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ERA MIO PADRE (Road to Perdition), regia di Sam Mendes
con Tom Hanks, Paul Newman, Stanley Tucci,
Jude Law, Tyler Hoechlin; sceneggiatura: David
Self, tratta dalla omonima graphic novel di Max Allan
Collins; produzione: USA; durata: 120; Giudizio:
****
Ingiustamente trascurato da una giuria miope come spesso
capita ai festival allultima edizione della Mostra
di Venezia, arriva finalmente sugli schermi uno dei migliori film
del genere gangster degli ultimi anni, diretto da Sam Mendes,
che conferma il suo talento cinematografico già messo in
mostra con American Beauty.
La trama in breve. Nel gelido inverno americano del 1931, Tom
Hanks - un duro, per anni al servizio del boss mafioso Paul
Newman in fuga dalla malavita organizzata per proteggere
il figlio dodicenne Tyler Hoechlin, cerca contemporaneamente una
soluzione per portare a termine la sua vendetta.
Film chiaramente meta-cinematografico come ormai tutto il
genere gangester o western e quindi ricco di riferimenti
e citazioni, Era mio padre è un dramma duro e
asciutto, che contrappone il cupo paesaggio metropolitano alla campagna
americana, ancora permeata da valori, solidarietà e calore
umano, per arrivare a un finale in stile elisabettiano.
Tom Hanks, qui nella sua migliore interpretazione, ricorda
un Humphrey Bogart dannata, al quale si contrappone un cast
deccezione, tra i quali ricordiamo Paul Newman (il
vecchio boss crudele e ipocrita), Jude Law (il killer con
il vezzo della fotografia) e Stanley Tucci che incarna lunico
personaggio realmente esistito, Frank Nitti, che fu braccio destro
di Al Capone.
Una nota infine merita il titolo; mentre loriginale Road
to Perdition aveva un senso ambivalente in quanto richiamava
sia la strada verso la perdizione sulla quale sono incamminati
i protagonisti sia la meta del viaggio di padre e figlio,
Perdition, appunto dove una zia aveva una casetta in riva al mare,
la traduzione italiana perde molto di significato. Il fatto è
ancora più curioso se si considera che ormai i distributori
lasciano in versione originale una pletora di titoli senza alcuna
logica per tradurre in maniera impropria quelli più
significativi. Ma tantè.
©
Marco Ferrari 2002 - per gentile concessione dell'autore
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