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"NESSUN FUTURO ": L'ULTIMA CADUTA...
Nella
prima metà degli anni Settanta lo stato di salute del rock'n'roll
versava in condizioni critiche. Molta della sua linfa vitale sembrava
essere stata irrimediabilmente inaridita dalle nuove strategie commerciali
adottate dall'industria discografica, sempre più tesa a sfruttare
sistematicamente un mercato dalle enormi potenzialità.
Si affermò sempre più l'era dei greatest hits
da classifica, dei megaconcerti nelle arene; si concretizzò
in maniera sempre più allarmante il dominio della muzak,
sintomo di un'omologazione in netta crescita. In poche parole, il
rock'n'roll aveva perso quasi tutte quelle connotazioni minacciose
e selvagge che lo avevano reso grande e temibile, diventando colonna
sonora nostalgica per gli spot commerciali. La vittoria delle forze
della restaurazione era quasi completa: abbandonate le pretese di
impegno politico dei tardi anni Sessanta e dei primi anni Settanta,
il rock'n'roll sembrava trovare soltanto in certo heavy metal grezzo
e primitivo quei segni di ribellione e quell'autenticità che
ne avevano contraddistinto
Asservito agli scopi del business, manipolato e apparentemente
vinto, sembrava non avere alcuna speranza di rivincita o di resurrezione.
Fu allora che, dalla Gran Bretagna, un figlio bastardo, sporco e irriverente,
arrivò a seminare il panico tra le fila soddisfatte di manager
e tranquilli professionisti della trasgressione pronti punk rock.
La nuova musica dichiarò brutalmente il decesso finale del
rock'n'roll, quasi intuendo che soltanto con l'esecuzione del Grande
Vecchio e la sua sepoltura, senza troppi cerimoniali o rimpianti,
si sarebbe lasciata aperta una qualche strada per la sua improbabile
resurrezione. Grazie all'avvento del punk rock tornarono a fiorire
le piccole etichette indipendenti, i concerti nei club e le espressioni
di un spirito indipendente che era rimasto soffocato nelle vischiose
spire del Grande Commercio.
A differenza dei cugini americani, che avevano fatto del nichilismo
un po' compiaciuto la propria bandiera, i punk britannici dichiararono
senza mezzi termini, fin dal principio, i propri programmi di presa
del potere immediata, l'ansia di un'insurrezione generale che non
facesse prigionieri. La scena di New York non aveva mai tenuto in
considerazione questi possibili scenari: molti dei musicisti della
nuova onda si limitarono a rintracciare nel senso di impotenza diffuso
qualche traccia di liberazione o, perlomeno, una ricercata illusione
di essa.
"Mi piaceva quella fase di decadenza",
scrisse Mary Harron, "C'era nichilismo nell'aria, un desiderio
di morte. Quella voglia di oblio faceva parte della sensazione che
allora si percepiva a New York: l'essere sul punto di disintegrarsi,
diretti verso la bancarotta, la città in rovina. Eppure in
quello c'era qualcosa di meravigliosamente mistico."
Forse
il gruppo americano che più si avvicinò alla furia
biasfema dei punk rocker inglesi fu quello dei Pere
Ubu di Cleveland. Peter Laughner, David
Thomas e i loro compagni emersero da un paesaggio urbano
ed economico simile a quello in cui erano nati i Sex Pistols. Uno
scenario grigio, inaridito, svuotato, dal quale seppero trarre quell'ansia
di aggressione che caratterizzò le trame della loro musica.
Per molti anni sembrò che il punk rock fosse destinato, in
un modo o nell'altro, a conquistarsi un posto in classifica o alla
radio. I Sex Pistols arrivarono a metà del
cammino, travolti dal furore iconoclasta della propria missione
ma, quindici anni dopo la sua nascita, proprio quando tutto sembrava
appartenere al passato, il punk rock riuscì finalmente
a espugnare la città dalle cupole dorate con i Nirvana.
Cobain e soci portarono l'album Nevermind (1991)
in cima alle classifiche e il singolo Smells Like Teen Spirit
al numero 4 della pop chart.
