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MINORITY REPORT: SPIELBERG E DICK A CONFRONTO...
Se la fedeltà di una pellicola all’opera originaria
da cui è stata tratta rappresenta un valido metro di giudizio
di un film allora Minority Report (Rapporto di
minoranza) di Steven Spielberg, tratto dal racconto
omonimo di Philip K. Dick (pubblicato recentemente
in raccolta da Fanucci), merita sicuramente un’insufficienza:
del racconto di Dick sono stati mantenuti validi solo pochi elementi
e le due opere risultano estremamente differenti. Il racconto lungo,
scritto nel 1954 e pubblicato nel 1956
su Fantastic Universe, è la storia dello
scienziato John Anderton, inventore di un sistema
di polizia in grado di prevedere un crimine prima che questo si
verifichi: una parabola sulla figura dello studioso che mette il
suo sapere a disposizione del potere senza rendersi conto delle
conseguenze, un racconto che risente del clima del maccartismo e
della Guerra Fredda, in cui al centro dell’attenzione sono
due temi fondamentali in Dick, ovvero la sfiducia totale nel potere
politico e militare e l’impossibilità, da parte dell’uomo,
di poter decidere il proprio destino, manipolato da forze al di
là della comprensibilità umana. Il film di Spielberg,
che vede Anderton come poliziotto e non come inventore della Precrimine,
è invece un racconto poliziesco, una parabola sulla predestinazione
e il libero arbitrio, infarcito di allusioni religiose (il personaggio
di Witwer diventa un cattolico osservante, una caratterizzazione
che rinforza senza contraddire quella del racconto, e si fa riferimento
a un culto religioso che onora la “trinità” costituita
dai precog), mentre la tematica politica lascia il posto a quella
più intimista (in questo caso, rispetto alla banale gelosia
che il protagonista prova per la moglie, Spielberg opta per un rapporto
più complesso, introducendo il personaggio di un figlio inesistente
nel racconto di Dick). Come già per Blade Runner,
questa versione filmica tradisce spirito e trama dell’opera
originale, ma la sua coerenza (visiva e tematica) e la sua complessità
la fa risultare comunque un’opera straordinaria, e ogni accusa
che ribadisca questa mancanza di fedeltà tradisce solo la
mancanza di comprensione degli intenti di Spielberg.
A una solida parte visiva non fa però contrappunto un’altrettanto
solida trama, e qui di seguito, AVVERTENDO CHE RIVELEREMO IMPORTANTI
COLPI DI SCENA DEL FILM, faremo notare i più clamorosi errori
di logica della sceneggiatura.
Il più grosso riguarda proprio il nocciolo della trama: i
membri della Precrimine vedono con sfavore la possibilità
di estendere il sistema a livello nazionale...ma quali mutanti dovrebbero
essere utilizzati per questo scopo? La scienziata che ha condotto
le ricerche sui mutanti e che Anderton incontra in una surreale
serra, rivela che non esistono altri mutanti potenti come Agatha.
Dovrebbero allora essere usati gli stessi tre mutanti che si occupano
del territorio di New York, ma ci viene detto esplicitamente che
i loro poteri hanno un raggio di 200 km. Però l’addetto
alla cura dei mutanti rivela che i poteri dei mutanti sono tenuti
sotto controllo da sedativi, e che quindi in realtà il loro
raggio d’azione dovrebbe essere potenzialmente illimitato.
Ma nel finale, Agatha e i due gemelli sono perfettamente coscienti,
non condizionati da droghe e non risentono affatto delle loro precognizioni.
Ricapitolando: il loro potere non sarebbe stato sufficiente a coprire
l’intera area degli USA, e sappiamo che non ci sono altri
mutanti così potenti. In definitiva l’omicidio di Lamar
Burgess è completamente inutile.
Atro particolare: gli occhi di Anderton. Come è possibile
che gli occhi di colui che è diventato un ricercato, e in
seguito un detenuto, abilitino ancora all’ingresso in quello
che in teoria è il posto più protetto del pianeta
(non così protetto, se Cruise vi penetra facilmente grazie
a un travestimento che lo lascia in realtà riconoscibilissimo)?
Inoltre se anche nel peggiore dei polizieschi i primi luoghi a venire
controllati sono le case dei familiari, perché non viene
fatto immediatamente anche nel futuro di Minority Report?
©
Adriano Barone 2002 - per gentile concessione dell'autore
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