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Dalla
cripta: Rainy Season "Return" (Boheme Music , 2000)
di Giovanni Carta
Dediti
a un suono oscuro e senza tempo, i Rainy Season nella
loro pur breve esistenza sono da considerarsi come vero e proprio oggetto
di culto: nell'arco di un periodo a cavallo fra la fine degli anni '80
e l'inizio degli anni '90 questo gruppo proveniente da San Pietroburgo,
guidato dal chitarrista e compositore Maxim Pshenichny,
ha pubblicato una manciata di dischi fra i quali Return,
probabile capolavoro
dei Rainy Season nonchè autentica perla nera del rock progressivo
più oscuro ed arcano. Registrato nel 1992 nella località
di Vilnius, in Lituania e successivamente stampato e pubblicato come lp
autoprodotto Return è costituito da tre composizioni-suite
unite concettualmente da un incessante e onnipresente climax
esoterico e tenebroso sviluppato in differenti stili e linguaggi musicali.
Il brano d'apertura Scent of a Forest oltre a
essere quello di minor durata è anche il più legato a una
dimensione folk elettroacustica: arcane note di flauto emergono dal silenzio
come volessero rapire e attrarre l'ascoltatore, successivamente nel giro
di un minuto entra in scena la chitarra, dapprima silenziosamente con
una serie di arpeggi lievemente dissonanti per sprigionare in seguito,
su una base ritmica scheletrica, energie maligne mediante un tesissimo
assolo. Dovendo fare paragoni si potrebbe forse trovare qualche punto
di contatto con i primi King Crimson oppure con il Mike Oldfield meno
rassicurante, però rimane senza dubbio chiara l'originalità
e la potenza espressiva del gruppo. La seconda composizione, Toward
a Clear Water, dalla durata di circa quattordici minuti, ci porta
invece verso lidi sonori leggermente meno inquietanti ed opprimenti, sicuramente
di più ampio respiro. Le tastiere ora prendono quasi il sopravvento,
la musica acquista la forma di una vera e propria sinfonia rock dalle
sfumature crepuscolari e trascendentali, curiosamente in bilico fra suggestioni
cosmico-psichedeliche (Tangerine Dream, Pink Floyd) e la ritualità
oscura e decadente dei Dead Can Dance: rispetto alle tenebrose visioni
del primo brano, Toward a Clear Water riduce lievemente
il clima ansiogeno in favore di una musica rivolta, almeno in teoria,
alla meditazione spirituale.
Il lato b oltre a contenere il pezzo di maggior durata, venti minuti,
si distingue per una maggiore presenza ritmica e per una differente complessità
nella struttura del brano. Red Night, divisa in due parti,
è sviluppata nella migliore tradizione delle suite rock, quindi
al tema musicale iniziale, un'incalzante fanfara per synth, vengono alternati
in maniera piuttosto fluida e coerente diversi temi musicali per chitarra
e tastiere accomunati da una concezione artistica claustrofobica ed apocalittica:
a tratti è possibile intuire l'influenza dello Zappa rock più
oscuro e neoclassico in alcuni fraseggi di chitarra distorta come in certi
bombardamenti sinfonici, altrove si risale direttamente alla tradizione
del dark sound d'annata (come nell'intervento della tetra voce
femminile nella prima parte della suite). Come forse avrete già
inteso, Return non è certo un disco di facile
presa e pur mantenendo in risalto delle linee melodiche di forte impatto,
non particolarmente ermetiche, richiede un minimo d'attenzione all'ascolto...
detto questo, chi è appassionato al lato oscuro del rock potrà
ottenere grandi soddisfazioni dall'ascolto dei Rainy Season,
quindi, a meno che non siate dei collezionisti impavidi, provate a recuperare
la ristampa di Return contattando direttamente la label
russa Boheme Music (www.bohememusic.com) oppure cercando
in qualche mailorder specializzato.
© Giovanni Carta 2002 - per gentile concessione dell'autore
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The
Rock and Horror Encyclopedia © 1999-2003 Stefano Marzorati
- a true romance production
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