L'eredità della "soffice macchina"...
31 maggio 2010
Autore: Beppe Crovella
Album: What's Rattling on The Moon
Etichetta: MoonJune Records
Cimentarsi con la rilettura del repertorio di Mike Ratledge –
e, per inevitabile conseguenza, con l’indelebile eredità dei Soft
Machine – non è un divertissement, non è un esercizio
di stile, non è una operazione nostalgia e non è neppure un tributo alla
memoria. È una missione: portare al presente senza snaturarla la musica
che, a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta,
fece divampare la scena prog-sperimentale britannica (e anche quella contemporary
di autori come Terry Riley), settando nuovi standard
– musicali e espressivi – per gli anni a venire, a beneficio delle menti
più ricettive. L’album consta di sedici composizioni strumentali che, nelle
mani dell’abile Beppe Crovella,
riacquistano il vigore originario e l’alone di misteriosa ispirazione che
le rendono ancora oggi sia antiche che avveniristiche. Il lavoro di Ratledge
(nella carriera con i Soft Machine e, in seguito, da solista) è caratterizzato
dalla capacità di mettere in connessione ambiti musicali distanti o contigui,
con incrollabile slancio pioneristico e con una evidente passione per l’esplorazione
dei limiti di ogni genere musicale universalmente noto: pop, rock, jazz,
avanguardia, minimalismo. Crovella – che qui suona Mellotron, Wurlitzer,
piano elettrico Fender Rhodes, organo Hammond, organo Farfisa, piano e clavinet
Hohner, Grand Piano Rösler - si muove con profondo rispetto e con cristallina
libertà. Lui stesso dichiara nelle note interne: “Il mio approccio alle
composizioni di Mike è stato totalmente libero. Ho seguito la mia visione,
assecondando lo spirito dei brani originali e trasferendolo in un nuovo
contesto temporale. Durante la realizzazione di questo disco la prima regola
che ho seguito è stata: non ci sono regole! La seconda regola è stata scindere
in piccole parti ogni composizione o idioma di Mike e dei Soft Machine,
trasformare tutto in molecole preservando il DNA, per dirigerle in un contesto
inedito, all’insegna del coraggio e della libertà. È stato un viaggio avventuroso,
diretto sulla luna e guidato dalla mente”. Il risultato è un lavoro di sconcertante
e quasi impalpabile bellezza. La copertina del disco, invece, è raffazzonata
e quanto mai distante dalla magnificenza della musica.
