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IL CUOCO, IL LADRO, SUA MOGLIE E L'AMANTE (The Cook, the thief, his wife and her lover)  Peter Greenaway Richard Boehringer, Michael Gambon, Helen Mirren, Alan Howard, Tim Roth FR-OL, 1989 Penta Classic 17-9-89)  IIIII

Con Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante, Peter Greenaway - confermandosi maestro indiscusso nella trasposizione dell'arte figurativa nel cinema - ha in parte abbandonato alcuni suoi preziosismi intellettuali per dedicarsi a un'altra delle sue passioni: l'esaltazione del decadente fino ai limiti dell'eccesso. Il film ci accompagna lungo l'arco di dieci serate in un ristorante, barocco a partire dall'arredamento fino ai cibi e allo sguattero delle cucine, in cui si evolve una storia di bestialit, prepotenza, passione e delitto. Greenaway e' riuscito la' dove Ken Russell ha fallito: forzare i limiti della scabrosita' e del macabro senza cadere nel cattivo gusto e nell'appesantimento della rappresentazione.
La chiave di lettura sta nella satira che il regista fa della societa' occidentale, ormai caduta in un'opulenza decadente - rappresentata dalla figura di Albert (Michel Gambon) - sempre più volgare e arrogante, che non puo' che andare verso la sua distruzione. Albert pratica il cannibalismo (è la societa' che si autofagocita) e poi viene ucciso, mentre gli ultimi barlumi di saggezza e oggettivit - rappresentati dalla figura di Michael ( (Alan Howard) - vengono travolti dalla violenza sempre piu' dilagante.
Tutti gli attori sono eccellenti: in particolare vanno sottolineate le figure di Albert (Michael Gambon), un uomo dalla volgarita' e dalla prepotenza senza eguali e del cuoco Richard, un flemmatico chef inglese la cui compostezza ben contrasta con la rudezza dell'altro. La fotografia rosso cupo di Sacha Vierny - caratterizzata da suggestive carrellate all'interno del locale - e' gia' di per se' un gioiello: c'e' un raffinatissimo gioco di colori (uno diverso per ciascun ambiente) che coinvolge gli stessi personaggi: essi, nel passare da un ambiente all'altro, cambiano il colore del proprio abbigliamento in conformita'.
Splendide sono anche la scenografia di Constance de Vos e le musiche di Michael Nyman. Il film e' uno dei capolavori del decennio e senz'altro uno dei più innovativi degli ultimi anni.
Vi e' una scena in cui il fascino figurativo - grazie ad una perfetta combinazione di scenografia, fotografia e musica - non puo' non rimanere impressa nella memoria dello spettatore raffinato, sia per la perfezione stilistica, sia per la carica emotiva: l'entrata nel salone del corteo che trasporta il vassoio con il cadavere dell'amante cucinato da Richard è degna di rimanere nella storia del cinema.

 

© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore


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