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Cronologia essenziale di Resident Evil (uscite europee): 

- Resident Evil (1996) per Sony Playstation, Sega Saturn, PC
- Resident Evil 2 (1998) per Sony Playstation e, successivamente, Nintendo 64, Sega Dreamcast, PC
- Resident Evil 3: Nemesis (1999) per Sony Playstation e, successivamente, Sega Dreamcast, PC
- Resident Evil – Code: Veronica (2000) per Sega Dreamcast; nel 2001, uscito con alcune aggiunte come Resident Evil – Code: Veronica X per Sony Playstation 2
- Resident Evil – Rebirth (2002) per Nintendo Game Cube
Resident Evil 0 (2003) per Nintendo Game Cube

Piccolo glossario:
- Game-designer
: colui che crea l’ossatura di un videogioco (idee e caratteristiche)
- S.T.A.R.S.: Special Tactics And Rescue Squad
- Beat’em up: i cosiddetti “picchiaduro”, giochi di lotta i cui massimi esponenti, per fama o qualità, sono i componenti delle lunghe serie di Mortal Kombat (Midway), Street Fighter (Capcom) e Tekken (Namco)
- Survival horror: termine con il quale vengono indicate le avventure videoludiche a carattere orrorifico da Resident Evil in poi. Il capostipite di questo genere è, in realtà, Alone in the dark (Infogrames, uscito nel 1993). Un epigono che gioca con un tipo di orrore più “psicologico” è Silent Hill (Konami) del quale si vocifera una futura trasposizione cinematografica.
- Shoot’em up: il classico “spara-spara”. Colpire e distruggere tutto ciò che si muove per lo schermo è, in genere, lo scopo del gioco.
Licker: viscida creatura, dalla vaga apparenza umana, armata di artigli affilatissimi e una lingua estensibile dall’enorme forza con la quale colpisce gli avversari da una certa distanza (da qui il nome Licker – “leccatore”). Apparsa per la prima volta in Resident Evil 2
- Joypad: periferica attraverso la quale il giocatore controlla il personaggio che si muove sullo schermo

 
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RESIDENT EVIL (id.) Regia di Paul W.S. Anderson, con Milla Jovovich, Michelle Rodriguez, Eric Mabius, James Purefoy; Sceneggiatura: Paul W.S. Anderson; montaggio: Alexander Berner; Musica: Marco Beltrami e Marylin Manson; produzione: Stati Uniti; Anno: 2002; commento: ***

Resident Evil è la serie orrorifica più popolare tra gli amanti dei videogiochi: nato nel 1996 dalla mente del “game-designer” giapponese Shinji Mikami e prodotto dalla Capcom (storica Casa che dagli anni ’80 in poi ha sfornato un successo videoludico dietro l’altro; due nomi su tutti: Street Fighter e Ghost ‘n Goblins), il primo terrificante capitolo della serie ha avuto talmente successo da generare una nutrita quantità di seguiti per tutte le console, da quelle casalinghe alle tascabili. La storia alla base della saga non è certo nuova e originale: una grossa multinazionale farmaceutica, la “Umbrella corporation”, possiede due facce. La prima, rispettabile e alla luce del giorno, è quella di una grossa azienda che distribuisce medicinali e finanzia progetti benefici; il secondo volto, viscido, nascosto e sotterraneo, è l’anima nera di una corporazione che i veri affari li fa realizzando armi biologiche e batteriologiche da vendere agli eserciti senza scrupoli di tutto il mondo. Qualcosa va “storto” in uno dei laboratori di ricerca segreti della Umbrella e un esperimento sfuggito al controllo provoca enormi “danni” alla piccola località di Raccoon City: tranquilli cittadini vengono ridotti a brandelli e annegati nel proprio sangue da mostruose e letali creature. Richiamati dalla lunga striscia rossa, gli agenti delle squadre speciali S.T.A.R.S., indagando sulla misteriosa origine di queste truculente morti, giungono nei pressi di un’enorme e lussuosa villa al centro della foresta di Raccoon: superata la soglia della magione, le vite di coloro che sopravviveranno all’avventura non saranno più le stesse…
La bellezza di Resident Evil sta nel grande coinvolgimento emotivo che riesce a creare nel giocatore, grazie a uno stile molto cinematografico delle inquadrature e a delle scenografie curate e affascinanti. Al tutto va ad aggiungersi una colonna sonora che tiene chi impugna il “joypad” costantemente in ansia e avvolto in un’atmosfera di lugubre tensione. L’avventura si dipana alla ricerca dei pezzi mancanti della storia: cosa è successo in questa casa? Perché le persone si stanno trasformando in zombi? Che fine hanno fatto i membri del primo “team” mandato in avanscoperta? Quali segreti nasconde l’Umbrella nei sotterranei della villa?

