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KUNG
FUSION: Ovvero... come lItalia massacra Hong Kong...
Agghiacciante. Ci sono pochi altri termini con cui si può
definire il lavoro di adattamento di cui è stato vittima
lultimo film di Stephen Chow (questo sicuramente uno
dei più gentili). Non ha molta fortuna nel suo approdo in
Italia questo spassoso regista di Hong Kong.
Due soli i titoli della sua lunga filmografia ad arrivare in Italia.
Il predecessore di questo, Shaolin
Soccer era già stato martoriato dalla sensazionale
idea di farlo doppiare dai calciatori! Non per niente in Italia
abbiamo una lunga (anzi praticamente lunica) e importante
tradizione di doppiaggio: quindi perché non infischiarsene
(infischiandosi così anche dellabitudine alla buona
recitazione che ha lorecchio del pubblico italiano
)
e distruggere il lavoro di attori e caratteristi mettendogli in
bocca le capacità recitative di dilettanti?
Di solito siamo abituati che lo scempio colpisca violentemente ladattamento
dei titoli di film importati. Abbiamo una lunga tradizione in questo
campo. Questa volta ci sentivamo piuttosto tranquilli: il titolo
dalloriginale Kung Fu Hustle si era trasformato dal
dignitoso Kung Fusion (poteva andare decisamente peggio)
e non avevamo a che fare con il calcio, sport nazionale capace di
produrre le peggior follie, figuriamoci le facezie di cui sopra.
E invece no. Fin dalla prima battuta eccoci subito buttati nel calderone
dialettalico e di storpianti accenti stranieri. Umorismo di bassissima
lega di filiazione cabarettistica (e di fatti due cabarettisti sono
le punte di diamante che la distribuzione sfoggia in questo lavoro
di puro ri-adattamento) che si va a sovrapporre al film, s-travolgendolo
e screditandolo. Probabilmente lidea, che deve essere alla
base della terrificante moda del metti il personaggio famoso
a doppiare, chi se ne infischia se sa recitare, nasce da un
banale calcolo aritmetico: se faccio umorismo del film + umorismo
del comico (in questo caso il secondo addendo sarebbe umorismo
casereccio/pecoreccio) = 2 volte più comico! Peccato che
non si possa più rimandare a settembre. Alle riforme attuali
i distributori italiani si beccano solo qualche credito
Se non fosse sufficiente questo primo scempio, bisogna sottolineare
la grande capacità inventiva degli adattatori che si sono
sbizzarriti a reinventare e modificare un numero spropositato di
battute del film, giusto giusto per assicurarsi che le battute originali
non andassero ad inficiare il loro certosino lavoro di inpecorecciamento
della pellicola.
Certo, lo so che non stiamo parlando di un grande capolavoro o di
un film dal massiccio spessore filosofico (anche se
). Il problema
però resta la dignità di
chi ha lavorato per realizzare un prodotto (e in un film del genere
ha lavorato tanto), che viene messa in discussione. Il problema
è una questione di puro rispetto del diritto dautore.
Eticamente acquistare un film per la sua distribuzione in un altro
paese non significa acquisirne la patria potestà narrativa.
Ma in Italia questo è un meccanismo caro solo agli appassionati,
quelli dallaltra parte. I distrubutori hanno ben altre idee
per la testa. E difatti Shaolin Soccer, campione dincassi
in patria e buon guadagno in molti paesi dEuropa qui da noi
è stato un discreto flop, destino pendente anche sulla testa
del povero, maltrattato Kung Fusion.
Distraendosi un istante dallamaro in bocca e tornando allanalisi
più strettamente legata al film, Kung Fusion rientra
perfettamente nella poetica autoriale di Stephen Chow.
