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Gruppo: Mahogany Frog Album:
DO5
Etichetta: Moonjune
Web: mahoganyfrog.com
Myspace: www.myspace.com/mahoganyfrog
Nella foto scattata da Kristie Hamm pubblicata all’interno di “DO5”,
quinto album dei Mahogany Frog, campeggia una foto scattata
durante un concerto del quartetto di Winnipeg. In primo piano ci sono
le tastiere che caratterizzarono il suono progressive che dilagò
nei primissimi anni Settanta: il sintetizzatore Moog e l’organo
Farfisa (manca solo il Mellotron, una sorta di campionatore ante litteram).
A dispetto di ciò i nove brani strumentali del disco – che
di fatto costituiscono un’unica suite organica e trascinante
- sono scevri da forme di nostalgia, da sterili manierismi o da ossessioni
per i suoni vintage. La band ha i piedi nel presente e guarda avanti,
confezionando una proposta che pur dichiarando implicitamente gli amori
musicali di riferimento (i più evidenti: Emerson Lake & Palmer,
Kansas prima maniera, Ozryc Tentacles, Mogwai, perfino un pizzico di Mothers
of Invention) miscela con intelligenza space rock, garage,
psichedelia, minimalismo elettronico, prog, noise. “DO5”
è un lavoro godibile, ma va assaporato ascoltandolo almeno una
volta dall’inizio alla fine e senza interruzioni: sono poco meno
di 50 minuti, si può fare. Graham Epp e soci hanno
un’ottima competenza tecnica e non tediano con estenuanti esercizi
di stile, ma puntano a creare una piccola opera rock. Sono a proprio agio
tanto nei pezzi brevi (“I Am Not Your Sugar”, concitato e
marziale) quanto nelle lunghe e riuscite progressioni di “T-Tiger
and Toasters” e “Lady Xoc and Shield Jaguar”. L’intero
album poggia su strutture ritmiche solide – quasi sempre in tempi
pari – sulle quali si innestano fraseggi di chitarra che raramente
si trasformano in a-solo e guidano con sicurezza il viaggio interstellare
dei Mahogany Frog, che si conclude romanticamente con
le dilatazioni drone ambient di “Loveset”.
Da ascoltare e riascoltare.
MP
© 2010 Maurizio Principato - per gentile concessione dell'autore
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