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MIKE MIGNOLA E H.P. LOVECRAFT
di Paolo Ferrara
I suoi esordi non sono diversi da quelli di tanti altri disegnatori
americani: supereroi, supereroi, ancora supereroi. E anche il
suo stile, per quanto già con venature personali, è
piuttosto classico. Poi lautore comincia a crescere cullato
da DC e da Marvel, si evolve e comincia a diventare sempre più
personale, mentre gli embrioni di quello che diventerà
il suo inconfondibile stile sbocciano qua e là. La sua
personalità comincia ad emergere in lavori come la graphic
novel Dottor Doom e Dottor Strange (pubblicato
in Italia nella serie Play Special, edizioni Play Press), la
miniserie Il Mondo di Kripton (in tandem con John
Byrne, in Italia su DC Collection, sempre Play) e, forse
uno dei lavori miglior del periodo, la miniserie Cosmic Odissey
(con testi, splendidi, di Jim Starlin, ancora in Italia grazie
a Play, su Play Saga).
A questo punto lautore comincia ad affrontare lavori daltro
genere, come Fafhrd & The Grey Mouser, trasposizione
a fumetti dai personaggi letterari di Fritz Lieber (e
indovinate un po di chi è la pubblicazione italiana?
Ok, avete vinto un lecca-lecca: Play Press, su 3 numeri di Play
Extra) e Dracula, trasposizione a fumetti del Bram
Stokers Dracula cinematografico ad opera di Francis
Ford Coppola (in Italia per
Star Comics, almeno stavolta,
su I libri di Hyperion 1, praticamente esaurito).
Gotico
come la sua passione, essenziale e incisivo, tagliato e quasi
geometrico, il disegno di Mignola è incredibilmente datmosfera.
A
questo punto si cominciano a capire alcune cose su Mike Mignola:
sicuramente ama le atmosfere orrorifiche raffinate, le ambientazioni
vittoriane, le storie di culti segreti e i tentacoli. Tutti
temi che ha fatto suoi nel suo segno grafico. È ovvio
quindi che deve amare molto la letteratura gotica. Ancora più
ovvio è che una delle sue passioni sia il buon vecchio
Howard Philip Lovecraft di Providence.
Lo stile chiave di Mignola esplode in tutta la sua violenza
nella sua prima opera a solo (o quasi. Insicuro del suo primo
lavoro di scrittura si fa aiutare nella realizzazione dei dialoghi
da quella testa matta di John Byrne) ovvero Hellboy, nata nellelitario
gruppo di Legend, per leditrice americana Dark Horse.
La linea Legend, il cui simbolino è una testa
Mohai dellisola di Pasqua, nasce come piccola spiaggia
che lega a sé un gruppo di autori offrendogli pieno possesso
dei propri personaggi nonostante fossero alle più tranquille
(rispetto ad un autoproduzione) dipendenze di una casa editrice
(Marvel e DC mantenevano il possesso di qualunque personaggio
inventato sotto il proprio marchio, decretando una fuga di autori
e la nascita di realtà come lImage Comics). Il
gruppo che costituisce Legend è da pelle doca,
e i personaggi e le serie create tra le più amate dal
pubblico e dalla critica dellultimo decennio: Frank
Miller con il suo Sin City, Paul Chadwick
con Concrete, Arthur Adams con il suo Monkey
Man & OBrian (il meno amato perché meno
prolifico), Mike Allred con il suo Madman e, appunto,
il nostro Mignola con il suo Hellboy.
Ed ecco che arriviamo a noi: con Hellboy il nostro caro ex disegnatore
di supereroi da fondo a tutte le sue passioni, sia nella trama
che nel segno.
Gotico come la sua passione, essenziale e incisivo, tagliato
e quasi geometrico, il disegno di Mignola è incredibilmente
datmosfera. Atmosfere che le trame non temono di rovinare.
Se ancora vi sfiorasse qualche dubbio sulla sua passione per
Lovercraft vi basterebbe prendere in mano uno qualunque dei
volumi stampati in Italia da Magic Press (ma la prima
edizione italiana di Hellboy è su rivista, prima in
4 numeri di Legend di Comic Art con la prima miniserie, poi
con altre storie brevi su alcuni numeri del Corvo Presenta,
sempre Magic Press) per dissiparli: storie che camminano su
di un filo di inquietudine, segreti innominati e abomini,
uomini pesce (uno dei compagni, o meglio collega, di Hellboy
è un uomo pesce), tentacoli in ogni dove, libri malefici,
sacerdoti pazzi, investigatori dellocculto. Tutto questo
sono le avventure di Hellboy, il cui logo (una mano stilizzata
che stringe lelsa di una spada)dichiara appunto come
il più grande investigatore dellocculto. Forse
il fatto di essere lui stesso un essere occulto, un demone
per essere precisi, potrebbe anche dargli un leggero vantaggio..
solo un sottile, sottilissima vena di humor, screziata di
cinismo, separa Mignola da Lovercraft.
Il
nostro arcano autore non si è però solo decdicato
ad Hellboy. In realtà un po lento realizza costantemente
illustrazioni e copertine in ogni dove (anche i grandi hanno
bisogno di mangiare), sempre eccezionali, ha curato qualche
meeting del suo rosso personaggio (Hellboy ha incontrato parecchi
supereroi, in un caso in una storia disegnata dallo stesso
Mignola dove si vede contrapposto a Batman, ma è quasi
un cameo, e Starman, nel volumetto italiano Hellboy/Batman/Starman
ad opera di Play Press), ha realizzato le copertine delledizione
americana di Dylan Dog (impressionanti), si è
cimentato con gli Aliens (in un ottimo volumetto dal
titolo Salvation dove si è ritrovato in tandem
con Dave Gibbons e Kevin Knowlan, edito dalla
defunta Phoenix) e si è cimentato nella scrittura di
qualche fumetto qui e lì.
La cosa buffa è che pare abbia la tendenza ad utilizzare
disegnatori che sono suoi epigoni. Velleità dartista?
Chissà. Due lavori in particolare sono degni di nota:
Zombie World volume 1 (anche questo edito dalla defunta
Phoenix) dove Mignola lascia libera la sua vena umoristica
senza però rinunciare alle trame ancestral-gotiche
e il recente (almeno in Italia) Batman: La maledizione
di Gotham, miniserie Elseword pubblicata in Italia
in un unico volume (ancora una volta da Play Press). Questultima
è la prova finale: gli Elseword sono storie ipotetiche
dove supereroi com Superman, Batman & Company vengono
trasportati in una diversa realtà, magari per confrontarsi
con personaggi fantastici come Dracula, Frankenstein, o con
eventi storici. Insomma, sono racconti dove diventano degli
attori utilizzati in un contesto completamente diverso da
quello che gli è più consono. In questo caso
Mignola non fa altro che utilizzare il cast di Batman, da
tutti e tre i Robin a Due Facce, dal commissario Gordon al
Pinguino e via dicendo, per realizzare una storia che è
Lovecraft allo stato puro. Sembra quasi che il presupposto
della storia sia: cosa avrebbe realizzato il nostro H.P. se
avesse scritto un racconto di Batman?
Vi assicuro che la risposta di Mignola è assolutamente
convincente. Vi basterà addentrarvi nei segreti di
una Gotham assolutamente vittoriana, tra innominabili divinità
tentacolari venute dallo spazio, inquietanti adepti al limite
del posseduto e libri la cui lettura potrebbe maledirvi, per
sentirvi tra le pagine dello scrittore di Providence, fino
ad instillarvi un nuovo dubbio
che Mignola ne sia la
reincarnazione?
©
2001 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
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