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FRIENDS
WILL BE FRIENDS...
"Stavo
solo cercando di ingannare la morte. Stavo solo cercando di vincere
per un poco l' oscurita che, per tutta la mia vita, sapevo sarebbe
sicuramente calata su di me, un giorno o l' altro, per annullarmi.
Stavo soltanto cercando di rimanere vivo un po' piu a lungo, dopo
che me ne fossi andato. Rimanere nella luce, essere ancora un poco
oltre il mio tempo con i vivi."
CORNELL WOOLRICH
La
presenza della Nera Signora nel rock é ormai un dato acquisito
e innegabile. Rock'n'roll noir intende ripercorrere degli itinerari
gia in parte battuti, in altre circostanze, da certa stampa prevalentemente
anglosassone, soprattutto all'intemo di articoli e singoli saggi.
Soltanto in qualche caso, infatti, l' argomento ha trovato occasioni
di più ampia trattazione in opere di largo respiro.
La morte viene a chiudere, ineluttabilmente, ampi e importanti capitoli
della storia della musica degli ultimi quarant'anni. In altri ambiti,
normalmente, é apparsa come un evento doloroso sì,
ma allo stesso tempo del tutto naturale. Ma nel rock, quando ha
fatto la sua comparsa, ha alimentato miriadi di illazioni, speculazioni
tra l' incredulo e l'incredibile, lo scandalistico e il sociologico,
ha stimolato la nascita di amori necrofili e di un certo gusto per
la celebrazione, ancor piu che nel cinema o nella letteratura.
Da un altro punto di vista il rock é stato tra i terreni
più fertili di applicazione di un processo di dissacrazione
del mito. Il grande tabù é così stato ampiamente
violato, sia tramite la sua rappresentazione (più o meno
allegorica o realistica), sia nel vissuto, il privato, di molti
personaggi del grande circo del rock. Qualche volta la «morte
per rock» ha provocato ancora più scandalo perche é
apparsa come l'inevitabile punto di arrivo di certe esperienze estreme,
vite consumate tra l'incertezza del sacrificio, l'ansia del martirio
e una beatificazione piu volte immaginata, amata e odiata, rifiutata
e accettata allo stesso tempo. E' probabile che in quel procedere
del loro cammino verso un'ineluttabile conclusione, involontaria
o premeditata, la fede dei rocker abbia piu volte vacillato, gli
interrogativi e i dubbi siano sorti numerosi e abbiano, anche solo
per qualche istante, fatto vacillare l' apparente immutabilità
di una decisione.
Questa Morte per alcuni ha vestito panni diversi, per altri ancora
ha deciso di tramutarsi in categoria, in una ripetizione di gesti
uguali con protagonisti diversi e, alla fine, può essere
apparsa banale quanto il sapore stesso del successo e della gloria.
Tutti ha comunque travolto, in un modo o nell'altro e, per ognuno,
ci ha fatto versare una lacrima. I nomi, ordinati, incisi sulle
lapidi di un immaginario cimitero della memoria, sono tutti lì.
E in questo cimitero, oppure ossario, decidete voi, ci si può
avventurare con la tranquillità di chi sa che é doveroso
rendere un ulteriore omaggio, l'ennesimo. Tanto é certo che
non saranno loro, i morti, a perseguitarci, quanto le loro canzoni,
le innumerevoli rappresentazioni iconografiche che compongono la
geografia del lutto, e il suo commercio.
Tra
cartelle cliniche, resoconti di autopsie e rapporti di polizia,
quel che resta é il tentativo di ricostruire qualche brandello
del loro viaggio verso l'annichilimento. Per molti é stato
un viaggio su un'autostrada per l' inferno, attraverso le tante
stazioni di una via crucis, magari irriverente e blasfema agli occhi
di alcuni, che porta dritta al Calvario, tra inni di lode, sputi
dei mass media e inumazioni premature. Alcuni sono andati incontro
al destino ben consapevoli dell'impossibilità di qualsiasi
remissione dei propri peccati. Altri hanno deviato all'ultimo, rinunciando
ai propri proponimenti. Ma anche per quelli che giunsero alle soglie
delle porte del paradiso, fu ancora possibile, da lì, scorgere
i bagliori delle fiamme dell'inferno. Giunta al termine di un 'esistenza
spesso improntata all'eccesso e allo scandalo, a molti la Morte
é apparsa come una tappa estrema e inevitabile, agli occhi
di altri é sembrata la giusta punizione per una vita scellerata.
In molti casi, in realtà, essa é stata semplicemente
un incidente di percorso, un evento che, nella sua tragica banalità,
ha scosso un'esistenza a tal punto da annullarla. Le coincidenze,
é ovvio, trovano posto a mucchi ed é giusto che sia
così, in una musica che ha alimentato queste coincidenze,
accrescendon il numero delle probabilità. Il gioco a contatto
con il pericolo, un corteggiamento convinto, oppure scherzoso, l'estasi
dell'estrema sfida. Un gioco alla fine del quale diventare santo
o diavolo. Un gioco condotto talvolta con freddo e lucido raziocinio,
nel quale dominano il desiderio di morte, di possesso dell 'estremo
evento, e un insopprimibile desiderio di autosantificazione. Come
ha scritto Gianfranco Manfredi:
«Nel filone storico del rock ribelle, se diavolo c'é,
trattasi di Lucifero, l'angelo favorito da Dio, il più bello,
cacciato per disobbedienza agli ordini, per mancanza di sottomissione».
Gli
ambienti: scale domestiche, stanze d'albergo a cinque stelle e luridi
motel, l'automobile, la motocicletta, la strada, un modemo jet di
linea o un vecchio bimotore. Incapaci di sottostare al massacro
compiuto dalla ragione e da certa logica da rotocalco, sottostiamo
anche noi affascinati a questo rito di contemplazione della Morte,
vi vediamo la perdita delle nostre speranze, la conferma di ciò
che é ineluttabile o forse, alla fine, l'espressione più
dolorosa di un 'insopprimibile spinta vitale. «Muor giovane
chi brucia la vita.» Sono i cattivi esempi che ci vengono
additati in continuazione, quelli che dovrebbero turbare gli animi
dei giovani, le loro sane e naturali aspirazioni alla vita. Ma,
contrariamente ad altre categorie di eventi, le stragi di guerra,
quelle per bombe, le morti agli angoli delle strade, questi accadimenti
si sono ammantati, inevitabilmente, di qualcosa che e simile alla
poesia. Anche nella morte più squallida, più banalmente
eseguita, ci sembra di ritrovare i brandelli di un ' esistenza che
può illuminare, in qualche modo, le zone oscure della nostra
coscienza, mettere a nudo il malessere. Forse si é alla ricerca
disperata dei loro insegnamenti, oppure soltanto della conferma
che si può sopravvivere nel ricordo, sia esso incarnato in
una canzone, una t-shirt o un poster. In qualche modo ci trasmettono,
certi destini, un soffio di immortalità. Ci illudono di aver
potuto dare, finalmente, un nome alla bellezza, che nasce proprio
da questo insanabile, stridente contrasto con il reale, con ciò
che e e quello che, invece, avrebbe potuto essere...
©
Stefano Marzorati 2002
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