|
IL MONDO DEI FUMETTI
Una cosa sul fumetto chiara agli appassionati del mondo del
fumetto (pochi) e pressochè sconosciuta per tutti quelli
che al fumetto non si sono mai accostati oltre a Topolino
(o magari "Corna vissute") è che si tratta
di un mondo complesso e sfaccettato, ricco di sfumature e
strade diverse.
La cosa migliore per cominciare a darne un idea è forse,
e scusatemi il gioco di parole, parlare del fumetto nel mondo.
Perché un simile discorso?
In molti, tra quelli che del fumetto sanno solo che esiste,
si saranno resi conto, ad esempio, che si parla spesso del
fumetto giapponese in maniera diversa da come si parla di
altri fumetti, come se fosse unaltra cosa.
Credo che possa apparire piuttosto strano, e qualcuno potrebbe
interpretarlo come una forma di razzismo.
Invece la questione principale è determinata dal fatto
che la natura e la forma del fumetto cambia a seconda del
luogo dorigine, per tradizione, storia e tutta unaltra
serie di particolari motivazioni.
Sono cinque i principali produttori di fumetto mondiale, cinque
scuole: il fumetto americano (Comics),
la scuola Franco-Belga (Bande Desineè), il
fumetto giapponese (Manga), quella italiana e quella
sudamericana. Ognuna di loro offre caratteristiche
e tradizioni diverse.
LAmerica offre principalmente tre tipi di prodotti.
Il prodotto più diffuso è il fumetto seriale,
di cui il 90% è dedicato ai supereroi e derivati.
Il secondo tipo di prodotto è invece il cosiddetto
fumetto indipendente, ovvero che non viene sovvenzionato da
una qualche major, ma vive di piccole case editrici o di autoproduzioni,
di cui fa parte ad esempio lunderground.
Lultimo tipo di prodotto americano è quello della
striscia. Le strip, le strisce escono giornalmente sui quotidiani
e vengono via via raccolte in varie antologie. Forse si di
una delle forme di fumetto più diffuso (chi non conosce
i Peanuts del recentemente scomparso Charles Schultz?),
sicuramente una delle poche che riceve rispetto un po
ovunque.
Il formato standard per i prodotti a più largo consumo
è il Comic Book mensile, 16 pagine a colori
zeppe di fumetto e pubblicità con un aspetto simil
rivista. A questo si accompagnano vari derivati, i volumi
che raccolgono più numeri (di solito per cicli completi),
albi speciali, graphic novel e via dicendo.
È da far notare quanto tutte le produzioni speciali,
miniserie, volumi, etc. esulando dai limiti della mensilità
comportino livelli qualitativi e una cura maggiore rispetto
quella che possono avere albi prodotti mensilmente. Spesso
anzi risultano prodotti sperimentali, anche allinterno
di grosse major, e a volte vedono al lavoro autori abituati
a generi completamente diversi.
Il fumetto supereroistico si comporta quindi esattamente come
un genere letterario, allinterno del quale sta allautore
stabilire come muoversi. Di volta in volta utilizzando gli
strumenti e le regole del genere potranno quindi nascere storie
di avventura, noir, commedie, fantascienza, fantasy, critica
di costume e via così, con qualità e intenzioni
subordinate non tanto dal tipo di prodotto o dal personaggio,
quanto da chi ci lavora intorno. Ovvero non è detto
che un team creativo (scrittore/i e disegnatore/i) non possa
produrre pessime cose su un personaggio interessante e viceversa.
Il target del fumetto supereroistico è principalmente
adolescenziale, ma nel corso degli anni i prodotti più
adulti hanno assorbito fette di mercato sempre più
grandi(che è andato via via riducendosi)
Per quanto riguarda invece il fumetto indipendente ovviamente
tutto, dal genere al tipo di storia, formato incluso (anche
se il comic book rimane il più gettonato, anche se
in bianco e nero) è alle dirette dipendenze dellautore,
che non ha nessun tipo di regola a cui attenersi.
Le strisce sono quasi sempre a target universale.
