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immagini riprodotte nella pagina © Mike Mignola 2010

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Mike Mignola e H.P. Lovecraft
ottobre 2003

articolo di Paolo Ferrara

I suoi esordi non sono diversi da quelli di tanti altri disegnatori americani: supereroi, supereroi, ancora supereroi. E anche il suo stile, per quanto già con venature personali, è piuttosto classico. Poi l’autore comincia a crescere cullato da DC e da Marvel, si evolve e comincia a diventare sempre più personale, mentre gli embrioni di quello che diventerà il suo inconfondibile stile sbocciano qua e là. La sua personalità comincia ad emergere in lavori come la graphic novel Dottor Doom e Dottor Strange (pubblicato in Italia nella serie Play Special, edizioni Play Press), la miniserie Il Mondo di Kripton (in tandem con John Byrne, in Italia su DC Collection, sempre Play) e, forse uno dei lavori miglior idel periodo, la miniserie Cosmic Odissey (con testi, splendidi, di Jim Starlin, ancora in Italia grazie a Play, su Play Saga).
A questo punto l’autore comincia ad affrontare lavori d’altro genere, come Fafhrd & The Grey Mouser, trasposizione a fumetti dai personaggi letterari di Fritz Lieber (e indovinate un po’ di chi è la pubblicazione italiana? Ok, avete vinto un lecca-lecca: Play Press, su 3 numeri di Play Extra) e Dracula, trasposizione a fumetti del Bram Stoker’s Dracula cinematografico ad opera di Francis Ford Coppola (in Italia per…Star Comics, almeno stavolta, su I libri di Hyperion 1, praticamente esaurito). A questo punto si cominciano a capire alcune cose su Mike Mignola: sicuramente ama le atmosfere orrorifiche raffinate, le ambientazioni vittoriane, le storie di culti segreti e i tentacoli. Tutti temi che ha fatto suoi nel suo segno grafico. È ovvio quindi che deve amare molto la letteratura gotica. Ancora più ovvio è che una delle sue passioni sia il buon vecchio Howard Philip Lovecraft di Providence.
Lo stile chiave di Mignola esplode in tutta la sua violenza nella sua prima opera a solo (o quasi. Insicuro del suo primo lavoro di scrittura si fa aiutare nella realizzazione dei dialoghi da quella testa matta di John Byrne) ovvero Hellboy, nata nell’elitario gruppo di Legend, per l’editrice americana Dark Horse. La linea Legend, il cui simbolino è una testa Mohai dell’isola di Pasqua, nasce come piccola spiaggia che lega a sé un gruppo di autori offrendogli pieno possesso dei propri personaggi nonostante fossero alle più tranquille (rispetto ad un autoproduzione) dipendenze di una casa editrice (Marvel e DC mantenevano il possesso di qualunque personaggio inventato sotto il proprio marchio, decretando una fuga di autori e la nascita di realtà come l’Image Comics). Il gruppo che costituisce Legend è da pelle d’oca, e i personaggi e le serie create tra le più amate dal pubblico e dalla critica dell’ultimo decennio: Frank Miller con il suo Sin City, Paul Chadwick con Concrete, Arthur Adams con il suo Monkey Man & O’Brian (il meno amato perché meno prolifico), Mike Allred con il suo Madman e, appunto, il nostro Mignola con il suo Hellboy.
Ed ecco che arriviamo a noi: con Hellboy il nostro caro ex disegnatore di supereroi da fondo a tutte le sue passioni, sia nella trama che nel segno.
Gotico come la sua passione, essenziale e incisivo, tagliato e quasi geometrico, il disegno di Mignola è incredibilmente d’atmosfera. Atmosfere che le trame non temono di rovinare. Se ancora vi sfiorasse qualche dubbio sulla sua passione per Lovercraft vi basterebbe prendere in mano uno qualunque dei volumi stampati in Italia da Magic Press (ma la prima edizione italiana di Hellboy è su rivista, prima in 4 numeri di Legend di Comic Art con la prima miniserie, poi con altre storie brevi su alcuni numeri del Corvo Presenta, sempre Magic Press) per dissiparli: storie che camminano su di un filo di inquietudine, segreti innominati e abomini, uomini pesce (uno dei compagni, o meglio collega, di Hellboy è un uomo pesce), tentacoli in ogni dove, libri malefici, sacerdoti pazzi, investigatori dell’occulto. Tutto questo sono le avventure di Hellboy, il cui logo (una mano stilizzata che stringe l’elsa di una spada)dichiara appunto come il più grande investigatore dell’occulto. Forse il fatto di essere lui stesso un essere occulto, un demone per essere precisi, potrebbe anche dargli un leggero vantaggio.. .solo una sottile, sottilissima vena di humor, screziata di cinismo, separa Mignola da Lovercraft.
Il nostro arcano autore non si è però solo decdicato ad Hellboy. In realtà un po’ lento realizza costantemente illustrazioni e copertine in ogni dove (anche i grandi hanno bisogno di mangiare), sempre eccezionali, ha curato qualche meeting del suo rosso personaggio (Hellboy ha incontrato parecchi supereroi, in un caso in una storia disegnata dallo stesso Mignola dove si vede contrapposto a Batman, ma è quasi un cameo, e Starman, nel volumetto italiano Hellboy/Batman/Starman ad opera di Play Press), ha realizzato le copertine dell’edizione americana di Dylan Dog (impressionanti), si è cimentato con gli Aliens (in un ottimo volumetto dal titolo Salvation, dove si è ritrovato in tandem con Dave Gibbons e Kevin Knowlan, edito dalla defunta Phoenix) e si è cimentato nella scrittura di qualche fumetto qui e lì.
La cosa buffa è che pare abbia la tendenza ad utilizzare disegnatori che sono suoi epigoni. Velleità d’artista? Chissà. Due lavori in particolare sono degni di nota: Zombie World volume 1 (anche questo edito dalla defunta Phoenix) dove Mignola lascia libera la sua vena umoristica senza però rinunciare alle trame ancestral-gotiche e il recente (almeno in Italia) Batman: La maledizione di Gotham, miniserie Elseword pubblicata in Italia in un unico volume (ancora una volta da Play Press). Quest’ultima è la prova finale: gli Elseword sono storie ipotetiche dove supereroi com Superman, Batman & Company vengono trasportati in una diversa realtà, magari per confrontarsi con personaggi fantastici come Dracula, Frankenstein, o con eventi storici. Insomma, sono racconti dove diventano degli attori utilizzati in un contesto completamente diverso da quello che gli è più consono. In questo caso Mignola non fa altro che utilizzare il cast di Batman, da tutti e tre i Robin a Due Facce, dal commissario Gordon al Pinguino e via dicendo, per realizzare una storia che è Lovecraft allo stato puro. Sembra quasi che il presupposto della storia sia: cosa avrebbe realizzato il nostro H.P. se avesse scritto un racconto di Batman?
Vi assicuro che la risposta di Mignola è assolutamente convincente. Vi basterà addentrarvi nei segreti di una Gotham assolutamente vittoriana, tra innominabili divinità tentacolari venute dallo spazio, inquietanti adepti al limite del posseduto e libri la cui lettura potrebbe maledirvi, per sentirvi tra le pagine dello scrittore di Providence, fino ad instillarvi un nuovo dubbio…che Mignola ne sia la reincarnazione?