Ma, prima di loro, c'erano stati Johnny Rotten, Sid e gli
altri a corrodere le fondamenta, a preparare il terreno. In qualche
modo sembrava che i Sex Pistols fossero totalmente consapevoli che
la loro stagione sarebbe stata molto breve. Il tempo a disposizione
era dunque molto poco e il lavoro andava fatto in fretta, senza
troppi riguardi per nessuno. In un'epoca in cui tutti i possibili
eccessi erano ormai stati raggiunti, Johnny Rotten cantò
"Sono un anticristo, sono un anarchico" e "voglio
distruggere", una dichiarazione che non lasciava spazio all'ironia
e, proprio per questo, risultò spaventosa. Forse non furono
i Sex Pistols a uccidere il rock'n'roll, perché il rock'n'roll
era già morto da un pezzo e nessuno se ne curava. Loro, insomma,
si limitarono a constatarne il decesso e a diffondere la notizia...
Una
stagione all'inferno: frammenti per una breve biografia di Sid Vicious...
"Sid
diceva: 'Voglio essere come Iggy Pop e morire prima di arrivare
a trent'anni'. E io ribattevo: 'Sid, Iggy ha più di trent'anni
ed è ancora vivo, hai travisato la storia."
ROBERTA BAILEY
"Voi cowboy siete tutti una massa di maledetti finocchi."
Sid Vicious rivolto al pubblico del Randy's Rodeo,
San Antonio, Texas, 1978
"C'è un cowboy seduto con la moglie: si mettono a chiacchierare
con Sid, che sta al loro stesso tavolo con la sua bistecca e le
uova strapazzate. Il tipo dice: 'Sid Vicious? Visto che sei così
tosto, ce la fai a fare così?' E si spegne il mozzicone sul
palmo del mano, scuotendo poi via la cenere. Sid sta mangiando,
e risponde 'Sì'. Si ferisce alla mano e il sangue gocciola
nel piatto mescolandosi alla carne, e lui continua a mangiare. Il
tipo agguanta la moglie e il figlio e se ne esce dal locale urlando
che Sid è fuori di testa."
BOB GRUEN, guardia del corpo di Sid Vicious durante il tour americano
del 1978
"C'è un'altra ragione che spiega l'assunzione di Sid
Vicious al rango di mito. Dal giorno in cui Richard Hell e Tom Verlaine
avevano trasformato loro stessi, il punk fu contagiato dal prototipo
Rimbaud: vivere impetuosamente, scombussolare i sensi, brillare
prima dell'autoimmolazione. In quel canovaccio, gli ultimi giorni
di Rimbaud come mercante d'armi sono enigmatici quanto qualsiasi
morte. Sid Vicious ci si dedicò nel modo più intenso
possibile: il prolungarsi della sua fine, a quel punto una notizia
su scala mondiale, fu l'estrema manifestazione della vocazione al
fallimento insita nel punk."
JON SAVAGE
"I ragazzi vogliono morte e miseria. Vogliono rumori minacciosi
perché questo li scuote dall'apatia."
JOHN LYDON
"Lo so... La fine è vicina e devo affrontare il sipario
finale..."
"My Way", Sid Vicious
Tre settimane dopo la morte di Sid, la sua versione di Something
Else, di Eddie Cochran, vendette 382.000 copie. Quasi il doppio
di God Save the Queen...
Amore
e morte nella città degli angeli
"Ogni momento
Ogni strada
Ogni muro
Cesserà di esistere.
Una a una le onde
Si infrangono sulla roccia
E la roccia cadrà
La roccia cadrà."
(One by One, The Flipper)
Dicembre 1980. Con il suicidio di Darby
Crash (alias Bobby Pyn, alias Jan Paul Beahm) per overdose
di eroina, uscì di scena il leader della musica underground
di Los Angeles. L'angoscia avvolse i suoi amici più intimi
e i frequentatori dello Skinhead Manor (una casa occupata per punk
solitari vicino a Hollywood High). Darby morì soltanto qualche
ora prima che John Lennon venisse ucciso dalla pistola di Mark Chapman...
Quelli erano luoghi
e tempi in parte descritti da pellicole come Suburbia
di Penelope Spheeris (la stessa autrice del mitico
Decline of Western Civilization). Su per le colline
di Hollywood i punk avevano occupato la vecchia casa di Errol Flynn,
devastata da un incendio. Sul fondo distrutto del vecchio campo
da tennis dipinsero la scritta "Benvenuti all'inferno".