I fumetti americani pubblicati in Italia vengono proposti
principalmente in due modi: un albo mensile, simile per formato
alloriginale ma solitamente (in questi ultimi anni)
con una qualità di fattura e carta maggiore e comunque
sempre con almeno un minimo di 2 storie, cioè raccoglie
due dei classici albi mensili americani (spesso accoppiando
diversi 2 titoli) per offrire un numero di pagine maggiori.
Oppure, con la diffusione delle librerie di fumetto, pubblicando
direttamente i volumi (con tiratura più bassa e costi
di copertina più alti) che raccolgono più episodi
appunto per il solo mercato delle librerie, che offrono un
discreto quantitativo di pagine e solitamente un ciclo di
storie autoconclusive.
Le strisce appaiono su rivista e in svariati volumi di ogni
foggia e forma.
Il fumetto franco-belga è tuttaltra cosa.
Il suo formato classico è il volume a colori, lussuoso
e di grandi dimensioni, che sia serie o episodio unico. Un
aspetto più prestigioso insomma, per un paese (uno
dei pochi) dove il fumetto riceve la giusta considerazione.
Prestigio dovuto anche al tipo di produzione: le serie sono
a cadenza annuale, tempistica che ovviamente permette una
lavoro di notevole cura.
Non esiste un genere principale in Francia. I più prolifici
sono la fantascienza, lo storico e la commedia, ma in generale
il fumetto francese offre le cose più disparate (fino
ad arrivare persino alla manualistica a fumetti). Il target
è vario, ma i prodotti adulti sono i più diffusi.
In Italia i fumetti franco-belga appaiono tutti in volume
(almeno così accade ora. anni fa vivevano tra riviste
e volumi, spesso spostandosi da uno allaltro inidscriminatamente
e senza soluzione di continuità).
Il fumetto giapponese ha una struttura assolutamente
unica, dato che si trova nella bizzarra situazione di essere
ad alto tasso di consumo. Viene fruito in rivista, di cui
ne esistono di settimanali e di mensili. Le riviste di fumetto
(che siano mensili o settimanali)sono in cartaccia, in parte
a colori in parte in bianco e nero, e hanno la forma e la
dimensione delle nostre pagine gialle. E non sto facendo una
battuta.
Per riempire questi mammut di carta si utilizzano racconti
di poche pagine ciascuno, otto di solito, che fanno parte
di più serie diverse (o a volte semplici racconti autoconclusivi)
di vari autori e di vario genere, che di solito è stabilito
dalla rivista contenitore.
La natura della rivista dipende dal target a cui è
destinata. Esiste quindi la rivista per i bimbi e quella per
le bimbe. Quella per il ragazzo, quella per la ragazza. Quella
per il manager e quella per il direttore dazienda. Ogni
età e ogni categoria ha i suoi fumetti. Solitamente
letà del protagonista (che quindi contribuisce
allimmedesimazione) è indicativa sul target a
cui è indirizzato. Le riviste sono assolutamente usa
e getta, di solito fruite in metropolitana e vendute in chioschetti
allangolo di strada.
I fumetti più apprezzati vengono poi raccolti in volumi
lussuosi di piccolo formato, venduti in appositi negozi. Anche
in Giappone non esiste un genere unico, ma ogni rivista fa
storia a sé (ogni rivista ha difatti una sua omogeneità),
ma ogni genere ha un suo stile riconoscibile.
Ci sono ad esempio soapoperosi Shojo Manga, manga destinati
al pubblico femminile con vicende amorose e con uno stile
di disegno solitamente zuccheroso (occhioni grandi e brillanti.
Quelli di cui si accusa erroneamente TUTTA la produzione giapponese
e che in Italia conosciamo bene per numerose trasposizioni
animate, come Candy Candy, Georgie, Lincantevole Creamy,
etc.etc.), personaggi esili e longilinei e sfondi a volte
quasi inesistenti sostituiti da ghirigori e strani impianti
grafici (in alcuni casi sembrano centrini della nonna).
Oppure cè ad esempio la produzione fantascentifica,
che ha conosciuto una nuova giovinezza in questi ultimi anni,
facendosi sempre più cupa e graficamente sperimentale.
