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TRIBE OF CIRCLE - RIEN NE DISPARAIT JAMAIS VRAIMENT
(Athanor)
Accasatisi presso l'ottima casa discografica francese Athanor
dopo un promettente singolo su Hau Ruck (l'etichetta gestita in
quel di Vienna da Albin Julius di Der Blutharsch), i Tribe
Of Circle debuttano finalmente sulla lunga distanza con questo Rien
ne disparait jamais vraiment
. Dopo un'ingannevole introduzione
di sapore palesemente medievale, con cornamusa e percussioni in primo
piano, il gruppo francese passa a composizioni che si muovono con agilità
su coordinate dark-industrial molto marcate, sconfinanti a tratti con
l'ambient più evocativa e percussiva: campionamenti di cori e partiture
classiche, uniti ad accenni tribali e ad un gusto molto marziale in alcune
parti ritmiche e nella scelta dei samples vocali, creano un insieme che,
nonostante richiami spesso alla mente i già citati Der Blutharsch,
riesce a mantenere comunque un certo feeling di unicità senza scadere
nel "già sentito". Un plauso va senza dubbio alla costruzione
dei singoli pezzi, che nel loro incedere si sviluppano in maniera complessa
e affascinante costringendo l'ascoltatore a prestare la massima attenzione
per coglierne le sfumature e l'evoluzione. E' il caso, questo, soprattutto
della ritmata ed inquietante Coranic Submission, vera e propria
danza industrial/rituale, della ruvida e solenne Colors of Europa,
e dell'agghiacciante conclusiva title track. Un disco vario e ben confezionato,
dunque, che anche se non fa gridare al miracolo si eleva sopra la media
delle numerosissime uscite "di genere" che ultimamente affollano
oltremisura gli scaffali di mailorders e negozi specializzati. Consigliato.
LES JOYAUX DE LA PRINCESSE - CROIX DE BOIS CROIX DE FEU 10" (LJDLP/Athanor)
Ritornano a farsi sentire con un nuovo, impressionante lavoro i francesi
Les Joyaux De La Princesse, prime-movers della cosiddetta scena
industriale/sperimentale europea e gruppo assolutamente tra i più
controversi e preparati del genere. Nel "giro" da ormai più
di dieci anni, i LJDLP hanno al loro attivo una discreta discografia composta
di dischi usciti nei formati più svariati (ed in edizioni limitatissime,
sino ad un minimo di 60 copie), brani su innumerevoli compilations e alcune
collaborazioni quantomeno illustri, come quelle con Death In June
o Regard Extréme. Croix de bois croix de feu è
la loro ultima fatica, e prosegue idealmente nel loro discorso di "musica
comunicativa" legata a precisi periodi o entità della storia
francese dell'ultimo secolo: il fulcro intorno al quale si snoda tutto
il concept di questo 10" è infatti l'esperienza dei soldati
francesi durante la Prima Guerra Mondiale e la loro successiva organizzazione
nell'associazione di veterani chiamata "Croix de Feu", che si
batteva per il risveglio dell'orgoglio nazionale e dello spirito di cameratismo
dei cittadini, nonché per rendere il dovuto onore a tutti i militari
caduti che hanno difeso con il sangue e la vita la loro patria.
Musicalmente il disco presenta lunghi brani strumentali di matrice ambient/industrial,
in cui cupe tastiere e percussioni marziali accompagnano ed amalgamano
i suoni che rivivono gli orrori della guerra di trincea (il rumore delle
mitragliatrici, le esplosioni delle granate, le urla), i discorsi politici
dei membri della "Croix de Feu" (che inneggiano alla salvezza
della nazione ed al ricordo del sacrificio in nome di essa) ed alcune
canzoni popolari francesi del periodo. Il tutto è assemblato con
una cura, un'abilità ed un'attenzione che hanno dell'incredibile,
sia dal punto di vista della ricerca sonora necessaria alla realizzazione
(alcuni dei discorsi campionati nel disco sono tratti da documenti sonori
originali, recuperati con grandi sforzi) e sia dal punto di vista storico/descrittivo
che da quello puramente emozionale: i LJDLP riescono infatti a coinvolgere
completamente l'ascoltatore, lasciandolo inerme spettatore di fronte alla
tragedia di coloro che si sono sacrificati per la nazione e per gli ideali
della Croce di Fuoco, fungendo da imparziali narratori di un periodo dimenticato,
ma così fervido ed intenso, della storia umana francese. Anche
dal punto di vista grafico raggiungiamo livelli di eccellenza, sia che
si parli dell'edizione in vinile colorato (limitata a 900 copie con allegati
un 5" flexi ed un libretto e disponibile solo tramite previa sottoscrizione)
che di quella in picture-disc (con copertina ripiegata in tre parti chiusa
da una fascia tricolore timbrata, limitata a 600 copie e destinata al
normale mercato discografico), entrambe accompagnate da foto e riproduzioni
di simboli e slogan originali.
E' in casi come questo che ritengo si debba parlare di vere e proprie
opere d'arte, cioè di oggetti che sfuggono ad una catalogazione
strettamente "di genere" e che fondano il loro valore unicamente
sulla qualità ed intensità delle emozioni che sanno creare.
Un disco che non è un disco, insomma: una pagina di storia musicata
e vissuta, un'opera difficile, controversa, politicamente scorretta, da
amare o da odiare, ma di fronte alla quale è impossibile rimanere
indifferenti. Per quanto mi riguarda, assolutamente imperdibile.
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Les Joyaux
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