The
Who.net
intervista
a Pete Townshend
il sito
ufficiale di Pete Toenshend
sul
sito della BBC la notizia della morte di John Entwistle
|
LE EVOLUZIONI TECNICO-COMPOSITIVE DI UN GRANDE MAESTRO DELLA
MUSICA POP: PETE TOWNSHEND
Pochissimi complessi nella lunga storia della musica Rock hanno
riunito, in una sola unita', personalita' cosi' varie e differenti,
apparentemente inconcialiabili fra loro. Keith Moon, era
il prototipo definitivo di "drummer-fracassone-sfascia-camere"
e... batterie, of course!; Roger Daltrey era la veemenza
allo stato piu' estremo: eccellente vocalist, oltraggiosa presenza
scenica, microfoni regolarmente distrutti alla fine di ogni concerto,
la sua rabbia era figlia diretta di quel sano anticonformismo che
oggi non si respira (ne' si intravede) piu', quel senso di innata
ribellione che permeava Londra nel cuore dei pulsanti, nevrotici
anni '60.
Pete Townshend rappresentava invece l'anima intellettuale,
cerebrale ed allo stesso tempo edonistica degli Who: un compositore
geniale nonche' innovatore e propagatore di stili musicali e tecnico-esecutivi
che sarebbero stati sinonimi di "regole" presto da adottare
per qualsiasi rocker si volesse cimentare nello strumento principe:
la chitarra. Leggendarie erano le incredibili rotazioni del suo
braccio sinistro, fondendo una carica ma anche una precisione incredibili
ogni volta che il "mostro sacro" Pete si sarebbe avventato
in uno dei suoi gesti pirotecnici assai noti.
Infine, l'ultimo membro: John Entwistle, il piu' posato,
il piu' tranquillo, il piu' razionale, autentico "occhio dell'Uragano-Who",
l'ideale, perfetto compensatore ed "aggiustatore" all'interno
di quel pazzo schizophrenico incontrollabile e devastante tornado
musicale prodotto da Daltrey, Moon e Townshend. L'elemento di compendio
alle sfuriate aggressive e laceranti della chitarra di Townshend
(con tanto di "braccio rotatorio" e saltellino, piu' distruzione
finale dello strumento), all'anarchica, disconnessa batteria di
Moon e alle grida primal-scream di un Daltrey
"seviziatore" delle proprie corde vocali.
Molti (quasi tutti) tendono ad indicare gli Stooges
ed MC5 quali legittimi precursori del punk moderno. Sono
d'accordo, ma fino ad un certo punto: gli Who stessi, grazie ad
una carica devastante, esplicitamente erotica esposta musicalmente
attraverso le "bordate" ritmico-deliranti di Pete Townshend,
alla quale si univa, orgiasticamente, l'ugola "vomitante"
di un Daltrey in continuo stato di eccitazione avrebbero inconsapevolmente
raffigurato l'icona del punker arrabbiato e nichilista (sebbene
si trattasse di un nichilismo sottilmente perverso e non subito
riscontrabile); la pirotecnica, anarchica batteria di Moon avrebbe
completato il processo di "dissoluzione ritmica" in seno
alla band durante le loro "caldissime", provocatorie esibizioni.
Ed e' per tale vistosa eloquenza che mi permetto di inserirli quali
"progenitori dei progenitori" della musica punk, certo
un punk lontano anni-luce dai desideri nichilisti e auto-distruttivi
indissolubilmente legati alla tradizione dei vari Sex Pistols,
Clash, Ramones, Sham 69, Stiff Little Fingers e
altri ancora.
Tutti e quattro possedevano personalita' difformi l'uno dall'altro
ma forse proprio per questa diversita' caratteriale il gruppo fuse
in se una sorta di bizzarra alchimia sulla quale svettava l'incredibile
abilita' melodica-compositiva di Pete Townshend. Egli, al pari di
Van Morrison e degli Stones, scrisse un inno generazionale destinato
a "fotografare" indelebilmente lo status di folle anarchico
anti-dogma all'interno di una societa' eccessivamente benpensante
e votata ad un rivoltevole, stomachevole e piatto conformismo: mi
riferisco naturalmente a My Generation, scritta da Townshend
nel 1965, brano-simbolo di una generazione di ribelli spostati
inconsapevoli, del tutto, forse, di cosa il futuro avrebbe loro
riservato(e motivo in piu', questo, per associarli alle "ideologie"
pragmatiche dei piu' estremi punkers di dieci anni piu' tardi).