Estremamente amato in patria, Chow, autore, regista e attore di
tutte le sue pellicole, si potrebbe definire in qualche modo lo
Zucker di Hong Kong. Il lavoro di Chow è difatti un lavoro
teso alla commedia demenziale che ha lobiettivo di affondare
i suoi intenti parodici sulla cinematografia di genere. Attore atletico
che ha partecipato a pellicole famose come God of Gamblers
al fianco di Cho Yun Fat e Andy Lau, o Gorgeous (da noi In
fuga per Hong Kong
no comment) al fianco di Jackie Chan,
nei suoi film ha trasformato il kung fu in veicolo supremo che apre
la porta da cui cominciare per dissacrare via via generi cinematografici
della Hollywood doriente. Arrivando alla parodia della stessa
commedia (con King of Comedy) o allo stesso Kung Fu movie,
proprio con questultimo Kung Fusion.
Lesasperazione dellesagerazione il suo marchio stilistico,
Chow non fa che incrementare, che sovradosare, la teatralità
manifesta delle pellicole cinesi, portandola alle sue estreme e
spassose conseguenze.
Con laiuto di effetti speciali strepitosi (che certo non sfigurano
alla Hollywood originale e che certo noi continuiamo a sognarci)
e abbondanti, Chow trasforma i suoi personaggi da caricature a veri
e propri cartoni animati, senza lesinare persino su effetti di deformazione
e make up. Scene che non sfigurerebbero in un qualche prodotto
Warner Bros dei tempi andati, ma con in un più una raffinatezza
particolare, un sapiente uso delle arti marziali e una grande consapevolezza
registica. Perché quello che si può (e si deve) notare
nei film di Stephen Chow è la grande sapienza registica
con cui sono messi insieme. E non solo nella grande inventiva visiva
nellutilizzo e nellassemblamento degli effetti speciali,
che giocano su topoi classici e luoghi del cinema e non disdegnano
il gusto della citazione irriverente. Ma anche e soprattutto nella
scelta delle inquadrature, dei movimenti di macchina, degli abbinamenti
musicali. Scelte di grande mestiere che aggiungono qualcosa in più
al semplice raccontare. E a proposito di raccontare spendiamo due
righe sulla trama del film, come sempre leggera ed assolutamente
funzionale a tutto il resto della sovrastruttura, vero cuore dei
marchingegni comici di Stephen Chow. Siamo in una Hong Kong calata
in anni trenta dal vago sapore americaneggiante, dove le gang dettano
legge. Una prende il sopravvento su tutte le altre, la crudele Gang
delle Asce. Lunico luogo lasciato in tranquillità
il Vicolo dei Porci, quartiere povero e quindi di scarso interesse.
Quando due balordi si spacceranno per due membri della gang delle
asce per raggranellare qualche spicciolo, si verrà a creare
loccasione perché le asce arrivino al vicolo. Ma tra
i poveracci del vicolo si nascono alcuni maestri di Kung Fu che
avevano deciso di ritirarsi a vita tranquilla, i quali sbaragliano
e umiliano le asce che assolderanno dei killer per lavare lonta.
Sing, uno dei due balordi, vorrebbe davvero divenire membro delle
asce: su di lui la profezia di un vecchio straccione che lo vede
destinato a divenire potente paladino del bene, ma anche il bruciante
ricordo di un umiliazione conseguente ad una buona azione. Rifiuta
il bene, Sing. Ma non potrà fare nulla quando il suo destino
e la sua natura si troveranno a percorrere la medesima via.
Resta difficile quindi consigliare di andare a vedere Kung Fusion
al cinema. Il consiglio migliore sarebbe di aspettare, noleggiarselo
e gustarselo con lingua originale e sottotitoli. Sempre che i sottotitoli
del futuro dvd siano la traduzione del parlato e non una mera trascrizione
delle battute italiane. Come a volte capita. In quel caso resta
ben poco da fare se non buttare un occhio allestero.
O anche rivolgersi alle mille possibilità di quellamabile
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Paolo Ferrara 2005 - per gentile concessione dell'autore
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