Arrivarono poi i new romantic dal l'Inghilterra, un nuovo tentativo
di invasione guidato, questa volta, da Adam & the Ants. Quando
il cantante e il suo gruppo fecero un'apparizione al Tower Records
di Sunset Strip si presentò una folla di punk, a bordo di
furgoni che recavano in bella mostra adesivi con lo slogan "Black
Flag uccide le formiche al contatto". Adam Ant e i suoi vennero
sommersi dal lancio di decine di uova.
Come movimento di massa il new romantic aveva ben poche
speranze di successo nella città degli Angeli. Ma la scena
locale si appropriò quasi svogliatamente di qualche frammento
del nuovo suono importato. Nacquero così gruppi come i Kommunity
FK, e fu allora che emerse la prima scena horror rock cittadina.
Una scena che si ispirava al lato più cupo e oscuro presente
nella moda new romantic, mescolandolo e stravolgendolo con
lo humor nero già presente nel suono locale.
In testa alla nuova scena c'erano i 45 Grave, guidati da
Mary Sims (Dinah Cancer), i Boneheads, i Castration Squad (con
canzoni come A date with (Dead) Jack (Kennedy), i Cramps
di Psychedelic Jungle e i Gun Club
di Fire of Love.
Qualche tempo dopo l'approccio diventò sempre più
duro, grazie ai Flipper di Ted Falconi, veterano del Vietnam
ed ex insegnante d'arte. Assieme a loro, nella vicina scena di San
Francisco, altri gruppi si cimentarono con la pratica di un suono
crudo e brutale. Tra questi, nomi come i Fuckups, "politicamente
scorretti", dai testi spesso razzisti e sessisti o, comunque,
di dubbio gusto. Il batterista del gruppo, Joe Dirt, si sottopose
a un esperimento medico di due mesi per raccogliere i soldi necessari
a produrre i primi singoli del suo gruppo.
L'intensità
e la fede di queste nuove band erano, dunque, davvero spaventose,
Sembrava che l'unica alternativa fosse quella di "suonare o
morire". D'angoscia, di rabbia, d'impotenza, di noia...
I Code of Honor invocavano la secessione della California
dal resto dell'Unione e il loro leader cantava: "Meglio morire
che vivere una fottuta bugia".
A Los Angeles, il Canterbury divenne un nuovo luogo di aggregazione
per la scena punk. Era un complesso residenziale abbandonato, che
molti ritenevano fosse il luogo dove era avvenuto il famoso delitto
della Dalia Nera, negli anni Quaranta.
In pochi mesi membri di gruppi come i Germs e i Weirdos
andarono a vivere lì, e iniziarono a utilizzare i seminterrati
come sale di prova. Ma il Canterbury diventò ben presto terra
di violenza e di guerriglia metropolitana. Un giorno una gang di
donne, le Piranhas, attaccarono il Canterbury, drogarono una ragazza
che faceva parte di un gruppo e la abbandonarono con il corpo coperto
di morsi. Lo stato di decadenza dell'edificio progredì rapidamente,
parallelamente allo sfacelo dell'esperienza del punk migliore: le
stanze puzzavano tremendamente, qualcuno urinava costantemente nell'ascensore,
una ragazza venne violentata sotto la minaccia di una pistola, gli
scarafaggi erano dappertutto. E un'altra ragazza era rimasta ustionata
quando un vicino infuriato le aveva scagliato addosso una pentola
di zuppa bollente.
Le tensioni razziali salirono alle stelle, le stanze del seminterrato
vennero chiuse con lucchetti e cominciarono a scoppiare piccoli
incendi ovunque. Così i punk iniziarono sempre più
numerosi ad abbandonare l'edificio e a cercarsi un altro rifugio.
A Los Angeles non fu mai costruito un Chelsea Hotel..
Fiori
nel deserto: la musica nascosta degli X
(Il classico marchio di fabbrica del punk - la sua rabbia feroce
- era all'inizio un atteggiamento nuovo ma diventò, attraverso
gli anni una sempre più fiacca ripetizione, una maschera
monolitica priva di significato. Ma, mentre nel corso degli anni
gli X hanno tolto enfasi alla rabbia, allo stesso tempo essi non
l'hanno mai svalutata."
