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OBLOMOV (Neskolko dnej iz zizni I.I. Oblomova)
Regia di Nikita Mikhalkov. Interpreti: Oleg Tabakov, Jurij Bogatyrev, Andrej Popov, Elena Solovej. URSS, 1980


Tratto liberamente dall'omonimo romanzo di Ivan Gonciarov, il film ci mostra degli episodi della vita di Ilja Ilic Oblomov (la traduzione del titolo originale è infatti "Alcuni giorni della vita di I.I. Oblomov"). Questi e' un personaggio che ha fatto della pigrizia una norma di vita; inetto e abulico, rifiuta qualsiasi forma di fatica, preferendo starsene sdraiato su di un divano. la sua, in fondo, puo' essere considerata una forma di disillusione della vita, un rifiuto della realta' ostile, per difendersi dalla quale si rifugia nel sonno.
Ed e' proprio dall'atteggiamento di questo personaggio che e' derivato il termine "oblomovismo", a significare un estraniarsi dai problemi della vita. Oblomov non e' pero' una persona inacidita, al contrario possiede una grande bonta' d'animo che viene rivelata dai lunghi "flash-back" e nei colloqui col suo amico Stolz, uomo efficiente ed attivo, l'antitesi del protagonista. Gli altri personaggi, il servitore Zachar, l'amico Alekseev e Olga, la ragazza amata da Oblomov, hanno una funzione complementare, volta a far risaltare ora il lato patetico, ora il lato romantico del protagonista.
Mikhalkov, all'epoca non ancora travolto dalla fama internazionale che ne ha impoverito lo stile, nel dirigere questo film mostra una gentilezza di tocco e una raffinatezza non comuni, che ricordano, per alcuni aspetti,
Ivory e Rohmer. Ottima l'interpretazione di Oleg Tabakov nel ruolo di Oblomov, come pure ricordiamo Jurij Bogatyrev (Stolz) - gia' presente in un altro film del regista, Amico tra i nemici, nemico tra gli amici - e Andrej Popov (Zachar). Arricchito dalla limpida fotografia di P. Lebesov, con immagini di grande rilievo pittorico e senso del colore, e dalle musiche coordinate da E. Artemjev, Oblomov e' uno dei migliori film degli anni Ottanta.
Da ricordare: la sequenza in cui Oblomov estirpa l'alberello che disturbava la vista paesaggistica di Olga; e' una delle scene di maggiore lirismo di tutta la storia del cinema.


L'OCCHIO INDISCRETO (Public Eye)
Regia di Howard Franklin. Intepreti: Joe Pesci, Barbara Hershey, Stanley Tucci, Jerry Adler, Jared Harris. USA, 1992

In puro stile chandleriano e rifacendosi alla vera storia di Arthur Fellig, piu' noto come Weegee, famoso fotoreporter e cronista di nera degli anni Quaranta, il film scritto e diretto da Howard Franklin e' uno spaccato notturno della New York dell'epoca, dove ci si divertiva e si facevano cospicui affari mentre in Europa imperversava la guerra.
Joe Pesci e' bravissimo nell'impersonare Leon Bernstein, uno "shutterbug" (fotoreporter d'assalto pagato dai giornali tre dollari a cadavere) orgoglioso della sua bravura, ma consapevole di essere poco considerato professionalmente e fondamentalmente solo. Coinvolto in una lotta di mafia per amore di una donna, esibisce una minimalistica mimica facciale è di grande espressivita' e ottiene subito la complicita' del pubblico, grazie anche agli ingegnosi trucchi con i quali riesce sempre a raggiungere i propri obiettivi. L'amarezza dipintagli in viso nella sequenza finale, quando incontra la donna che amava e che lo ha tradito, e' un saggio di grande recitazione.

ONCE WERE WARRIORS (Una volta eravamo guerrieri)
Regia di Lee Tamahori. Interpreti: Rena Owen, Mamaengaroa Kerr-Bell, Temuera Morrison, Julian Arahanga. Nuova Zel., 1994

Ambientato in un degradato sobborgo di Auckland, Once were warriors dell'esordiente Lee Tamahori - trionfatore del festival di Montreal dove ha vinto molti premi, tra i quali anche quello del miglior film - e' innanzitutto uno spaccato su una Nuova Zelanda completamente diversa dall'immagine diffusa nel mondo: non piu' l'ultimo paradiso di benessere economico e sociale, bensi' un inferno di desolazione, dove uomini senza futuro cercano di annegare il presente in un cocktail di alcool, sesso e violenza. Beth, la protagonista, (bravissima Rena Owen, attrice di teatro, vincitrice del premio per la migliore attrice al festival di Montreal) e' una fiera donna maori, madre di cinque figli, da 18 anni schiava d'amore di un uomo nullafacente, violento e alcoolizzato del quale e' nonostante tutto, innamorata. Ma il contesto sociale in cui vive e' di un disfacimento e di una violenza devastanti e, di fronte al suicidio di una delle figlie, violentata da una amico di famiglia, la donna trover la forza per andarsene insieme ai suoi figli.
Diretto con grande professionalita' e senso cinematografico da Tamahori, il film e' permeato da un'angoscia esistenziale di uomini senza speranza che colpisce anche lo spettatore piu' distaccato. Al regista va il merito di essere riuscito a dire ancora qualcosa di nuovo nelle scene di violenza, senza cadere nello stereotipo o nel compiacimento. Recitato con grandissima professionalita' da tutto il cast, nel quale si distingue, oltre alla Owen,
Temuera Morrison (attore proveniente dalle soap opera neozelandesi), nel ruolo dello psicotico Jake Heke detto "La Furia": i suoi sguardi, i repentini cambiamenti d'umore, la sua violenza e l'ira selvaggia sono una saggio recitativo sul genere da ricordare nel tempo. Curiosita': Morrison nella realta' e' molto più basso della Owen e nel film portava scarpe col rialzo e veniva ripreso da angolature particolari.
Nota: alla proiezione del 10-1-'95 era presente in sala l'attrice protagonista, Rena Owen che, al termine, ha risposto alle domande del pubblico.


© Marco Ferrari - per gentile concessione dell'autore

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