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di Fritz Lang
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ad Akira
STRANI OGGETTI: BACK ISSUES
In questa rubrica abbiamo già parlato di:
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Soccer
Little Nicky
Unbreakable
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METROPOLIS Regia: RINTARO; Sceneggiatura: KATSUHIRO OTOMO (basato
sul manga omonimo di OSAMU TEZUKA) ; Character Design: YASUHIRO
NAKURA; CG Art Director: SHUICHI HIRATA; CG Technical Director:
TSUNEO MAEDA; Animazioni: STUDIO MADHOUSE; Musiche: TOSHIYUKI HONDA;
Produzione: © 2001 Metropolis Committee/Tezuka Productions/Studio
Madhouse; edizione occidentale Columbia/Tristar Pictures;
Durata: 100 minuti ca.
Del
misterioso mondo della distribuzione italiana, si sa, non bisogna
meravigliarsi troppo. Per quanto per motivazioni poco comprensibili,
non è così raro che alcuni film arrivino in alcune
sale italiane quasi di nascosto, sottobanco, con la pubblicità
al minimo indispensabile (o a volte praticamente assente).
Vittime particolareggiate di questo bizzarro pudore sono i film
danimazione di origine nipponica, che in questi ultimi anni
tornano a visitare le nostre sale dopo un gap di quasi ventanni
dai tempi di Akira.
Dopo Princess Mononoke, ecco infatti in questi giorni spuntare
magicamente in qualche sala italiana (mi raccomando occhi bene aperti
per strada alla ricerca di cartelloni e sulle pagine dei giornali)
Metropolis, recentissimo colossal di animazione.
I nomi legati al film sono quelli capaci di far impallidire ogni
appassionato: la storia è tratta da un manga di Osamu
Tezuka, lo screenplay è opera di Katsuiro Otomo
(autore appunto di quellAkira che sconvolse le sale italiane
circa venti anni fa) e la regia di Rintaro, regista culto
e non solo nel campo dellanimazione.
Il titolo non è un richiamo casuale: Tezuka realizzò
il suo manga ispirandosi al Metropolis di Friz Lang.
Le differenze sono sostanziali, ma i rimandi e le atmosfere ne sono
un parto diretto.
Alcuni personaggi chiave sono lesatta rilettura di quelli
di Lang: lo scienziato e landroide Tima ricordano direttamente
Rotwang e la sua creazione, il Duca Red e il figlio adottivo Rock
richiamano il padrone di Metropolis e suo figlio. Ma la chiave di
lettura e dinterpretazione è completamente diversa.
I personaggi hanno ben altre motivazioni a muoverli, e ben altre
sono le direzioni che intraprendono.
Immane commistione tra animazione tradizionale e computer graphic,
limmensa Metropolis vive e pulsa su quattro diversi livelli.
Come ormai standard narrativo nella fantascienza, lopulento
livello superiore vive sulle spalle e a discapito dei livelli inferiori.
Nei livelli più bassi gli uomini ormai inutili, sostituiti
dai robot, nel più basso, cuore energetico e fornace della
città, i robot.
Il rapporto uomo-robot è al centro delle vicende, in una
chiave che richiama la fantascienza di Asimov e che si dipana lungo
dubbi di natura filosofica.
Il film è piuttosto lineare nonostante il risultato sia comunque
piuttosto complesso a causa di una serie di passaggi volutamente
criptici e insoluti (tra laltro si ricordi che il manga di
Tezuka è unopera incompleta).
Lento e misurato, anche nei momenti di maggior azione, il film scorre
su di un ritmo tutto suo, dilatato, quasi immerso nellacqua.
Spettacolare tutto limpianto della computer graphic, strabordante
e incredibile. Mezzi, panoramiche e meccanismi immensi che si diramano
e dipanano in grovigli arcaici. Impressionanti ingranaggi e scenografie,
mezzi volanti immensi, architetture titaniche che corrono e pullulano
di vita.
Immagini che incantano e sbalordiscono.
Il film non resta immune allintervento di Otomo: un ombra
di Akira aleggia e rimanda in molte scene (vedi soprattutto la fase
finale del film).
La regia gioca con le inquadrature, con le dissolvenze, i passaggi
incrociati. Tutto per mantenere costante questatmosfera retrò
e questo mondo sospeso. Imperdibili le evoluzioni circolari che
Rintaro ci regala sulle sparatorie o le brusche e stordenti zoomate
che movimentano emozionalmente lo spettatore.
Per sottolineare ancora di più il tutto la colonna sonora,
splendida, con pezzi originali (come I cant stop loving
you, in uno degli accostamenti più bizzarri che si
potessero realizzare) e non, tutti di atmosfera inizio secolo, con
spunti di blues e ritmi incalzanti, in un rapporto che si fa a volte
allantitesi con ila situazione in scena in un risultato inaspettato
ma affascinante.
Per quanto la grafica dei personaggi ci troviamo davanti a tutti
i cliché di Tezuka, grotteschi e caricaturali. Nasi, baffi
e barbe abnormi, uomini corpulenti o longilinei.
Nellaspetto generale degli esseri umani si nota una certa
consistenza degli arti, leggermente ingrossati e da un idea gommosa
(ricordano vagamente quelli di Braccio di Ferro) che abbinati ad
una splendida e fluida animazione offrono un effetto visivo molto
piacevole.
In definitiva Metropolis è una grande macchina di immagini
e sequenze incredibili da ammirare e divorare con gli occhi. Risulterà
molto più complesso sentirsi coinvolti dalla trama, che rimonta
insieme molti classici cliché della fantascienza, ma in una
chiave di lettura forse un po criptica e distante dalla nostra
che meriterebbe un minimo di abitudine per essere fruita (in molti
hanno avuto problemi nella comprensione di film come Akira, ma non
certo per stupidità.). Insomma un film che non piacerà
a tutti ma che merita sicuramente il passaggio cinematografico,
sperando che per i prossimi film danimazione giapponese si
riservi un minimo dattenzione in più, tanto per permettere
una visione più meritevole e un panorama che offra una scelta
più ampia.
©
2002 Paolo Ferrara - per gentile concessione dell'autore
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