(STEVE ANDERSON, "Village Voice", 1983)
Spesso aspramente criticati per un loro presunto
ritorno all'edonismo beat, gli X cercarono, nel
caos di Los Angeles, un nuovo ordine morale e un qualche rinnovato
senso di bellezza. Per queste ragioni si collocarono, fin dall'inizio,
ai margini sia del movimento punk sia della società: non
c'era posto per loro nell'ormai decadente stato delle cose. Come
ha scritto Greil Marcus: "Lo spirito dei personaggi
di Raymond Chandler riecheggia nei testi impregnati di crudo
realismo del primo album, quello che reca in copertina l'immagine
di una croce di Sant'Andrea fiammeggiante". Il gruppo di John
Doe ed Exene Cervenka calpesta
le più violente fantasie sessuali sia dei ricchi (Sex
and Dying in High Society), sia della gente comune (Johnny
Hit and Run Paulene). Gli emarginati protagonisti di Los
Angeles e di The Unheard Music vivono sul bordo non per
loro scelta ma a causa della tetra mostruosità delle circostanze.
Così la versione di Soul Kitchen dei Doors (il
primo album venne prodotto da Ray Manzarek) diventa la rinnovata
speranza di un rifugio, anche piccolo, nel territorio della cadente
L.A. Come Jim Morrison gli X
si chiedono: "Hai dimenticato le chiavi del regno?"
Il successivo Wild Gift è la prosecuzione del viaggio attraverso
la città della notte, con un occhio rivolto verso l'ultima
salvezza, la mutua protezione offerta dall'armonia del matrimonio,
dell'unione. Lo scenario urbano è ancora pieno di deserti
aridi, riempiti di sogni corrosi e di scene di disperazione: Adult
Books, We're Desperate, Back 2 the Base sono pieni
di un senso febbrile dell'orrore. La tentazione, secondo gli X,
è sempre in agguato, anche nell'unione più felice,
come dimostrano gli scenari domestici, vicini al collasso, di White
Girl e di In This House that I Call Home.
Il terzo album, Under the Big Black Sun (come mi disse Robert
Englund, regalandomi il nastro, "ti servirà a Los Angeles"),
prosegue coerentemente il discorso iniziato. Ci sono un paio di
canzoni dedicate alla morte (avvenuta in un incidente stradale)
di Mary, la sorella di Exene Cervenka. Altre due invece si occupano
di nuovo delle trasformazioni della vita coniugale (Hungry Wolf,
Because I Do).
Ancora una volta morte e infedeltà rimangono la materia preferita
nella loro musica. Soltanto i Wall of Voodoo
e il loro cantante, Stan Ridgway
(autore di una brillante carriera solista), riusciranno a esplorare
con eguale intensità e poesia il fallimento del Sogno Americano.
In
morte di Peter Laughner: poeta, musicista, drogato e ubriacone...
"Non è divertente quando i tuoi amici disprezzano quel
che
[sei diventato,
Non è divertente quando sciogli ogni band che hai iniziato
Non è divertente quando sai che morirai giovane."
(Ain't It Fun, PETER LAUGHNER)
Fondatore dei leggendari e sotterranei Rocket
from the Tombs, gruppo che ebbe vita breve, e in seguito
dei Pere Ubu, Laughner concluse la sua breve carriera
il 22 giugno 1977, quando morì di pancreatite acuta (diretta
conseguenza del lungo abuso di droghe e di alcolici). "Peter
nutriva un reale desiderio di morte", dichiarò in seguito
la sua ex moglie Charlotte Pressler. "Era una forma di suicidio.
Odio questa roba, questo romanticismo da morte precoce. Non posso
dirvi quanto la odii." La notte prima della sua uscita di scena,
Laughner fece un'ultima registrazione (la sua compagna di allora,
Adele Bertei, la descrisse come una sorta di piccola biografia),
a casa dei genitori. Il risultato fu un nastro acustico della durata
di circa un'ora, che conteneva alcune delle sue nuove canzoni e
qualcuno dei pezzi preferiti di sempre.
La scelta di questi ultimi comprendeva autori come Tom Verlaine,
Richard Thompson, Van Morrison, Richard Hell, Jagger
e Richards, Jesse Winchester, Lou
Reed, Eddie Cochran e, probabilmente, il più
pertinente di tutti, il bluesman Robert
Johnson. Laughner scelse per la sua digressione notturna
il classico Me and the Devil Blues:
"Questa mattina presto Quando hai bussato
alla mia porta Questa mattina presto Quando hai bussato alla mia
porta, Ho detto 'Ciao, Satana Credo sia tempo d'andare'".
Rock'n'roll
Noir © 2004 Stefano Marzorati |
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