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I nuovi puritani / Alex Garland, Geoff Dyer [e altri] ; a cura di Nicholas Blincoe e Matt Thorne, Mondadori, 2002 - 241 p. (Piccola Biblioteca Oscar; 284)
Finalmente tradotta l'antologia-manifesto con quindici racconti dei maggiori autori britannici dell'ultima generazione...

I NUOVI PURITANI, OVVERO I DINOSAURI NON ESCONO DALLE ACQUE...

Nel 2000, il collettivo Nicholas Blincoe e lo scrittore Matt Thorne compilarono un’antologia di racconti di quindici scrittori britannici, intitolata All Hail the New Puritans: i racconti della raccolta rispondevano a dieci regole (ispirate a quelle del Dogma 95) che i curatori avevano stilato e che avrebbero dovuto costituire una sorta di manifesto letterario per la narrativa del ventunesimo secolo.
Lo scopo dell’operazione è quindi, secondo le parole dei curatori, “fare il punto su ciò che rende originale e stimolante la narrativa recente”.
Prima di tutto bisogna rilevare che alcuni punti di questo decalogo sono pure e semplici affermazioni di principio (come il numero 1 e il numero 2, che affermano la preminenza della prosa e il valore della trama all’interno della narrativa – affermazioni non così ovvie alla luce degli esperimenti postmoderni e neobarocchi), ed altre costituiscono vere e proprie prescrizioni formali.
Qual è lo scopo fondamentale di queste regole? In breve, eliminare ogni velleità di “bello stile” e proporre una narrativa semplice e diretta, che si occupi della vita quotidiana degli abitanti di questo pianeta nello scorcio finale del ventesimo secolo.
Ci chiediamo in cosa consista la novità: i Nuovi Puritani sembrano dimenticare completamente (o piuttosto deliberatamente) l'esistenza del minimalismo carveriano e del New Journalism, due tentativi (tra l’altro perfettamente riusciti) di riappropriazione della contemporaneità quotidiana da parte della narrativa.
In particolare l’operazione compiuta da Carver, con un processo di scarnificazione stilistica che corrisponde a una scarnificazione del reale nelle sue componenti sentimentali e relazionali fino a quelle economiche e sociali, rappresenta un traguardo difficilmente superabile, tanto che i suoi successori hanno dovuto adottare la cifra contenutistica del fantastico e del surreale per proseguire nell’esplorazione di un reale ormai messo talmente completamente a nudo da Carver da ricordare un apparato scheletrico.
Niente di nuovo, quindi, nelle opere di questi “Nuovi” Puritani. Anzi, i racconti di questa antologia rappresentano piuttosto un passo indietro rispetto alla lezione minimalista: se la concisione stilistica e l’apparato simbolico di Carver davano alle sue short stories uno spessore molto maggiore di quello che potevano avere in apparenza, i racconti dei Nuovi Puritani risultano semplicemente noiosi.
Ben venga la riappropriazione del quotidiano. Ben vengano gli attacchi di Blincoe e Thorne contro i romanzi storici, parallele all’affermazione che “i tempi in cui viviamo sono assolutamente eccitanti”.
Peccato che i racconti di questa antologia non lo siano.
Peccato che i tempi in cui viviamo siano eccitanti non a causa dei fatti quotidiani, ma per i grandi avvenimenti e cambiamenti storico-politici, che possono essere raccontati in maniera efficace solo tramite una letteratura massimalista, come quella prospettata più volte da Valerio Evangelisti.
Il tentativo dunque pare proprio fallito, se non a livello di marketing. E i dinosauri, per uscire dalle acque, dovranno aspettare balzi evolutivi ben più radicali degli scialbi – e noiosi, noiosissimi, lo ribadiremo fino a diventarlo noi stessi – aneddoti e delle insipide annotazioni diaristiche dei Nuovi – ma quanto già obsoleti! – Puritani.

IL DECALOGO DEI NUOVI PURITANI

1. Siamo narratori di storie dediti alla forma narrativa.
2. Siamo scrittori di prosa e riconosciamo che la prosa è la forma dominante di espressione. Rifuggiamo dalla poesia.
3. Pur riconoscendo il valore del genere narrativo, sia classico che moderno, noi ci muoveremo sempre verso nuove opportunità, infrangendo le aspettative del genere esistente.
4. Noi crediamo nella semplicità testuale e facciamo voto di evitare qualsiasi espediente espressivo: retorica e digressioni dell’autore.
5. Nel nome della chiarezza, noi riconosciamo l’importanza della linearità temporale ed evitiamo il flashback.
6. Noi crediamo nella purezza grammaticale e evitiamo qualsiasi punteggiatura complessa.
7. Noi riconosciamo che i lavori pubblicati sono anche documenti storici, frammenti del nostro tempo, datati e collocati nel presente. Tutti i prodotti, luoghi, artisti e oggetti nominati sono reali.
8. I nostri testi eviteranno ogni speculazione improbabile o in conoscibile sul passato o sul futuro.
9. Noi siamo moralisti, quindi tutti i testi rappresentano una realtà eticamente riconoscibile.
10. Il nostro scopo è l’integrità dell’espressione, al di sopra e al di là di qualsiasi impegno con la forma.

© Adriano Barone 2002 - per gentile concessione dell'autore

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