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BALZAC E LA PICCOLA SARTA CINESE (Balzac e la petite tailleuse chinoise), regia di Dai Sijie Con Zhi Jun Chung, Zhou Xun, Suang Bao Wang, Liu Ye, Kun Chen
Produzione: Francia, Cina Anno: 2002 Durata: 116’ distribuzione: Ager3 Giudizio: ***1/2

Nella Cina degli inizi degli anni ’70, nel pieno della rivoluzione culturale, Luo e Ma, due studenti universitari rei di avere genitori bollati come intellettuali reazionari (uno dei due, dentista, aveva curato un dente a Chiang Kai-shek), vengono spediti in un campo di rieducazione in un piccolo villaggio ai confini col Tibet.
I ragazzi si dedicano al lavoro duro nei campi e nelle miniere di carbone, senza però abbandonare il loro amore per la musica e la letteratura, quella stranera (anche se proibita) in particolare. Presto la loro formazione culturale superiore consente loro di avere una posizione di privilegio all’interno della comunità, costituita da contadini ignoranti e analfabeti.
Un giorno arriva al villaggio il vecchio sarto, accompagnato dalla giovane nipote, di cui si innamorano i due ragazzi. Insieme, i tre – diventati una specie di alternativa a “Jules et Jim” - riescono a entrare in possesso di una valigia piena di romanzi stranieri; a contatto con una cultura mai conosciuta prima di allora, anche la ragazza comincia a sognare il mondo che, grazie soprattutto ai romanzi di Balzac, si libera degli stretti confini delle montagne.
Dai Sijie prima ancora di essere regista è stato scrittore: negli anni Novanta ha scritto il romanzo Balzac e la piccola sarta cinese, testo in parte autobiografico – l’autore aveva dovuto seguire una severa rieducazione in un campo tra le montagne dello Sichuan - che è diventato un best-seller, prima in Francia prima e poi in altri venticinque paesi in cui è stato tradotto.
Il film, come anche il libro, è un piccolo gioiellino romantico, che ricorda Maupassant e Flaubert. Dai Sijie riesce a ricreare la poesia delle pagine del suo romanzo immergendo la vicenda in un contesto paesaggistico affascinante, le montagne ai confini col Tibet e accompagnandola con una colonna sonora - Mozart, concerto per violino N° 3 e divertimento K 334; Beethoven Quartetto Op. 131 – che fa da perfetta cornice alla dolce-amara storia sentimentale.
Rispetto al libro, qui appare più sfumata la denuncia sulle storture della rivoluzione culturale maoista e sulla durezza utilizzata dal regime per riportare i propri giovani ad un pensiero in linea con i principi del più puro comunismo, mentre maggiore spazio viene dato alla storia d'amore e d'amicizia dei tre giovani.

© Marco Ferrari 2004 - per gentile concessione dell'autore

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