Mentre i Beatles proclamavano i "buoni sentimenti" e la
pace universale, e i Beach Boys esaltavano le "buone vibrazioni",
gli Who avrebbero seguito un percorso in netto contrasto con l'aura
di eccessiva fiducia ed amore diffusi dai gruppi beat loro
contemporanei. Townshend inoltre, col tempo, si sarebbe rivelato
un autentico portavoce della sua generazione, un portavoce talvolta
scomodo ma dotato di grande fascino e appeal, oltre a, naturalmente,
il suo folle, altamente distintivo carisma. Per primo egli sperimento'
le possibilita' di un pop largamente dilatato il cui epicentro era
rappresentato da un tema conduttore, un comune denominatore a cui
ogni soluzione musicale dovava fare riferimento. Gia' a partire
dal 1967 egli prese ad abbattere il concetto di "musica da
3-4 minuti" onde abbracciare un processo piu' complesso e dalla
infinite possibilita'. Stavano per nascere i primi rigurgiti da
opera-rock, che avrebbero trovato massima espressione in Tommy,
il capolavoro definivito degli Who. La trama, risaputa e oggetto
di fin troppi studi, vedeva un ragazzo sordo-muto-cieco divenire
miracolosamente un campionissimo del flipper; successivamente, assicuratasi
la venerazione di tutto un popolo celebrante le sue immense doti
di mago dello strumento (il flipper, appunto) sarebbe stato "tradito"
dal suo stesso ingombrante egocentrismo, e la gente comincio' a
disapprovare ed a eludere aspramente quel mostro di bravura, ora
auto-assurtosi a Dio del proprio "ecosistema generazionale".
Oggi, una racconto del genere farebbe un po' sorridere, sia per
un'ingenuita' mai del tutto celata che per la banalita' di certe
esecuzioni; ma l'importanza di Tommy non e' solo meramente
musicale: si trattera' soprattutto di rilevanza altamente storica,
essendo stata esso il primo compiuto processo di abbattimento della
forma-canzone, in favore di un percorso musicale-sociologico caratterizzato
da un largo raggio d'azione: un'ampia gamma di sentimenti, complessi,
frustrazioni, gloria e poi tradimento, tutti connotati trasposti
in musica in grado di "dipingere" una societa' egoista
e dedita al "culto" dell'assolutismo nonche' dominata
da egoismo e sopraffazione della sensibilita' umana.
Abbiamo parlato di "prima compiuta opera-rock". Attenzione,
ho voluto spontaneamente aggiungere quel "compiuta", in
quanto Tommy non si tratto' della prima opera rock in assoluto.
Tale titolo spetta di diritto ai Pretty Things che con il
misconosciuto S.F. Sorrow realizzarono una primitiva forma
di rock-opera. I critici dell'epoca rimasero sorpresi per
questa nuova forma di rappresentazione della musica pop, sebbene
sottolinearono la generale incompiutezza di quel prodotto antesignano:
S.F. Sorrow possedeva un "appeal" unico per l'epoca
ma appariva in alcuni punti eccessivamente ingenuo, vistosamente
vago ed incerto. Ma poco importa: Townshend fu il primo a tessere
le lodi ai Pretty Things per quel loro avventato ma ammirevole tentativo
e dopo aver realizzato e portato al successo Tommy egli ammise
candidamente di essersi ispirato proprio a S.F. Sorrow.
Grazie a Tommy, Townshend seppe dimostrare a critici e colleghi
che genere di strabilianti (e impensabili) progressi la musica pop
aveva raggiunto sino a quel punto: essa era in costante, sbalorditiva
evoluzione. E tale sembro' apparire un processo tanto eccitante
quanto inarrestabile.
