UN
CUORE IN INVERNO (Un coeur en hiver) Claude Sautet
Daniel Auteuil, Emmanuelle Béart, André Dussolier,
E. Bourgine, B. Catillon, Jean-Luc Bideau FR, 1992
In
un panorama cinematografico piuttosto mediocre - quale e'
stato quello visto al Festival di Venezia 1992 - c'era tuttavia
una perla di film che, grazie alla miopia della giuria,
e' stato premiato solamente con un Leone d'Argento ex-aequo
con ben altre due opere.
Si tratta di Un cuore in inverno,
diretto da Claude Sautet, regista
francese finora sottovalutato sia in patria, sia all'estero
e del quale ricordiamo Garçon!
(1983) con Yves Montand, in
anni meno recenti, Una donna semplice (1978) e L'amante
(1970), entrambi con Romy Schneider.
Il film racconta una vicenda sentimentale che coinvolge
una violinista di fama internazionale, Camille (interpretata
da Emmanuelle Béart con grande charme ed espressivita'),
e due vecchi amici, entrambi liutai e colleghi di lavoro,
Stephane e Maxime. Camille e Maxime si amano, ma Stephane
sente che la donna, nel profondo del suo animo, prova un'attrazione
per lui, un uomo che ha sempre rifiutato l'amore e creduto
nella solitudine esistenziale. Per divertimento, per invidia
di Maxime ed anche perche' attratto suo malgrado, Stephane
inizia un sottile gioco di seduzione, che fa emergere in
Camille i suoi sentimenti piu' reconditi, fino a farla innamorare
perdutamente di se'. Ma quando la donna gli dichiara il
suo amore, in Stephane prevalgono la paura e l'incapacita'
di amare: egli la respinge e la umilia, perdendo contemporaneamente
sia lei che l'amicizia di Maxime. Nel momento in cui si
rende conto di amarla veramente, al punto da superare tutte
le sue paure, sara' ormai troppo tardi per entrambi.
Per l'orchestrazione di questo delicato triangolo, Sautet
si è ispirato a un breve racconto
di uno scrittore russo della prima meta' dell'Ottocento, Michail Jurevic Lermontov, intitolato "La principessa
Mary" e contenuto nella raccolta "Un eroe del
nostro tempo" (Garzanti).
Daniel Auteuil - gia' apprezzato
in Romuald e Juliette, Jean de Florette
e Manon delle Sorgenti - fornisce
qui un'interpretazione superba. Egli incarna la figura e
lo stato d'animo di un uomo solo e insicuro, che ha eretto
un muro di cinismo per proteggersi dalla vita, dall'amore
ed anche dall'amicizia e che finira' vittima proprio di
quello stesso cinismo che e' sempre stato la sua arma di
difesa. La sua e' una recitazione tutta giocata su una delicata
mimica facciale, di grande espressivita'. Da ricordare,
in particolare, la sequenza in cui Stephane, a cena con
un'amica da "Carlo" (in realta' è il ristorante
"Le Tulipe noir" di Parigi), viene raggiunto da
Camille che, completamente fuori di se', gli fa una scenata
davanti a tutta la clientela del locale. Auteuil, senza
quasi proferire parola, comunica allo spettatore la sensazione
di disagio e di imbarazzo che pervadono una persona in tale
situazione.
Emmanuelle Beart (un'attrice di rara bellezza, vista
recentemente ne La Belle Noiseuse
di Rivette), con una grazia senza pari e con uno sguardo
nel quale traspare l'animo passionale sotto l'apparente
maschera di freddezza, e' bravissima nel ruolo della donna
travolta dai suoi sentimenti, che sara' in seguito costretta
a reprimere per sempre. Timida e riservata, in lei la violinista
era sempre prevalsa sulla donna, tranne in questo incontro
dal triste epilogo.