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Gruppo:
North
Atlantic Oscillation
Album: Grappling
Hours
Etichetta: Kscope
I più grandi compositori britannici del passato sono Henry
Purcell, Edward Elgar, Benjamin Britten. Grandi, sì, ma ben
poca cosa se confrontati ai geniali autori scaturiti a partire dall’epoca
post-rinascimentale da Germania, Spagna, Italia. Il riscatto arriva
nel XX secolo, con l’invenzione del pop. Grazie ad esso i sudditi
della Regina si sono imposti, artisticamente e commercialmente. Il
progressive - o prog - nasce tra alla fine degli anni Sessanta e,
grazie a pregevoli band inglesi come King Crimson, Yes, Genesis, Moody
Blues o Caravan, produce album rimarchevoli, prima di morire per auto-soffocamento,
quando le lunghe ed epiche suite degli anni d’oro diventano
tediose esibizioni di virtuosismo fine a se stesso. Il prog, in sostanza,
è stato il tentativo di dimostrare al mondo che, suvvia, i
britannici non sono solo pop. Ma, aggiungiamo, dal pop non possono
prescindere. Gli scozzesi North Atlantic Oscillation
– Ben: batteria; Sam: voce, chitarra, tastiere; Chris: basso,
cori – uniscono sensibilità pop e gusto prog.
Il loro esordio è un disco di canzoni progressive (la più
breve dura 2 minuti, la più lunga 7), dove vengono banditi
quasi totalmente gli a-solo per cercare un linguaggio d’insieme
espressivo, solido ed efficace. Il risultato è incredibilmente
convincente e la struttura portante di tutti i pezzi è ricca
di intuizioni e di belle tessiture musicali. L’apertura è
affidata a “Marrow”, che in poche battute emoziona con
struggente eleganza. Dalla seconda canzone, “Hollywood Has Ended”,
l’attitudine e soprattutto l’intelligenza musicale dei
NAO emergono con forza. L’approccio è modernista, come
a voler ricostruire il passato (leggi: il prog) senza nostalgie. Il
gusto e la scelta delle sonorità sono attuali. I momenti eccellenti
sono tanti: “Ceiling Poem”, “Drawing Maps From Memory”,
“Ritual”. La punta di diamante è “77 Hours”,
tanto aperto a raccogliere le multiformi eredità degli Utopia
anni Ottanta quanto a raccogliere le suggestioni del trio Metheny/Mays/Vasconcelos
di “So Falls Wichita…”.
Una nuova, grande band.
MP
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©
2010 Maurizio Principato - per gentile concessione dell'autore
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