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Gruppo: Jan Zehrfeld’s Panzerballett
Album: Hart Genossen Von Abba Mit Zappa
Etichetta: Act
I teutonici Panzerballett sanno suonare, sanno comporre,
sanno stupire e, non ultimo, sono talmente seri e rispettosi - sia
nei confronti della musica che degli ascoltatori - da saper anche
divertire.
Queste prerogative li collocherebbero a un livello nettamente superiore
alla media planetaria ma ad esse va aggiunto un talento non comune
nel dissezionare e interpretare brani altrui, per poi disporli in
modo da costituire un’unica opera nella quale la continuità
tematica si basa su complessi tecnicismi articolati e/o distribuiti
con metodo, intelligenza e un pizzico di glaciale sarcasmo. La band,
che nell’accesa copertina autodefinisce il proprio stile come
‘young german jazz’, non nasconde una passione
sincera per lo swing, per il metal e per un’attitudine
al rischio. La loro ultima ‘fatica’ è un calderone
bollente in cui confluiscono – come recita il titolo dell’album
– tanto il glitter pop degli Abba
quanto le lucidissime follie di Frank Zappa: i due
“Medley From Hell”” – Part I e Part II - dedicati
al repertorio del geniale compositore di Baltimora costituiscono un
tributo che, da solo, basterebbe a promuovere a pieni voti i Panzerballett.
Il primo medley si concentra su tre lavori dei Mothers
of Invention (“Let’s Make The Water Turn Black”,
“Harry You’re A Beast”, “The Orange County
Lumber Truck”), il secondo unisce i Mothers di “Oh No”
allo Zappa più effervescente degli anni Settanta (“City
of Tiny Light” e “Evelyn, A Modified Dog”). In entrambe
i casi è evidente la conoscenza approfondita della materia
e anche delle trasformazioni alle quali Zappa stesso la sottopose
nel tempo, concerto dopo concerto. I Panzerballet,
metabolizzato il tutto, vanno oltre e aggiungono elementi di stile.
Allo stesso modo – e con esiti tanto diversi quanto convincenti
– maltrattano “Gimme, Gimme, Gimme” degli Abba,
iniettando ora nevrastenia ritmica ora certi delicati arpeggi che
creano un’atmosfera quasi languida. Anche il tema de “I
Simpsons” di Elfman viene portato alle estreme conseguenze,
mentre il sapore etnico de “The Mediterrranean Breeze”
di Ersan esplode in mille vivacissimi colori. L’ascolto dell’intero
album è impegnativo ma, se opportunamente dosato, garantisce
soddisfazione e sano ludibrio.
MP
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©
2010 Maurizio Principato - per gentile concessione dell'autore
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