Il nemico alle porte
regia di Jean Jacques Annaud, con Jude Law, ed Harris,
Joseph Fiennes, Rachel Weisz, Ron Perlman, Bob Hoskins. Sceneggiatura:
Alain Godard; Anno: 2001
recensione di
Stefano Marzorati
Già Joseph Vilsmaier con Stalingrad (1993)
aveva raccontato dello storico assedio, narrato, in quella occasione, dal
punto di vista dei soldati tedeschi. La resistenza di Stalingrado (episodio
che, nel 1942, cambiò il corso della Seconda Guerra Mondiale)
e il macrocosmo di storie, vere o inventate, che tale spunto poteva offrire
avevano già affascinato profondamente il nostro Sergio Leone, ma l'ambizioso
progetto ideato venne interrotto prematuramente dalla morte del grande regista.
Ora ci riprova Jean Jacques Annaud, per molti professionista senza
particolari guizzi, ma che altri ricordano per le belle prove de Il nome
della rosa (tratto da Eco) e L'amante (tratto dal bel romanzo della
Duras).
Ispirato da una storia vera ( e da un libro di William Craig a essa
dedicato, "Vincere o morire a Stalingrado") e ambientato sullo sfondo
della città sovietica devastata dalle bombe e dilaniata dai furiosi
combattimenti, Il nemico alle porte é
il racconto, epico, di un giovane cecchino dell'Armata Rossa, Vassili Zaitsev
(Jude Law, già visto in Existenz)), che diventa una leggenda
quando uno scaltro commissario politico, Danilov (Joseph Fiennes, lo
ricordiamo in Shalespeare in Love) , decide di trasfomarlo da semplice
fante tiratore scelto nell'eroe della sua campagna di propaganda. La loro
amicizia verrà minacciata quando i due si innamorano della stessa donna
(Rachel Weisz) e, mentre la battaglia per la città infuria,
Vassili si troverà ad affrontare un avversario temibilissimo, il maggiore
Konig, un altro cecchino (l'aristocratico Ed Harris), scelto dall'alto
comando tedesco per abbattere l'uomo che é diventato un simbolo di
speranza per i russi. E' sul loro duello che il film basa la sua forza, evitando
saggiamente di lasciare che la storia parallela sentimentale prenda troppo
il sopravvento (anche se l'amore dei due personaggi per la donna serve a motivare
l'evoluzione del loro comportamento). Annaud (aiutato dalla bella sceneggiatura
del fido Alain Godard - Il nome della rosa, Sette anni in Tibet)
é bravo, sia nel ritrarre i protagonisti (resi in maniera credibile
e partecipe sia tra i 'buoni' che i 'cattivi'), sia nel creare uno scenario
realistico di grande impatto emotivo e fisico. E soprattutto riesce a raccontare
una storia emozionante, sul filo delle due ore e mezza quasi, senza cadute
di ritmo e di tensione. La sequenza iniziale, con l'arrivo di Vassili a Stalingrado
ha quel giusto sapore apocalittico che manca ai tanto osannati primi minuti
di Salvate il soldato Ryan: qui é davvero l'inferno...Da segnalare
le due apparizioni di Ron Perlman (Kronos) e, soprattutto, quella
di Bob Hoskins nei panni di Khruschev. Un film da vedere in una buona
sala (noi ce lo siamo goduto all'Excelsior di Milano), con impianto sonoro
di quelli a posto e una poltroncina decente.
