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IMMORTAL AD VITAM (Immortel Ad Vitam) Regia: Enki Bilal Sceneggiatura: Enki Bilal, Serge Lehman; Fotografia: Pascal Gennesseaux; Interpreti: Linda Hardy, Thomas Kretschmann, Charlotte Rampling, Frédéric Pierrot, Thomas M. Pollard, Yann Collette, Olivier Achard, Derrick Brenner, Corinne Jaber, Barbara Scaff, Joe Sheridan, Jean-Louis Trintignant; Nazionalità: Francia-Italia-Gran Bretagna;Anno: 2004; Durata: 1h. 42'

Ormai sono parecchie le occasioni in cui ci siamo posti delle domande sul funzionamento dei processi mentali dei distributori cinematografici italiani. È ormai a tutti evidente che sia assolutamente distante dai processi di noi persone ”normali” (e lo stesso si può tranquillamente dire di quelli che si occupano della distribuzione libri e fumetti…ma non usciamo dal seminario). In questa sede quindi eviteremo di lamentarci per l’ennesima volta dell’aver visto passare per le nostre sale un film con un buon potenziale di botteghino, giusto il tempo di conservazione consigliato per un succo di frutta dopo l’apertura. A tutti non resta che aspettare una, speriamo dignitosa, uscita in dvd.
Spero anche risulti inutile, parlando del film Immortal ad Vitam, stendere elogi sulle capacità fumettistiche di Enki Bilal, che sarà sufficiente etichettare come un “autore”, intendendo questa come la categoria a cui appartengono menti quali Hugo Pratt, Moebius, Will Eisner (effettivamente, anche i processi mentali di queste persone ci mettono in condizioni di porci domande. Certo in tutt’altra ottica…).
L’origine del film, difatti, sono proprio le tavole a fumetti che compongono la cosiddetta Trilogia di Nikopol, l’opera fumettistica forse più famosa dell’autore di origini serbe e composta dai volumi La fiera degli Immortali, La donna trappola e Freddo equatore.
Prima ancora di parlare del risultato è interessante soffermarsi sulla base di questa trasposizione. Si tratta di un processo ultimamente molto di moda quello di prendere un fumetto e farlo film. Molto meno usuale che a farlo sia la stessa persona che aveva realizzato il fumetto stesso. Bilal, già regista sulle tavole, passa al ruolo di regista sullo schermo. Non è la sua prima volta, è vero, ma lo sarà (o lo è stato) invece per parecchi spettatori (le sue precedenti pellicole non sono facilmente rintracciabili sul nostro territorio). Il risultato credo proprio si possa definire soddisfacente per entrambi.
Bilal pesca la trama dai suoi tre volumi, in quantità differenti, ricuce, attento che le nuove misure calzino a dovere sulla nuova forma d’arte, e ci propina un film compatto e intrigante. Ma anche un film strano, un bizzarro ibrido che potrebbe lasciar avvertire un leggero senso di stordimento.
Bilal ha oltrepassato la linea fumetto-cinema, per fermarsi a vacillare su quella che sta tra film e film d’animazione.
Era ovvio che la storia di Immortal ad Vitam, che parla di divinità egizie che tentano di perpetuare la propria immortalità in una terra del 2095, potesse essere realizzata che con l’apporto della computer graphic. La comunione tra realtà e virtuale risulta piuttosto compiuta e coerente, è vero, regalandoci paesaggi affascinanti e di incredibile credibilità nonché un certo, non scontato, calore. In un film dove le tonalità fredde regnano incontrastate non è cosa da poco, ma è inutile negare come il contatto tra uomo e digitale in questa pellicola sia molto più naturale e molto meno fastidioso di ben più grosse produzioni californiane. E allora dove si troverebbe questo famoso effetto di stordimento? Presto detto. I personaggi “umani” che appaiono nel film sono sette, gli attori soltanto cinque. Questo significa che mutanti, dèi e alcuni esseri umani sono creature create al computer (tutti a parte il primo “Dayak”, realizzato con effetti speciali tradizionali, che gli conferiscono uno strano aspetto da villain dei Power Rangers - chissà se voluto...).
L’effetto non è negativo, badate bene, ma appena appena disturbante. Sarà quel vago senso di perplessità al margine di un’impressione positiva, anzi, più che positiva. Avete visto un buon film. Un bel film. Non rimpiangerete i tre splendidi volumi che in Italia hanno visto luce per Alessandro Editore, ma probabilmente correrete a rileggerli. E una volta riletti non vi troverete a rinnegare la pellicola, in cui peraltro avrete riconosciuto intere vignette esattamente trasposte.
Rimane una linea netta però tra i due prodotti. Una linea che ci permette di concludere dicendo che, prima di essere un’ottima trasposizione, Immortal ad Vitam è un ottimo film. Punto.
Uno di quei film che, visti in televisione, vi farà rimpiangere amaramente di averlo perso al cinema. E vi farà porre una domanda: ma come diavolo ragionano i distributori cinematografici italiani?

© Paolo Ferrara 2005 - per gentile concessione dell'autore

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