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… - s/t (VDC/Lupinaria – autoprodotto) – CD-R
Ogni tanto capita di constatare che, in quest’epoca di edizioni limitate e collezionismo sfrenato, c’è ancora chi, in ambito industrial/elettronico, si preoccupa di più dell’aspetto sonoro e del messaggio da veicolare piuttosto che della forma in cui viene presentato. Questo è sicuramente il caso di (esatto, … , proprio come i puntini di sospensione), progetto proveniente dal maceratese e dedito ad una sonorità industriale molto violenta e ritmata. Se proprio dovessi fare dei paragoni, direi che la musica di … si situa su di un’immaginaria linea che unisce l’EBM violenta e ruvida (:wumpscut: su tutti) alla power-electronics, con una spiccata tendenza verso quest’ultima: i brani di questo Cd-r, infatti, sono caratterizzati da una struttura molto variegata, quasi schizofrenica, e da un uso notevole del rumore e delle distorsioni, che si sposano con un tappeto di percussioni a volte pesanti e marziali (l’inquietante “concrete cage”), a volte velocissime (come in “running amok”, un pezzo hardcore-industrial che è sicuramente più debitore al punk che alla techno) o quasi da dancefloor. Inizialmente questo disco (uscito in guisa di demo) può sembrare un po’ acerbo, ma man mano che si procede nell’ascolto il rasoio và via via affilandosi sino a diventare decisamente letale negli ultimi brani, che risultano molto più maturi e costruiti sia dal punto di vista sonoro che da quello dei contenuti.
Menzione d’onore per “19&9” e “errore/orrore”, in assoluto i pezzi più coinvolgenti e disturbanti del disco, e per il rumore bianco di “(un)pink” che mi ha quasi costretto ad abbassare il volume dello stereo!

CAUL – Hidden (Eibon Records) – CD
E’ freschissima di stampa per l’etichetta milanese Eibon Records l’ultima fatica di Brett Smith, l’affermato maestro della dark-ambient mondiale meglio conosciuto sotto il nome di Caul e ormai giunto, con questo Hidden, al suo quinto CD full-lenght. L’ambient di Caul è come sempre oscurissima e catacombale, densa e fluida al tempo stesso, capace di trascinare l’ascoltatore in un vortice nel quale malinconia, solitudine e smarrimento si alternano in un susseguirsi di emozioni quasi travolgente. “Hidden” è composto di un’unica traccia di quasi sessanta minuti di durata, una sola e lunga composizione che comunque riesce ad essere sempre variegata e intrigante, da godersi al buio e in un unico ascolto, come se fosse un interminabile viaggio nel profondo di noi stessi. L’abilità di Brett Smith non si discute, la sua capacità di dipingere scenari così cupi e al tempo stesso così “cinematografici” (come qualcuno li ha giustamente definiti) è ormai un suo marchio di fabbrica, una caratteristica che fa della sua darkambient una musica dinamica e coinvolgente di rara efficacia. Sinceramente non saprei cos’altro dirvi, se non di setacciare tutti i mailorder che conoscete (o di rivolgervi alla stessa Eibon) per comprare questo disco: se apprezzate anche solo minimamente il genere, l’ascolto è assolutamente obbligatorio.

THE GREY WOLVES – Where darkness reigns (Open Wound) – CD-R
E’ giunta ormai alla sua quarta emissione la serie di Cd-r che la Open Wound (ovvero gli stessi Grey Wolves) sta portando avanti per ristampare i capitoli fondamentali della discografia di questo celeberrimo gruppo britannico: dopo la riedizione dei primi tre LP è infatti appena uscito questo “Where darkness reigns”, una retrospettiva di brani apparsi su svariati singoli e compilation dalla ormai pressoché impossibile reperibilità. Per quei pochi che non li conoscessero, sappiate che le coordinate su cui viaggiano i Grey Wolves sono quelle dell’estremismo a tutti i costi, sia sonoro (grazie ad una power-electronics molto varia ed elaborata, caratterizzata a tratti da incusrsioni vocali) sia lirico e concettuale (sono infatti promotori del “Cultural Terrorist Network”, a voi il piacere di scoprirne di più): tutti i loro pezzi sono studiati per colpire duro con un suono doloroso e tagliente come una sassata in piena faccia, e se l’opener “Dominator” è un brano caratterizzato da un impatto molto violento e rumoroso, reso ancora più duro dall’uso filtratissimo della voce, “Terror Intensifies” dipinge scenari concretamente apocalittici grazie alla sovrapposizione di rumori e samples. Tra le altre tracce segnalerei anche “Viral Factory”, brevissima e pungente, e la bellissima “A Wealth of Misery”, originariamente apparsa su un limitatissimo 7” edito dalla nostrana XN Recordings e vero e proprio picco qualitativo di tutta questa raccolta riuscitissima e discretamente fondamentale (soprattutto se non possedete gli originali).

CON-DOM – The colour of a man’s skin (autoprodotto) – 2xLP+2x7”
Le due cose che colpiscono immediatamente del nuovo lavoro di Con-Dom sono senza dubbio lo stranissimo formato multiplo, due LP (uno in vinile bianco, l’altro in vinile nero) e due singoli (uno picture disc a base nera e l’altro in vinile bianco, entrambi one-sided), e la tematica di fondo (ovvero il razzismo), che pur non essendo nulla di originale viene comunque trattata in una maniera abbastanza inusuale. L’artista inglese, infatti, focalizza il suo obiettivo sull’odio e l’intolleranza che parti della razza bianca e di quella nera provano l’una nei confronti dell’altra, analizzandone separatamente le dinamiche razziste e le modalità di rapporto. Da qui si deduce anche il motivo della differente colorazione dei vinili: ogni LP è infatti dedicato ad una delle due razze, mentre i due 7” (che contengono ciascuno una canzone, rispettivamente “Ebony” e “Ivory”) rappresentano un po’ un riassunto del lavoro ed una sua ipotetica conclusione. Anche l’artwork è ovviamente dicotomico, e infatti sulla copertina altro non troviamo che una lunga serie di insulti e luoghi comuni che le due “fazioni” sono solite utilizzare, così come gli inserti interni (tutti circolari e di formato 7”) rappresentano riproduzioni di fotografie e manifesti utilizzati per la propaganda razzista di ambo le parti. Musicalmente siamo dalle parti della power-electronics più cruda, che qui viene presentata sia in parti relativamente lente e tranquille che in esplosioni di odio e frustrazione, delle vere e proprie schegge impazzite dentro le quali possiamo udire le declamazioni e le urla della filtratissima voce di Mike Dando oppure altri samples vocali tratti dalle fonti più disparate. La proposta sonora però, anche se superiore alla media delle produzioni di elettronica estrema in giro attualmente, non è secondo me all’altezza di altre precedenti prove di Con-Dom, e l’eccessiva lunghezza del tutto rende difficile riuscire a godersi in un’unica sessione di ascolto un lavoro che comunque, fosse anche solo per la coscienziosità con cui è stato assemblato e per la maniera al tempo stesso intelligente e provocatoria con cui tocca un argomento così attuale, non dovrebbe mancare sugli scaffali di qualsiasi fruitore di musica industriale. Non un capolavoro, dunque, ma comunque un’opera interessante, da scoprire ed apprezzare.

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