni tre piegamenti addominali, un paio di colpi allo stomaco sferrati a piene mani dal “premuroso” aiutante dell’allenatore.
Una volta terminata la modalità “film” (vi ci vorrà circa una settimana al livello di difficoltà “esordiente”) i pugili sconfitti diventano disponibili nelle altre modalità di gioco e ci si può consolare con qualche amico che, tra una birra e una pizza, voglia cimentarsi in un massacrante torneo ad eliminazione o al classico versus (nel gioco viene chiamato “esibizione”) coinvolgendo un altro giocatore. Qui, potendo scegliere tra ben trenta pugili differenti, la longevità è alle stelle, anche se, avendone la possibilità, propenderei per una bella sfida a un picchiaduro di tutt’altro genere, il “vecchio” Soul Calibur (Dreamcast ­ Namco, 1999), decisamente superiore dal punto di vista estetico, tecnico e della giocabilità.

Le arene sono ben strutturate, con numerosi particolari di contorno che aggiungono atmosfera al combattimento... effetto rovinato, purtroppo, dal pubblico che si muove troppo all’unisono rendendo irreale lo scenario. Altra pecca grafica (da aggiungere alla già citata sproporzione tra testa e corpo) è che se i due pugili sono dotati di ombra anche l’arbitro dovrebbe averla, poverino… Sono particolari che magari passano inosservati ma che lasciano una sgradevole sensazione di “incoerenza” e che, alla lunga, rendono meno partecipe il giocatore.

Fortunatamente la sezione più importante in questo tipo di giochi, il combattimento, è ben riuscita. Essendo un appassionato della nobile arte del pugilato, temevo che l’assurdo visto nei film si riproponesse nel gioco, con pugili fermi in mezzo al ring a scambiarsi sventole in piena faccia senza che nessuno dei due accenni minimamente a usare un po’di tecnica o a tentare una schivata.
È sufficiente guardare un vero match di pugilato (Alí- Foreman del 1974, per esempio, uno dei più grandi incontri di boxe di tutti i tempi) per rendersi conto che basta uno dei colpi incassati da Stallone nei suoi film per ridurre chiunque ad un vegetale su di una sedia a rotelle.
Se il cinema tende ad ingigantire la realtà, a spettacolarizzarla, il gioco fa ancora di più… e qui, però, sta il bello! Se non ci si pone in un'ottica di “simulazione” ma si cercano quei dettagli che rendono l’esperienza ludica divertente, il titolo prodotto dalla, ahinoi, defunta Rage riesce quasi del tutto nel suo intento. Gli incontri risultano abbastanza tecnici, vi è una buona varietà dei colpi e di combinazioni corpo-volto; i controlli sono molto semplici e intuitivi e i pugni hanno effetti devastanti sulle facce dei pugili che riportano, ripresa dopo ripresa, i segni delle loro fatiche. L’unica pecca è che i personaggi variano solo per l’aspetto fisico e nelle caratteristiche di resistenza, forza, determinazione ecc., mentre le tecniche sono sempre le stesse! Non c’è un pugile mancino o che usi uno stile differente... bene o male si finisce sempre adottare il medesimo stile di combattimento, il che è decisamente un peccato e mina la longevità del gioco. Dov’è finita la superba velocità di Apollo Creed con il suo jab sinistro o l’incrollabile resistenza fisica di Ivan Drago?

Tutti i giochi che hanno a che fare con la boxe sono limitati, rispetto ad altri beat’em up, dal fatto che il pugilato non è un arte marziale dove tutto è permesso, con atterramenti continui o calci e salti spettacolari, ma una una lotta in cui le armi a disposizione sono limitate ai pugni e il bersaglio disponibile è la metà superiore del corpo dell’avversario.
Rocky riesce a superare questi limiti con un’ottima dose di violenta spettacolarità iperreale, dove un gancio corto allo stomaco suona sordo e vuoto e viene acclamato dal pubblico come in un'arena per gladiatori, mentre il pugile geme per la sofferenza o grugnisce dallo sforzo. Provando a togliere il sonoro noterete che si perde metà del divertimento, certamente grezzo, di devastare gli avversari con micidiali combo spaccaossa.

Rocky non è un brutto gioco, anzi, sorprende in molteplici aspetti e alla corta distanza è piuttosto divertente. Consiglio di noleggiarlo, prima di un eventuale acquisto; se non siete fan sfegatati del personaggio e della sua saga potrebbe non piacervi.

Voto: ***1/2

Stefano Martino

© Stefano Martino 2003 - per gentile concessione dell'autore
immagini di Rocky © Rage 2003
© drive magazine 2003