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OPEN WATER (id.) Regia di Chris Kenthis, con Ryan Blanchard, Daniel Travis, Saul Stein, Estelle Lau; Produzione: USA; Anno: 2004; Durata: 79’;
distribuzione: Eagle Pictures
Giudizio: ***

Una coppia di manager americani, concluso il corso di sub decide di trascorrere una settimana di vacanza in un’isola tropicale a fare immersioni.
Arrivati sull’isola, i due partecipano, insieme a numerosi altri subacquei a un’escursione in barca sul reef, organizzata da un’operatore locale.
La barca è affollata, i partecipanti non sembrano essere particolarmente esperti, l’organizzazione non è ottimale: l’insieme di questi fattori contribuiscono a generare una serie di disguidi per i quali i due protagonisti vengono “dimenticati” e abbandonati sulla barriera corallina. Quando questi riemergono dopo 40 minuti di immersione, scorgono la loro barca in lontananza e in breve si rendono conto di essere rimasti soli, in mezzo all’oceano.
Da quel momento in poi, i due sub entrano in un tunnel di angoscia, in balia degli elementi, circondati da squali e da altri animali marini.
Finanziato interamente dal regista Chris Kentis e dalla moglie Laura Lau, produttore del film - entrambi subacquei appassionati - Open Water è stato presentato con successo al Sundance Film Festival di quest’anno.
Si tratta di un film a basso costo (budget complessivo: 130.000 dollari), girato con camera a mano secondo i dettami del genere film-verità rilanciato da The Blair Witch Project.
Sufficientemente corretto dal punto di vista subacqueo – il profilo dei subacquei ricreativi e il tipo di escursione per turisti rendevano credibili alcuni comportamenti approssimativi – Open Water, è sorretto da un’esile sceneggiatura, ma ha il suo punto di forza nella rappresentazione dell’attesa in mare aperto, impregnata da una devastante carica di angoscia. L’incertezza sull’arrivo dei soccorsi, la paura del profondo blu e dell’ignoto, il freddo e gli squali diventano una tempesta emotiva che progressivamente investe e coinvolge anche lo spettatore non dedito a questa disciplina sportiva.
Il film è ispirato alla scomparsa, avvenuta nel 1998, di Tom and Eileen Lonergan, che furono abbandonati sul reef della Grande Barriera Corallina Australiana al largo delle coste del Queensland dalla barca del diving center di Port Douglas.
Nota dell’autore: chi scrive si trovava in quei giorni in vacanza nel Queensland e può confermare l’effettiva veridicità dell’episodio: i coniugi Lonergan parteciparono, con altri 24 passeggeri a un’escursione su una barca della Outer Edge, che per 160 dollari australiani organizzava un full day con tre immersioni sulla barriera corallina (ribbon reef) a 40 miglia dalla costa; i due subacquesi sono stati dimenticati dopo la terza immersione.
Gli autori del film, danno la loro interpretazione sull’esito dell’incidente, senza che vi siano state prove certe in tal senso.

© Marco Ferrari 2004 - per gentile concessione dell'autore

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