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© Stefano Marzorati 2010

 

Il nemico alle porte
regia di Jean Jacques Annaud, con Jude Law, ed Harris, Joseph Fiennes, Rachel Weisz, Ron Perlman, Bob Hoskins. Sceneggiatura: Alain Godard; Anno: 2001

recensione di Stefano Marzorati

Già Joseph Vilsmaier con Stalingrad (1993) aveva raccontato dello storico assedio, narrato, in quella occasione, dal punto di vista dei soldati tedeschi. La resistenza di Stalingrado (episodio che, nel 1942, cambiò il corso della Seconda Guerra Mondiale) e il macrocosmo di storie, vere o inventate, che tale spunto poteva offrire avevano già affascinato profondamente il nostro Sergio Leone, ma l'ambizioso progetto ideato venne interrotto prematuramente dalla morte del grande regista. Ora ci riprova Jean Jacques Annaud, per molti professionista senza particolari guizzi, ma che altri ricordano per le belle prove de Il nome della rosa (tratto da Eco) e L'amante (tratto dal bel romanzo della Duras).
Ispirato da una storia vera ( e da un libro di William Craig a essa dedicato, "Vincere o morire a Stalingrado") e ambientato sullo sfondo della città sovietica devastata dalle bombe e dilaniata dai furiosi combattimenti, Il nemico alle porte é il racconto, epico, di un giovane cecchino dell'Armata Rossa, Vassili Zaitsev (Jude Law, già visto in Existenz)), che diventa una leggenda quando uno scaltro commissario politico, Danilov (Joseph Fiennes, lo ricordiamo in Shalespeare in Love) , decide di trasfomarlo da semplice fante tiratore scelto nell'eroe della sua campagna di propaganda. La loro amicizia verrà minacciata quando i due si innamorano della stessa donna (Rachel Weisz) e, mentre la battaglia per la città infuria, Vassili si troverà ad affrontare un avversario temibilissimo, il maggiore Konig, un altro cecchino (l'aristocratico Ed Harris), scelto dall'alto comando tedesco per abbattere l'uomo che é diventato un simbolo di speranza per i russi. E' sul loro duello che il film basa la sua forza, evitando saggiamente di lasciare che la storia parallela sentimentale prenda troppo il sopravvento (anche se l'amore dei due personaggi per la donna serve a motivare l'evoluzione del loro comportamento). Annaud (aiutato dalla bella sceneggiatura del fido Alain Godard - Il nome della rosa, Sette anni in Tibet) é bravo, sia nel ritrarre i protagonisti (resi in maniera credibile e partecipe sia tra i 'buoni' che i 'cattivi'), sia nel creare uno scenario realistico di grande impatto emotivo e fisico. E soprattutto riesce a raccontare una storia emozionante, sul filo delle due ore e mezza quasi, senza cadute di ritmo e di tensione. La sequenza iniziale, con l'arrivo di Vassili a Stalingrado ha quel giusto sapore apocalittico che manca ai tanto osannati primi minuti di Salvate il soldato Ryan: qui é davvero l'inferno...Da segnalare le due apparizioni di Ron Perlman (Kronos) e, soprattutto, quella di Bob Hoskins nei panni di Khruschev. Un film da vedere in una buona sala (noi ce lo siamo goduto all'Excelsior di Milano), con impianto sonoro di quelli a posto e una poltroncina decente.