Proprio su quest’ultimo inquietante quesito si poggia la trama del film uscito nelle sale italiane quest’estate. Diretta con mano frenetica ma sicura da Paul W.S. Anderson (già autore di un altro videogame-flick, Mortal Kombat, molto apprezzato dai fan del “beat’em up” al quale s’ispirava), la pellicola si inserisce idealmente nelle poche ore precedenti gli eventi raccontati nel primo capitolo dell’opera della Capcom. Quasi miracolosamente, seguendo una sua strada, infilandosi tra uno spazio narrativo e l’altro, riesce a non contraddire praticamente nessun elemento del videogioco. Il film prova persino a gettare dei ponti verso i capitoli successivi, inserendo briciole di continuità con la saga che lasciano ben sperare anche per il già annunciato seguito cinematografico.
Milla Jovovich, dallo sguardo un po’ “fatto” ma affascinante, sembra trovarsi a suo agio nei panni di Alice, un personaggio che dietro allo specchio si trova ad affrontare una “wonderland” popolata da orde di zombi affamati e da letali esseri creati in laboratorio. Al suo fianco, intenta a prendere a cazzotti e a far mangiar piombo a questa infernale genìa, troviamo la tostissima Rain, interpretata da una Michelle Rodriguez (Girlfight, il film d’esordio) grintosa e incazzata più che mai: il suo sguardo cattivo, da dura assoluta, non muta neppure di fronte al dolore fisico…

Marco Beltrami, compositore cresciuto alla corte di Jerry Goldsmith, crea una colonna sonora rumorosa e pompatissima (in cui mette il suo zampino anche Marilyn Manson) che ben accompagna il montaggio frenetico del film, ma che contrasta fortemente con quella più d’atmosfera presente nel videogioco d’origine. Ecco, più che nei contenuti sostanzialmente simili, i due prodotti differiscono nell’impostazione del ritmo e del “mood” del racconto. Il videogame, per il quale è stato coniato il termine “survival horror”, alterna lunghi momenti di tesa esplorazione delle ricche ambientazioni a improvvise esplosioni di violenza e di “gore”; se fosse giocato su console, invece, Resident Evil – The Movie potrebbe essere meglio classificato come uno “shoot’em up”: spara a tutto ciò che si muove e raccogli giusto le chiavi per passare da un livello-schema al successivo. Gli ambienti (laboratori, uffici, magazzini, corridoi) per quanto abilmente “riciclati” e trasformati da una scena all’altra, nel film sono tutt’altro che ricchi e numerosi; vengono, però, sapientemente utilizzati e collegati idealmente tra loro con la geniale trovata della mappa virtuale del posto in cui si svolge l’azione (vedere per credere). E’ soprattutto l’ambientazione a lasciar trasparire, a un occhio allenato, il carattere relativamente povero della produzione: una povertà che ha però fatto aguzzare l’ingegno al regista e allo scenografo (Richard Brigland, Riccardo III, Gangster N°1) che sfruttano a dovere ciò che hanno a disposizione, comprese alcune avveniristiche fermate della metropolitana di Berlino, città in cui è stato girato il film.

Gli effetti speciali non fanno gridare al miracolo ma sono più che dignitosi (anche se la creatura migliore, il Licker, si vede davvero poco…).
Un finale aperto e tutt’altro che consolatorio lascia uscire dal cinema dopo un’ora e mezza abbondante passata con una parte di cervello lasciato alla cassa e l’altra, quella che ci ha seguito in sala, piuttosto divertita. Gli zombi di Romero (quelli del primo “La notte dei morti viventi” su tutti) stanno su un altro piano, ma anche loro assistono, con un distorto sorriso benevolo, a quella che si può considerare una delle migliori trasposizioni in celluloide di un videogioco.

© 2002 Luca Del Savio - per gentile concessione dell'autore


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