Fu grazie ai Beatles ed al loro intramontabile Sgt. Pepper che la
musica giovanile dell'epoca fece un vertiginoso "salto"
generazionale passando dalla spensierata gioventu' alla piu' seriosa
e consapevole maggiore eta'. La maggiore eta' del Rock.
Si intuirono le possibilita' di allargare l'ormai obsoleto concetto
di canzone-pop verso orizzonti piu' ampi, verso l'ideologia di una
musica piu' variopinta ed eclettica, al punto da realizzare vere
e proprie "suites" in musica (come avrebbero egregiamente
dimostrato i Pink Floyd, orfani di Syd Barrett, ma
comandati dall'eclettico, schizzato genio di Roger Waters).
La seconda "stoccata" di Townshend fu Quadrophenia
(1973), che all'epoca suonava come un vero e proprio ufficiale
canto del cigno, un misto di dolce rassegnazione ma anche di rievocazioni
dei bei tempi andati, ed ora non piu' riproponibili; questi sentimenti
si erano gia' avvertiti in brani storici degli Who come Baba
O'Riley e Won't Get Fooled Again, di tre anni prima:
metafore di vita dissoluta passata, ora sostituita da una maggiore
consapevolezza del vivere. In queste due tracce viene "disegnata"
la lucidita' con la quale Townshend ammette di aver rinunciato,
e per sempre, alla filosofia-mod, decretando simbolicamente sia
la fine della sua fanciullezza che, per logica conseguenza, la "morte"
del decennio che lo ha visto protagonista assoluto, concludendo
con la minaccia finale di "non farsi piu' ingannare da nessuno".
L'essere uno street fighting man (come proclamavano gli Stones
nel caldissimo '68) avrebbe perso definitivamente quella cosi' distintiva
carica rivoluzionaria in classico sixties-fashion: sarebbe
divenuto, ora, un atteggiamento obsoleto, privo di fondamento, fine
a se stesso, quindi senza piu' un valore intrinseco. I mods
sono entrati negli anni '70, e col passare del tempo si faranno
vivi i ricordi, ma il passato non potra' mai ritornare: e' la metafora
di una dolce rassegnazione, vissuta con qualche rimpianto, ma anche
con gioia sostenuta ed implicito affetto.
Le risse in strada negli scontri leggendari tra Mods e Rockers cosi'
come le rivolte del proletariato giovanile inglese (di cui gli Who
erano fieri rappresentanti, oltre ad essere il "gruppo dei
Mods per antonamasia") di colpo vennero decretate "fuori
moda"; in realta' tali forme di opposizione al Sistema erano
morte col finire degli anni '60, per rinascere sotto forma di contestazione
politica nei Settanta.
Gli Who, con QUADROPHENIA, celebrarono con disincanto e piena
consapevolezza (della quale non potevano, genuinamente, godere negli
anni di affermazione e successo personale) gli antichi fasti dei
Mod e di una giovinezza spesa fra suonare in bands di rock'n'roll,
dichiarare guerra eterna ai Rockers (i rivali acerrimi dei Mods),
cercaredi portarsi a letto piu' ragazze possibili ed una maniacale
ricerca nell'abbigliamento, quest'ultimo "trademark" esclusivo
ed irrinunciabile della cultura-Mod.
In definitiva, un gruppo di enorme importanza per l'evoluzione della
musica rock e del costume dell'epoca. Non dimentichiamoci che Pete
Townshend non ha mai avuto a disposizione un George Martin o "collaboratori"
come John Lennon e Paul McCartney, sebbene i suoi arrabbiatissimi
compagni di brigata sapessero coadiuvarlo alla perfezione.
E questa ultima considerazione non puo' che legittimamente e pienamente
giustificare il genio di un grande compositore del XX° secolo
quale Pete Townshend e' stato.
©
Alan Tasselli 2002 - per gentile concessione dell'autore
drive
index
| musica | borderline:
home page
drive magazine © Copyright 1999-2003 Stefano Marzorati | a True
Romance Production
scrivete a drive
|