In Italia il fumetto giapponese, che sta riscuotendo un notevole
successo (molto probabilmente grazie a tutte alle produzioni
animate. Piccola digressione: la maggior parte delle serie
televisive animate giapponesi nascono da un fumetto di successo,
o dal successo di un fumetto se preferite. E rarissimo
in il caso inverso) viene pubblicato in albetti che a volte
ricalcano i volumi di ristampa originali, oppure con numero
di pagine (e quindi di episodi) inferiori.
Una piccola nota sulla questione del target. La maggior parte
dei problemi nati con lanimazione giapponese in Italia
sono dovuti proprio a incomprensioni di target. Le reti italiane
infatti hanno sempre trasmesso indiscriminatamente cartoni
animati nella fascia oraria per bambini senza curarsi del
tipo di prodotto, proponendo spessissimo serie che con i bambini
hanno ben poco a che fare.
La censura che molto presto tutti hanno adottato diventa quindi
incomprensibile: possibile che possiedano le cognizioni di
decidere che scene omettere e quali frasi cambiare e non abbiano
quella di capire che una serie sia destinata o meno ai bambini?
Che forse sarebbe il caso di non trasmettere proprio quella
serie ma di cercarne unaltra più adatta? Perché
snaturare qualcosa per adattarlo alle tue esigenze quando
esistono alternative che le soddisferebbero?
Fate attenzione: se alcune serie televisive possono apparirvi
a volte incomprensibili non accusate subito il prodotto. Dovreste
vedere infatti quanto e cosa siano capaci di tagliare e quanti
dialoghi vengono modificati (e spesso snaturati) completamente
(censura questultima tecnicamente invisibile: come accorgersi
infatti di modifiche fatte su di un dialogo giapponese quando
è difficile arrivare alloriginale, che comunque
è in una lingua poco diffusa?).
Il fumetto di produzione italiana si presenta oramai
come lombra di se stesso. Il prodotto e la struttura
più diffusi sono i cosiddetti Bonelli: albetti
brossurati di un centinaio di pagine in bianco e nero circa.
Lo standard nasce appunto dalla casa editrice Bonelli (Tex,
Dylan Dog) e moltissimi nuovi prodotti si adeguano
a questo tipo di formato.
Per anni erano state le riviste il formato più diffuso,
soprattutto tra i grandi nomi (Pazienza, Pratt, Battaglia,
Manara).
Poi in Italia il concetto di rivista è morto (ma pare
che si stia tentando di tutto per ridargli vita) e ora le
produzioni italiane offrono, al di fuori della struttura bonelliana,
solo volumi, spessissimo di ristampe (i grandi vengono costantemente
riproposti) e prodotti nuovi e indipendenti dove ognuno stabilisce
la sua struttura.
In definitiva il fumetto italiano in questo momento è,
nonostante la sua storia, quello che offre un identità
più confusa. A dimostrazione di questo moltissimi dei
nostri migliori autori hanno trovato lavoro e terreno fertile
allestero, molti in Francia, qualcuno in America.
La scuola sudamericana vive soprattutto su rivista. Anche
qui non abbiamo un genere prestabilito, ma sicuramente la
qualità offerta viaggia su tenori medio alti.
Da noi il fumetto sudamericano è uno dei pochi che
ha saputo mantenere viva qualche rivista (Skorpio e
Lancio Story per esempio) e che ha generato una serie
di ristampe in volume tra le più economiche in circolazione.
Questo, più o meno è il quadro del mondo del
fumetto, visto attraverso lottica della pubblicazione
italiana, che risulta uno dei paesi che vive di più
di importazione. Allappello qualcosa manca (come Disney
che è un mondo a parte) ma in definitiva il quadro
della situazione generale cè tutto. Tante sfaccettature,
tante possibilità diverse.
Qualcuno ha voglia di provarne una?
©
2001 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
drive
index
| fumetti | archivio
speciali
© Copyright 1999-2004 Stefano Marzorati | a True Romance Production
scrivete a drive
|