I morti possono ancora danzare...
31 maggio 2010
Autore: Brendan Perry
Album: Ark
Etichetta: Cooking Vinyl
Undici anni dopo. Nel 1999 Brendan Perry,
chiusa l’esperienza Dead Can Dance con Lisa Gerrard,
faceva uscire su etichetta 4AD Records il suo primo album solista Eye
of the Hunter. Un lavoro stupendo, principalmente acustico, incentrato
su canzoni essenziali – ma non scarne – e ispirate, tutte scritte da Perry
ad eccezione del brano “I Must Have Been Blind” di Tim Buckley, interpretato
in modo straordinario. Negli anni successivi Perry si è defilato ma non
è restato con le mani in mano: ha partecipato a “Dream Letter – A Tribute
to Tim Buckley”, ai progetti “Zoar: Clouds without Water” e “Piano Magic
Ovations”; ha scritto le musiche per il film “Mushin” di Graham Wood; ha
curato con il fratello Robert una serie di workshop dedicati alle
percussioni della tradizione africana e afro-cubana, allestiti nella chiesa
sconsacrata Quivy Church, in Irlanda. Nel 2006 ha ripreso i contatti con
la Gerrard e insieme hanno riproposto in tour il repertorio dei Dead Can
Dance. Due anni dopo Perry ha rotto il contratto con 4AD e ha iniziato a
lavorare in solitudine al nuovo album Ark.
Stilisticamente l’album si ricollega a “Spiritchaser”, l’ultimo lavoro dei
Dead Can Dance: grande cura per la ricerca di suoni epici, solenni, fortemente
riverberati e ai limiti della magniloquenza; scansioni ritmiche arricchite
da elementi etnici (in particolare africani); testi crepuscolari e non di
rado oscuri. Pur connotandosi per un gusto che rimanda al passato,
Ark è un disco di rara bellezza e integrità artistica.
Brendan Perry ha talento e lo dimostra ancora una volta. D’altra parte i
Dead Can Dance furono un caso quasi isolato, negli anni Ottanta e Novanta,
di pop mistico e profano, iconoclasta e intimamente legato alla tradizione
espressiva – musicale e filosofica - medioevale, infine venato da elemnti
rituali e di sacralità. Chi, all’epoca, tentò la stessa strada (This Mortal
Coil, Cocteau Twins) resse poco nella distanza, mentre Perry e Gerrard –
non senza scontri e tensioni interne – grazie al loro spessore lasciarono
splendide opere come”Aion”, “Into the Labyrinth” e il citato “Spiritchaser”.
Gli otto brani di Ark sono
gioielli che brillano di una luce particolare. Il singolo (disponibile per
il download gratuito nel sito di Brendan Perry) è “Utopia”, una
canzone immediata e di “facile” presa. Ma i brani più incisivi sono quelli
che aprono e chiudono il lavoro, l’iniziale “Babylon” e la lunga, ipnotica
“Crescent”, basata su livelli sovrapposti di riff che, uniti alla
voce intensa di Perry, creano un insieme di grande effetto.

