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Resident Evil (Remake) Piattaforma: GameCube Genere: survival horror Prodotto da: Capcom Sviluppato da: Capcom Distribuito da: CTO
N° Giocatori: 1
Note: Memory card indispensabile, 8 blocchi.




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note nostalgiche

Il fenomeno Resident Evil

Giochi horror consigliati:

Splatterhouse(arcade, NES, Megadrive, PC Engine - Namco, 1988)
Silent Hill (Playstation - Konami, 1999)
Silent Hill 2 (Playstation2, X-Box, PC ­ Konami, 2001)
The thing ( X-box, Playstation2, PC - Universal Interactive/Konami, 2002)
Eternal Darkness (GameCube - Nintendo, 2002)

Altre ville infestate:
Maniac Mansion (Commodore 64/128 ­ Lucasarts, 1987)
Luigi’s mansion (GameCube - Nintendo, 2002)

RESIDENT EVIL: IL NOME DELL'ORRORE

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Lanciato dalla Capcom nel 1996, e liberamente ispirato a film horror come “La notte dei morti viventi” di Romero, Resident Evil è uno di quei titoli che hanno fatto la fortuna della prima Playstation, assieme a Tomb Raider e Ridge Racer.
Col passaggio dell’intera serie (composta da svariati capitoli) in esclusiva alla casa Nintendo, si è sentito il bisogno di “aggiornare” tecnicamente il primo episodio, in modo tale da offrire con questo “remake” un prodotto al passo coi tempi agli utenti del neonato GameCube.
Il lavoro di Capcom, in questo senso, è stato esemplare.
Utilizzando le superiori risorse tecniche del “cubo” Nintendo, Shinji Mikami e il suo team di programmatori hanno posto massima attenzione ad ogni particolare che potesse dare maggior realismo alla scena, dal modellato dei personaggi, con animazioni motion-capture fluidissime, alle ombre calcolate in tempo reale che si stagliano su fondali pre-renderizzati di incredibile dettaglio e complessità... il tutto condito da una nebbia volumetrica davvero inquietante…
Per chi non fosse avvezzo a termini tecnici, posso semplificare: sembra di vedere un film horror in cui- dettaglio importante- IO prendo le decisioni, IO sparo, scappo, apro le porte e indago su cosa diavolo è successo in questa villa infestata da zombie.

Proprio nell'estrema “cinematograficità” delle scene si nasconde il vero segreto del successo di questa serie. Macchine da presa “virtuali” fisse descrivono le fasi di gioco inquadrando il protagonista nei vari ambienti in cui si muove mentre cerca, da un lato, di risolvere enigmi di varia natura (non troppo difficili, tutto sommato) e, dall’altro, di sopravvivere agli orrori di un micidiale esperimento fuori controllo. Rispetto al gioco originale, questo remake aggiunge nuovi ambienti, nuovi mostri e un pizzico di spessore psicologico ai personaggi già esistenti, grazie anche al fatto che le espressioni dei protagonisti sono ora facilmente riconoscibili in ogni loro sfumatura.
Tra le nuove ambientazioni è degna di nota quella dell’oscura foresta attorno alla villa che riporta alla luce antiche e sopite paure di quando eravamo bambini.(chi non ha paura di perdersi nel bosco? Blair Witch Project docet…).
Le armi sono rimaste quasi invariate mentre è stata aggiunta la possibilità di raccogliere lungo il cammino oggetti mono-uso come pugnali, taser o granate abbaglianti (a seconda del personaggio scelto per giocare) e utilizzarli per liberarsi dalla morsa di un eventuale mostruoso assalitore.

La trama è, per lo meno per questo primo capitolo, abbastanza lineare.
Nel luglio 1998 il team Alfa della S.T.A.R.S. (unità speciale del corpo di polizia di Raccoon City), capitanato da Albert Wesker, alla ricerca del team Bravo precedentemente inviato ad indagare su strani omicidi accaduti nella foresta nei dintorni della città, è attaccato da cani-zombie e si vede costretto a ripiegare in una villa misteriosa situata proprio nel cuore della selva.
Qui il giocatore prende il controllo di uno dei due personaggi disponibili, Jill Valentine o Chris Redfield, appartenenti al team Alfa, e inizia l’indagine all’interno dell’enorme magione. Durante l’avventura saranno molti i colpi di scena, tradimenti e rivelazioni inaspettate in un crescendo d'orrore e tensione che porterà fino al combattimento finale con una creatura mostruosa impazzita. Se la storia principale può sembrare banale, la fitta rete d'indizi, pagine di diari strappate, fotografie raccolte lungo il percorso delinea una quantità di sottotrame degne di una sanguinosa telenovela che immerge il giocatore in un mondo fittizio, assurdo, orrorifico ma per contrasto, al suo interno, estremamente credibile.

Il sonoro svolge un ruolo importantissimo in questo genere di giochi e, in questo caso, sia l’accompagnamento musicale che i vari rumori ambientali (passi, ruggiti, rumori meccanici ecc..) sono all’altezza della situazione.
La colonna sonora, in particolare, ha il merito di conservare la cupa atmosfera dei brani originali del 1996 con una orchestrazione differente in una operazione di “restyling” davvero notevole. L’unica pecca da segnalare è il sistema di controllo, rimasto completamente invariato negli anni. Se è vero che chi ha giocato a tutti i capitoli della serie oramai è abituato e, addirittura, lo trova comodo, per un nuovo utente il modo impartire i comandi può risultare spiazzante e fastidioso. Niente è peggio di trovarsi in una stanza infestata da mostri repellenti, assetati di sangue e non riuscire a scappare perché il personaggio insiste a dare testate nella parete che ha di fronte. Dopo un poco di pratica però, la manovrabilità diventa abbastanza istintiva e si riesce a godere appieno del gioco che è sicuramente uno dei migliori titoli usciti per GameCube fino ad ora.
Un acquisto obbligato per gli amanti del brivido.
Il terrore ha ora un nome in più: Resident Evil!

Voto: *****

Stefano Martino

© Stefano Martino 2003 - per gentile concessione dell'autore
immagini di Resident Evil © Capcom 2003
© drive magazine 2003